Siena spiazzata dalla clausola giallo-verde su Mps: "Basta strapazzi dalla politica"
Maurizio Bologni , di MAURIZIO BOLOGNIL'economista: "Una banca che abbia una funzione sociale può avere un senso ma serve un piano serio". I grillini fuori dalle elezioni comunali: "Chi tocca il Monte muore"
In piazza Salimbeni, dove c'è la sede del Monte dai Paschi, il rombo delle Mille Miglie appena passata lascia il posto a un lamento sussurrato. "Così ci ammazzano, possiamo sbatterci quanto vogliamo, ma la Banca muore se la politica non smette di straparlare?", dice un impiegato dopo che il titolo in Borsa è scivolato, travolto dal "contratto" di Lega e Movimento Cinque Stelle e dagli incerti proponimenti sul futuro dell'istituto di credito. E' un coro mesto quello dei dipendenti. "Non c'è speranza, come la Banca rialza la testa, puntualmente c'è chi la ributta giù". Per tutti chiosa Federico Di Marcello, segretario Fisac Cgil del gruppo bancario. "I colleghi sono stanchi di essere strapazzati dalla politica, non vedono soluzione", dice il sindacalista. "Affrontano con determinazione i sacrifici di un piano lacrime e sangue, che ha comportato 1.800 uscite e ne prevede altre 3.000…
In piazza Salimbeni, dove c'è la sede del Monte dai Paschi, il rombo delle Mille Miglie appena passata lascia il posto a un lamento sussurrato. "Così ci ammazzano, possiamo sbatterci quanto vogliamo, ma la Banca muore se la politica non smette di straparlare?", dice un impiegato dopo che il titolo in Borsa è scivolato, travolto dal "contratto" di Lega e Movimento Cinque Stelle e dagli incerti proponimenti sul futuro dell'istituto di credito. E' un coro mesto quello dei dipendenti. "Non c'è speranza, come la Banca rialza la testa, puntualmente c'è chi la ributta giù". Per tutti chiosa Federico Di Marcello, segretario Fisac Cgil del gruppo bancario. "I colleghi sono stanchi di essere strapazzati dalla politica, non vedono soluzione", dice il sindacalista. "Affrontano con determinazione i sacrifici di un piano lacrime e sangue, che ha comportato 1.800 uscite e ne prevede altre 3.000, ulteriori 150 chiusure di sportelli su 600. Rischia di essere tutto inutile. In gioco c'è il futuro di 24mila famiglie. Bisognerebbe avere sempre in mente questo. L'ad Marco Morelli? Assurdo pensare di cambiare amministratore delegato ogni 18 mesi, alla Banca serve stabilità".
Quello dei bancari senesi è anche il sentimento di cittadini senesi, che lungo il corso della città si confondono ai turisti incantati da un'artista di strada mascherata da Trilli. "Quando si parla di società quotate in Borsa bisognerebbe prima accertarsi di avere la lingua collegata al cervello", sferza uno. E un altro: "Questi hanno chiacchierato troppo prima e parlano troppo ora". Stefano Bartolini, economista della felicità, docente alla facoltà di economia dell'università di Siena, va oltre le invettive e tenta un'analisi. "Pensare che in Italia ci possa essere spazio per una banca che abbia una funzione sociale, che sia al servizio dei territori e non irrigidita dall'obbligo della redditività ad ogni costo, può avere un senso", spiega il professore. "Ma ci vuole un piano serio, ben architettato e ben spiegato. Uscite pubbliche come quelle a cui abbiamo assistito in questi giorni sono invece imprudenti e ambigue, capaci solo di far fuggire gli investitori".
A Siena il 10 giugno ci sono le elezioni comunali. Nove candidati sindaci. Non c'è quello del Movimento Cinque Stelle. La lista messa in piedi dai grillini senesi, che avrebbe dovuto avere Luca Furiozzi come candidato sindaco, non ha ottenuto l'investitura del centro del movimento. "Ancora dobbiamo sapere dal Movimento perché non ha autorizzato la lista del nostro gruppo a Siena", dice Tommaso Pinassi, informatico all'università di Siena e coordinatore del Movimento Cinque Stelle in città dove siede in consiglio comunale con un altro esponente del gruppo pentastellato senese, Mauro Aurigi. "Piuttosto, a Siena circola una battuta: 'Chi tocca il Monte muore', si dice. E' toccato prima ai leader locali della Lega Maurizio Montigiani e Francesco Giusti, molto attivi su Mps e prontamente commissariati. Ora la scomunica tocca a noi, che pure abbiamo denunciato l'acquisizione Antonveneta e molto altro. C'è il sospetto che a Roma i vertici di Cinque Stelle e Lega vogliano avere mani libere su Mps. Ma io, a Roma, dico che quando si parla di Monte ci vuole cautela, bisogna pensare alle perdite di valore che si rischia di provocare e alle ricadute sociali e occupazionali".
La questione Mps è tornata al centro del confronto elettorale in vista delle comunali. "Le dichiarazioni rilasciate dall'onorevole Borghi sono state incaute, inadatte ed inopportune per chi aspira a guidare l'Italia", attacca il sindaco di Siena, Bruno Valentini, ricandidato dal Pd. "A Siena ci siamo stancati di questa sovraesposizione, ciò non toglie che siamo stati noi a chiedere la partecipazione pubblica all'azionariato Mps sia resa stabile". E su questo Valentini è in sintonia con il suo rivale Luigi De Mossi, sostenuto nella corsa a sindaco dal centro destra. "Ci opponiamo a qualunque vendita della Banca per evitare pericolose speculazioni", dice l'avvocato senese. Infine Pierluigi Piccini, sindaco di Siena del Pd negli anni Novanta, che torna a tentare di scalare palazzo pubblico sostenuto da liste civiche. "Se Bce, Ue ed Eba pensano che Mps può rimanere pubblico, a noi va bene, ma il contratto di grillini e Lega deve fare i conti con chi sta sopra".
Quello dei bancari senesi è anche il sentimento di cittadini senesi, che lungo il corso della città si confondono ai turisti incantati da un'artista di strada mascherata da Trilli. "Quando si parla di società quotate in Borsa bisognerebbe prima accertarsi di avere la lingua collegata al cervello", sferza uno. E un altro: "Questi hanno chiacchierato troppo prima e parlano troppo ora". Stefano Bartolini, economista della felicità, docente alla facoltà di economia dell'università di Siena, va oltre le invettive e tenta un'analisi. "Pensare che in Italia ci possa essere spazio per una banca che abbia una funzione sociale, che sia al servizio dei territori e non irrigidita dall'obbligo della redditività ad ogni costo, può avere un senso", spiega il professore. "Ma ci vuole un piano serio, ben architettato e ben spiegato. Uscite pubbliche come quelle a cui abbiamo assistito in questi giorni sono invece imprudenti e ambigue, capaci solo di far fuggire gli investitori".
A Siena il 10 giugno ci sono le elezioni comunali. Nove candidati sindaci. Non c'è quello del Movimento Cinque Stelle. La lista messa in piedi dai grillini senesi, che avrebbe dovuto avere Luca Furiozzi come candidato sindaco, non ha ottenuto l'investitura del centro del movimento. "Ancora dobbiamo sapere dal Movimento perché non ha autorizzato la lista del nostro gruppo a Siena", dice Tommaso Pinassi, informatico all'università di Siena e coordinatore del Movimento Cinque Stelle in città dove siede in consiglio comunale con un altro esponente del gruppo pentastellato senese, Mauro Aurigi. "Piuttosto, a Siena circola una battuta: 'Chi tocca il Monte muore', si dice. E' toccato prima ai leader locali della Lega Maurizio Montigiani e Francesco Giusti, molto attivi su Mps e prontamente commissariati. Ora la scomunica tocca a noi, che pure abbiamo denunciato l'acquisizione Antonveneta e molto altro. C'è il sospetto che a Roma i vertici di Cinque Stelle e Lega vogliano avere mani libere su Mps. Ma io, a Roma, dico che quando si parla di Monte ci vuole cautela, bisogna pensare alle perdite di valore che si rischia di provocare e alle ricadute sociali e occupazionali".
La questione Mps è tornata al centro del confronto elettorale in vista delle comunali. "Le dichiarazioni rilasciate dall'onorevole Borghi sono state incaute, inadatte ed inopportune per chi aspira a guidare l'Italia", attacca il sindaco di Siena, Bruno Valentini, ricandidato dal Pd. "A Siena ci siamo stancati di questa sovraesposizione, ciò non toglie che siamo stati noi a chiedere la partecipazione pubblica all'azionariato Mps sia resa stabile". E su questo Valentini è in sintonia con il suo rivale Luigi De Mossi, sostenuto nella corsa a sindaco dal centro destra. "Ci opponiamo a qualunque vendita della Banca per evitare pericolose speculazioni", dice l'avvocato senese. Infine Pierluigi Piccini, sindaco di Siena del Pd negli anni Novanta, che torna a tentare di scalare palazzo pubblico sostenuto da liste civiche. "Se Bce, Ue ed Eba pensano che Mps può rimanere pubblico, a noi va bene, ma il contratto di grillini e Lega deve fare i conti con chi sta sopra".