Così si può abbattere il muro dell’economia low cost
Marco Patucchi, di MARCO PATUCCHI
Another brick in the wall. Un altro mattone è caduto dal muro che separa i lavoratori della logistica dai diritti e dalla dignità. E' successo alla Amazon di Castel San Giovanni, una manciata di chilometri da Piacenza. Un capannone gigantesco della internet company americana, neanche troppo lontano dall'hub della Gls Italy, una delle principali aziende di corriere espresso, dove due anni fa un tir schiacciò la vita di Abd El Salam che partecipava al picchetto per protestare contro la mancata stabilizzazione dei lavoratori precari.
Gli hub della logistica: mega-parcheggi dove manovrano i camion, hangar con scaffali alti come palazzi, cuffie e tablet che regolano i flussi di lavoro attraverso freddi algoritmi. Il duro lavoro dei magazzinieri, anche se oggi certe definizioni sembrano preistoria perché nell'era della nuova economia è più facile nascondere lo sfruttamento dietro a nomi stimolanti (non sarà un caso ad esempio se,…
Gli hub della logistica: mega-parcheggi dove manovrano i camion, hangar con scaffali alti come palazzi, cuffie e tablet che regolano i flussi di lavoro attraverso freddi algoritmi. Il duro lavoro dei magazzinieri, anche se oggi certe definizioni sembrano preistoria perché nell'era della nuova economia è più facile nascondere lo sfruttamento dietro a nomi stimolanti (non sarà un caso ad esempio se,…
Another brick in the wall. Un altro mattone è caduto dal muro che separa i lavoratori della logistica dai diritti e dalla dignità. E' successo alla Amazon di Castel San Giovanni, una manciata di chilometri da Piacenza. Un capannone gigantesco della internet company americana, neanche troppo lontano dall'hub della Gls Italy, una delle principali aziende di corriere espresso, dove due anni fa un tir schiacciò la vita di Abd El Salam che partecipava al picchetto per protestare contro la mancata stabilizzazione dei lavoratori precari.
Gli hub della logistica: mega-parcheggi dove manovrano i camion, hangar con scaffali alti come palazzi, cuffie e tablet che regolano i flussi di lavoro attraverso freddi algoritmi. Il duro lavoro dei magazzinieri, anche se oggi certe definizioni sembrano preistoria perché nell'era della nuova economia è più facile nascondere lo sfruttamento dietro a nomi stimolanti (non sarà un caso ad esempio se, nella gig economy, i fattorini di un tempo si sono trasformati in affascinanti rider). L'accordo alla Amazon di Castel San Giovanni cancella il concetto di obbligatorietà dai turni notturni e dal lavoro festivo, regola gli straordinari, introduce la consultazione delle Rappresentanze sindacali aziendali. Il mondo del lavoro come dovrebbe essere sempre e, purtroppo, non è quasi mai. Perché soprattutto nella logistica a dilagare in questi anni sono state la precarietà con i suoi impliciti ricatti, l'impiego più o meno regolare del lavoro extracomunitario, la crescita incontrollata di sistemi invasivi di controllo dell'attività (proprio all'Amazon, ma negli Stati Uniti, è esploso il caso dei braccialetti per i magazzinieri progettati dall'azienda), l'assenza di tutele adeguate nella sicurezza.
Ma un mattone alla volta, quel muro può essere abbattuto. Lo dimostra l'intesa di Castel San Giovanni conquistata da Filcam-Cigl, Fisascat-Cisl, Uiltucs-Uil, Ugl Terziario. Così come quella ottenuta qualche giorno fa dai cobas della Coopservice all'hub Carrefour di Santa Palomba, lì addirittura per 150 lavoratori tutti immigrati che per la prima volta si sono visti riconoscere premi di produttività e welfare aziendale. Storie che ci devono far riflettere sull'importanza del bistrattato sindacato, ma anche sul conflitto d'interessi di ciascuno di noi: perché quello che risparmiamo come consumatori dell'economia low cost (da Ryanair a Uber, da Amazon a Foodora), lo pagano lavoratori come noi in termini di diritti e dignità.
Gli hub della logistica: mega-parcheggi dove manovrano i camion, hangar con scaffali alti come palazzi, cuffie e tablet che regolano i flussi di lavoro attraverso freddi algoritmi. Il duro lavoro dei magazzinieri, anche se oggi certe definizioni sembrano preistoria perché nell'era della nuova economia è più facile nascondere lo sfruttamento dietro a nomi stimolanti (non sarà un caso ad esempio se, nella gig economy, i fattorini di un tempo si sono trasformati in affascinanti rider). L'accordo alla Amazon di Castel San Giovanni cancella il concetto di obbligatorietà dai turni notturni e dal lavoro festivo, regola gli straordinari, introduce la consultazione delle Rappresentanze sindacali aziendali. Il mondo del lavoro come dovrebbe essere sempre e, purtroppo, non è quasi mai. Perché soprattutto nella logistica a dilagare in questi anni sono state la precarietà con i suoi impliciti ricatti, l'impiego più o meno regolare del lavoro extracomunitario, la crescita incontrollata di sistemi invasivi di controllo dell'attività (proprio all'Amazon, ma negli Stati Uniti, è esploso il caso dei braccialetti per i magazzinieri progettati dall'azienda), l'assenza di tutele adeguate nella sicurezza.
Ma un mattone alla volta, quel muro può essere abbattuto. Lo dimostra l'intesa di Castel San Giovanni conquistata da Filcam-Cigl, Fisascat-Cisl, Uiltucs-Uil, Ugl Terziario. Così come quella ottenuta qualche giorno fa dai cobas della Coopservice all'hub Carrefour di Santa Palomba, lì addirittura per 150 lavoratori tutti immigrati che per la prima volta si sono visti riconoscere premi di produttività e welfare aziendale. Storie che ci devono far riflettere sull'importanza del bistrattato sindacato, ma anche sul conflitto d'interessi di ciascuno di noi: perché quello che risparmiamo come consumatori dell'economia low cost (da Ryanair a Uber, da Amazon a Foodora), lo pagano lavoratori come noi in termini di diritti e dignità.