Vite, fico e noce d’altri tempi nell’eden dei frutti perduti
Fabio Marzano
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di FABIO MARZANO
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Clonati e piantati crescono a Bologna 15 discendenti di alberi da frutto monumentali. Con un ”intruso”: lo storico cipresso di San Francesco
Aggiornato 2 minuti di lettura
Sulla vite del Mantonico di Bianco, un'uva della Locride già conosciuta nella Magna Grecia, sono cresciuti i primi grappoli. Chissà, in autunno potrebbe esserci la prima vendemmia. Sarebbe un raccolto straordinario. La pianta è l'unica erede di un esemplare centenario che vive solitario in Calabria e oggi ha trovato nuova linfa nel "Giardino dei frutti dimenticati" che sarà inaugurato martedì prossimo a Bologna all'interno di FICO, la Fabbrica italiana contadina di Oscar Farinetti, in occasione della giornata mondiale della biodiversità.
Il fico di Cavana Si trova vicino a Parma, la sua chioma copre 300 metri quadri. Ha 100 anni. A destra il suo clone
Il giardino ha le misure di un piccolo orto di campagna ma è un cenacolo di rarità vegetali, una banca della diversità botanica. In 350 metri quadrati sono riun…!-->!-->
Sulla vite del Mantonico di Bianco, un'uva della Locride già conosciuta nella Magna Grecia, sono cresciuti i primi grappoli. Chissà, in autunno potrebbe esserci la prima vendemmia. Sarebbe un raccolto straordinario. La pianta è l'unica erede di un esemplare centenario che vive solitario in Calabria e oggi ha trovato nuova linfa nel "Giardino dei frutti dimenticati" che sarà inaugurato martedì prossimo a Bologna all'interno di FICO, la Fabbrica italiana contadina di Oscar Farinetti, in occasione della giornata mondiale della biodiversità.
Il fico di Cavana Si trova vicino a Parma, la sua chioma copre 300 metri quadri. Ha 100 anni. A destra il suo clone
Il giardino ha le misure di un piccolo orto di campagna ma è un cenacolo di rarità vegetali, una banca della diversità botanica. In 350 metri quadrati sono riuniti i quindici discendenti delle più importanti piante monumentali da frutto italiane. Come il fico di Cavana in provincia di Parma, che vanta una chioma di oltre 300 metri quadrati, e la vite di Taurasi in Campania che da sola produce oltre un quintale di uva. Sono tutti esemplari maestosi che, per gli acciacchi dell'età e le dimensioni elefantiache, non possono muoversi dal loro ambiente. Oggi avranno una seconda vita a Bologna nei loro gemelli, alberi duplicati a partire dal germoplasma originale, il corredo genetico di queste piante.
Una parte di questa Dynasty arborea, che oggi ha un'età media di tre anni, è stata donata dall'archivio nazionale dell'Associazione I patriarchi della natura e selezionata dall'Arpae, l'agenzia per la protezione ambientale dell'Emilia Romagna, in collaborazione con la Fondazione FICO.
La vite di Taurasi È in provincia di Avellino. Una pianta da sola produce oltre un quintale di mosto. Ha 200 anni. A destra il “gemello
"Con questo giardino si potranno salvaguardare frutti che rischiano di svanire entro quindici anni, quando molti dei nostri contadini più anziani saranno morti" spiega Sergio Guidi, responsabile dell'unità operativa sulla biodiversità dell'Arpae. "Ma alcune delle specie presenti nell'orto, oltre a essere un'importante memoria storica, sono quelle che chiamiamo le piante del futuro". Come il clone di un fico d'India della varietà longifoglia. Originario del Texas, estinto in natura, è stato recuperato da alcuni orti botanici in Sardegna. I frutti sono violacei e hanno un sapore simile a quello della pesca. "Questo genere di fico d'India è un'autentica provocazione climatica" continua Guidi. "Può sopravvivere in ambienti estremi come il deserto o la tundra artica: cresce senza acqua e resiste a temperature inferiori ai 20 gradi sotto zero".
Il fico d’India Longifoglia Questo fico d’India del Nuorese, in Sardegna, ormai viene recuperato solo da alcuni orti (a destra al FICO)
A fare compagnia al fico d'India estinto ci sarà anche una copia vivente del melo di Fondo, celebre pianta del Trentino morta ormai da qualche anno, e uno dei due figli dello storico cipresso di San Francesco di cui un altro clone è stato piantato nei giardini vaticani. Tra le piante monumentali ospitate nel giardino ci sono anche i duplicati del mandorlo di Padre Pio, un albero con un'età stimata di 300 anni, il gemello del centenario pero "pastore" della Basilicata e l'erede del noce più grande d'Italia che vive a Poggiodomo in Umbria e ha una circonferenza di oltre cinque metri.
Il cipresso di San Francesco Il maestoso albero legato al santo di Assisi si trova a Verucchio (Rimini). La sua età stimata è di oltre 800 anni
Al momento non si sa ancora che cosa sarà dei frutti di queste piante che, data la giovane età e un codice genetico da record, promettono raccolti da favola. "Si potrebbero produrre delle marmellate" conclude il responsabile biodiversità dell'Arpae. "Ma non escludo che i visitatori di FICO in un prossimo futuro possano assaggiarli per memorizzarne i sapori e richiederli poi al mercato e al mondo della produzione agricola. Solo a quel punto avremmo davvero salvato queste piante dall'estinzione".