Contratto M5s-Lega, su flat tax e cancellazione del debito Bce si smaschera il no all'euro
Roberto Perotti , di ROBERTO PEROTTIIl programma di governo riflette il Dna dei due contraenti e il fatto che se ne discuta alla luce del sole è un passo avanti. Ma a preoccupare sono due temi: la proposta leghista, alla quale i 5 stelle si sono accodati, dell'aliquota fissa che ci costerebbe 66 miliardi all'anno; e l'idea di azzerare i 250 miliardi di titoli di Stato, che in realtà sono in capo a Bankitalia
C'è un aspetto positivo nelle trattative per il governo: la discussione verte su questioni concrete in modo abbastanza trasparente. Per chi si ricorda le trattative della prima repubblica, in cui si discuteva per giorni di distribuzione delle poltrone e pochissimo di programmi, è un passo avanti.
La riforma della legge Fornero è inevitabile e non dovrebbe sorprendere nessuno: era il punto principale del programma di entrambi i partiti, ed ha un mandato popolare forte. Così come era prevedibile che un governo Lega-M5S intendesse aumentare il disavanzo di bilancio. Ci sarà da stupirsi se il disavanzo rimarrà sotto il 3% (una cifra trapelata in questi giorni), dall'1,5 attuale: il costo di tutte le proposte della bozza è ben maggiore dell1,5 percento del Pil.
Le vere fonti di preoccupazioni emerse in questi giorni sono due, pi&ug…
La riforma della legge Fornero è inevitabile e non dovrebbe sorprendere nessuno: era il punto principale del programma di entrambi i partiti, ed ha un mandato popolare forte. Così come era prevedibile che un governo Lega-M5S intendesse aumentare il disavanzo di bilancio. Ci sarà da stupirsi se il disavanzo rimarrà sotto il 3% (una cifra trapelata in questi giorni), dall'1,5 attuale: il costo di tutte le proposte della bozza è ben maggiore dell1,5 percento del Pil.
Le vere fonti di preoccupazioni emerse in questi giorni sono due, pi&ug…
C'è un aspetto positivo nelle trattative per il governo: la discussione verte su questioni concrete in modo abbastanza trasparente. Per chi si ricorda le trattative della prima repubblica, in cui si discuteva per giorni di distribuzione delle poltrone e pochissimo di programmi, è un passo avanti.
La riforma della legge Fornero è inevitabile e non dovrebbe sorprendere nessuno: era il punto principale del programma di entrambi i partiti, ed ha un mandato popolare forte. Così come era prevedibile che un governo Lega-M5S intendesse aumentare il disavanzo di bilancio. Ci sarà da stupirsi se il disavanzo rimarrà sotto il 3% (una cifra trapelata in questi giorni), dall'1,5 attuale: il costo di tutte le proposte della bozza è ben maggiore dell1,5 percento del Pil.
Le vere fonti di preoccupazioni emerse in questi giorni sono due, più per ciò che segnalano sulle capacità dei due partiti che per il contenuto effettivo: la flat tax e la proposta di cancellare 250 miliardi di debito pubblico. La proposta originaria della Lega costa 66 miliardi, circa il 4% del Pil. La Lega continua a sostenere che questa cifra verrebbe finanziata dai maggiori incassi fiscali conseguenti all'esplosione del Pil che la flat tax genererebbe; dall'emersione del nero; e ora anche dalla pace fiscale (un condono dei debiti con il fisco). Tutte scommesse rischiosissime, senza alcun fondamento concreto. In ogni caso, solo chi vive in un mondo parallelo può pensare che questi effetti, se presenti, si avverino subito: ci vorranno anni. Nel frattempo si accumulerebbe un buco pari al 4% del Pil ogni anno.
Fortunatamente di fronte alla realtà Lega e M5S sembrano orientarsi verso una attuazione soft. Per esempio applicare l'aliquota unica solo ai redditi in eccesso rispetto a quelli dell'anno scorso, una proposta trapelata in questi giorni. Quindi due individui con lo stesso reddito pagherebbero tasse diverse a seconda che il reddito sia in aumento o in diminuzione rispetto all'anno scorso. Sospetto che la Corte Costituzionale avrebbe qualcosa da ridire, e, una volta tanto, per motivi fondati. Ma soprattutto, con questa proposta le aliquote effettive, anziché diminuire, raddoppierebbero, da 5 a 10! Se vera, è una delle proposte più balzane degli ultimi anni; purtroppo non sono affatto sicuro che tutti i partecipanti al tavolo fossero consapevoli di quanto balzana fosse.
La seconda, e maggiore, fonte di preoccupazione è la proposta di cancellare 250 miliardi di titoli di stato italiani detenuti dall'Eurosistema (l'insieme della Banca Centrale Europea e delle banche centrali nazionali). Benché scomparsa dalle bozze più recenti, preoccupa che qualcuno abbia potuto seriamente pensarla per più di un nanosecondo. È un indizio che molte persone sedute a quel tavolo vivono in Fantasyland. Non è sorprendente che abbia fatto cadere la borsa di oltre il 2%.
Come si può seriamente pensare che il resto d'Europa decida di regalare il 15% del Pil a un altro paese? Quando la Grecia fu salvata nel 2010 e nel 2012, nel mezzo della recessione più drammatica di tutto il dopoguerra europeo, i paesi europei, singolarmente o tramite la Bce e il fondo salvastati, comprarono circa 100 miliardi di titoli greci, ma imposero condizioni enormemente onerose, in pratica commissionarono il paese. Il resto d'Europa dovrebbe invece regalare all'Italia una cifra ben superiore, senza alcuna condizione?
La proposta è ora stata sostituita da quella di non contabilizzare nel rapporto debito pubblico / Pil il debito pubblico di tutti i paesi detenuti dall'Eurosistema: circa 2.000 miliardi di euro. È una differenza largamente semantica: l'Eurosistema sarebbe probabilmente costretto a contabilizzare questi titoli a 0 nel proprio bilancio. Avrebbe quindi un capitale negativo per circa 2.000 miliardi. Tecnicamente questo è possibile, nei fatti è una proposta irricevibile per tutti i paesi europei: quando la Grecia fece un default parziale nel 2012, la Bce inistette per evitare una perdita di pochi miliardi ed essere ripagata in pieno, unica tra tutti i creditori.
Ma sospetto che il vero scopo della proposta (per quanto espresso in maniera confusa) sia di mostrare che se una banca centrale compra e poi annulla i titoli di stato in portafoglio non succede niente, un cavallo di battaglia dei no-euro e dei sostenitori della monetizzazione dei disavanzi di bilancio. Qui sta il punto: alla base di tutto questo c'è sempre l'antieurismo di fondo, l'unico vero collante del M5S e della Lega, per i quali basta uscire dall'euro e fare stampare moneta alla Banca d'Italia per risolvere quasi tutti i nostri problemi. Perfettamente legittimo, così come è legittimo discuterne e perfino, a mio avviso, sottoporre la questione alla volontà popolare: non vedo perché l'euro debba essere l'unico taboo rimasto nella nostra società. Ma proprio per questo è importante essere chiari e giocare a carte scoperte, invece che lanciare proposte che attrarrebbero il ridicolo, prima ancora che la disapprovazione, da tutta Europa.
roberto.perotti@unibocconi.it
La riforma della legge Fornero è inevitabile e non dovrebbe sorprendere nessuno: era il punto principale del programma di entrambi i partiti, ed ha un mandato popolare forte. Così come era prevedibile che un governo Lega-M5S intendesse aumentare il disavanzo di bilancio. Ci sarà da stupirsi se il disavanzo rimarrà sotto il 3% (una cifra trapelata in questi giorni), dall'1,5 attuale: il costo di tutte le proposte della bozza è ben maggiore dell1,5 percento del Pil.
Le vere fonti di preoccupazioni emerse in questi giorni sono due, più per ciò che segnalano sulle capacità dei due partiti che per il contenuto effettivo: la flat tax e la proposta di cancellare 250 miliardi di debito pubblico. La proposta originaria della Lega costa 66 miliardi, circa il 4% del Pil. La Lega continua a sostenere che questa cifra verrebbe finanziata dai maggiori incassi fiscali conseguenti all'esplosione del Pil che la flat tax genererebbe; dall'emersione del nero; e ora anche dalla pace fiscale (un condono dei debiti con il fisco). Tutte scommesse rischiosissime, senza alcun fondamento concreto. In ogni caso, solo chi vive in un mondo parallelo può pensare che questi effetti, se presenti, si avverino subito: ci vorranno anni. Nel frattempo si accumulerebbe un buco pari al 4% del Pil ogni anno.
Fortunatamente di fronte alla realtà Lega e M5S sembrano orientarsi verso una attuazione soft. Per esempio applicare l'aliquota unica solo ai redditi in eccesso rispetto a quelli dell'anno scorso, una proposta trapelata in questi giorni. Quindi due individui con lo stesso reddito pagherebbero tasse diverse a seconda che il reddito sia in aumento o in diminuzione rispetto all'anno scorso. Sospetto che la Corte Costituzionale avrebbe qualcosa da ridire, e, una volta tanto, per motivi fondati. Ma soprattutto, con questa proposta le aliquote effettive, anziché diminuire, raddoppierebbero, da 5 a 10! Se vera, è una delle proposte più balzane degli ultimi anni; purtroppo non sono affatto sicuro che tutti i partecipanti al tavolo fossero consapevoli di quanto balzana fosse.
La seconda, e maggiore, fonte di preoccupazione è la proposta di cancellare 250 miliardi di titoli di stato italiani detenuti dall'Eurosistema (l'insieme della Banca Centrale Europea e delle banche centrali nazionali). Benché scomparsa dalle bozze più recenti, preoccupa che qualcuno abbia potuto seriamente pensarla per più di un nanosecondo. È un indizio che molte persone sedute a quel tavolo vivono in Fantasyland. Non è sorprendente che abbia fatto cadere la borsa di oltre il 2%.
Come si può seriamente pensare che il resto d'Europa decida di regalare il 15% del Pil a un altro paese? Quando la Grecia fu salvata nel 2010 e nel 2012, nel mezzo della recessione più drammatica di tutto il dopoguerra europeo, i paesi europei, singolarmente o tramite la Bce e il fondo salvastati, comprarono circa 100 miliardi di titoli greci, ma imposero condizioni enormemente onerose, in pratica commissionarono il paese. Il resto d'Europa dovrebbe invece regalare all'Italia una cifra ben superiore, senza alcuna condizione?
La proposta è ora stata sostituita da quella di non contabilizzare nel rapporto debito pubblico / Pil il debito pubblico di tutti i paesi detenuti dall'Eurosistema: circa 2.000 miliardi di euro. È una differenza largamente semantica: l'Eurosistema sarebbe probabilmente costretto a contabilizzare questi titoli a 0 nel proprio bilancio. Avrebbe quindi un capitale negativo per circa 2.000 miliardi. Tecnicamente questo è possibile, nei fatti è una proposta irricevibile per tutti i paesi europei: quando la Grecia fece un default parziale nel 2012, la Bce inistette per evitare una perdita di pochi miliardi ed essere ripagata in pieno, unica tra tutti i creditori.
Ma sospetto che il vero scopo della proposta (per quanto espresso in maniera confusa) sia di mostrare che se una banca centrale compra e poi annulla i titoli di stato in portafoglio non succede niente, un cavallo di battaglia dei no-euro e dei sostenitori della monetizzazione dei disavanzi di bilancio. Qui sta il punto: alla base di tutto questo c'è sempre l'antieurismo di fondo, l'unico vero collante del M5S e della Lega, per i quali basta uscire dall'euro e fare stampare moneta alla Banca d'Italia per risolvere quasi tutti i nostri problemi. Perfettamente legittimo, così come è legittimo discuterne e perfino, a mio avviso, sottoporre la questione alla volontà popolare: non vedo perché l'euro debba essere l'unico taboo rimasto nella nostra società. Ma proprio per questo è importante essere chiari e giocare a carte scoperte, invece che lanciare proposte che attrarrebbero il ridicolo, prima ancora che la disapprovazione, da tutta Europa.
roberto.perotti@unibocconi.it