La politica al tempo dei like
Sebastiano Messina , di SEBASTIANO MESSINAUna delle novità della Terza Repubblica è il rapporto con la "gggente". Nell'attesa della famosa trasparenza dello streaming possiamo leggere post e mettere like
Se la prima grande novità della Terza Repubblica - di cui Di Maio sposta la data di nascita ogni due settimane - è stata la designazione a premier di un Signor Nessuno che come ha scritto Ezio Mauro rappresenta perfettamente l'italiano medio, la seconda è il suo rapporto con il popolo, meglio noto come "la gggente".
Ne abbiamo avuto la prova venerdì sera, quando Matteo Salvini ha affidato a Twitter e a Facebook la sua dichiarazione di guerra: "Sono davvero arrabbiato". Magari qualcuno avrà pensato che il leader della Lega volesse semplicemente farci tutti partecipi del suo malumore. Esattamente come aveva fatto qualche ora prima, con un altro tweet che conteneva addirittura una premessa solenne ("È ufficiale"), quello insomma in cui ci comunicava una sua decisione definitiva: "Non sopporto il caldo".
Ora, essendo altamente probabile che chi non sopporta il caldo sia davvero arrabbiato, tre ore dopo…
Ne abbiamo avuto la prova venerdì sera, quando Matteo Salvini ha affidato a Twitter e a Facebook la sua dichiarazione di guerra: "Sono davvero arrabbiato". Magari qualcuno avrà pensato che il leader della Lega volesse semplicemente farci tutti partecipi del suo malumore. Esattamente come aveva fatto qualche ora prima, con un altro tweet che conteneva addirittura una premessa solenne ("È ufficiale"), quello insomma in cui ci comunicava una sua decisione definitiva: "Non sopporto il caldo".
Ora, essendo altamente probabile che chi non sopporta il caldo sia davvero arrabbiato, tre ore dopo…
Se la prima grande novità della Terza Repubblica - di cui Di Maio sposta la data di nascita ogni due settimane - è stata la designazione a premier di un Signor Nessuno che come ha scritto Ezio Mauro rappresenta perfettamente l'italiano medio, la seconda è il suo rapporto con il popolo, meglio noto come "la gggente".
Ne abbiamo avuto la prova venerdì sera, quando Matteo Salvini ha affidato a Twitter e a Facebook la sua dichiarazione di guerra: "Sono davvero arrabbiato". Magari qualcuno avrà pensato che il leader della Lega volesse semplicemente farci tutti partecipi del suo malumore. Esattamente come aveva fatto qualche ora prima, con un altro tweet che conteneva addirittura una premessa solenne ("È ufficiale"), quello insomma in cui ci comunicava una sua decisione definitiva: "Non sopporto il caldo".
Ora, essendo altamente probabile che chi non sopporta il caldo sia davvero arrabbiato, tre ore dopo - magari perché il condizionatore s'è guastato proprio quel giorno - l'equivoco sarebbe stato possibile. E invece no, quello che sembrava uno sfogo privato era in realtà un potente messaggio politico. Addirittura un avvertimento al presidente della Repubblica, che a quanto pare si è incaponito nel rifiuto di nominare un ministro dell'Economia scelto non da Conte ma da Di Maio e da Salvini.
Avrebbe potuto fare una dichiarazione ufficiale, Salvini, o dirlo in un'intervista o al telegiornale, e invece ha fatto un tweet nel quale non ha dovuto spiegare né con chi né perché è così arrabbiato. L'importante era far arrivare il messaggio al popolo dei social. E la cosa straordinaria è che il suo socio di governo, Luigi Di Maio, per schierarsi al suo fianco non ha speso neanche una parola: ha semplicemente messo "mi piace" al suo tweet. Così tutti hanno capito che anche lui è "davvero arrabbiato" (però non ha ritwittato il messaggio, gesto che gli esegeti dei social stanno ancora cercando di decifrare).
Dice: ma non potevano parlar chiaro? No, non potevano. Perché la Costituzione non prevede, per loro sfortuna e nostra fortuna, che il Presidente nomini qualunque ministro scelto dai partiti. E allora il trucco di questa Terza Repubblica è spostare la politica sulla rete. Dove, alla faccia della promessa trasparenza, non vedremo mai lo streaming del patteggiamento sul "contratto di governo". Però ora possiamo leggere i post e mettere un like. E domani, chissà, vedremo i parlamentari scelti sulla piattaforma Rousseau votare la fiducia al governo mettendo solo "mi piace" a un tweet di @GiuseppeConteIT.
Ne abbiamo avuto la prova venerdì sera, quando Matteo Salvini ha affidato a Twitter e a Facebook la sua dichiarazione di guerra: "Sono davvero arrabbiato". Magari qualcuno avrà pensato che il leader della Lega volesse semplicemente farci tutti partecipi del suo malumore. Esattamente come aveva fatto qualche ora prima, con un altro tweet che conteneva addirittura una premessa solenne ("È ufficiale"), quello insomma in cui ci comunicava una sua decisione definitiva: "Non sopporto il caldo".
Ora, essendo altamente probabile che chi non sopporta il caldo sia davvero arrabbiato, tre ore dopo - magari perché il condizionatore s'è guastato proprio quel giorno - l'equivoco sarebbe stato possibile. E invece no, quello che sembrava uno sfogo privato era in realtà un potente messaggio politico. Addirittura un avvertimento al presidente della Repubblica, che a quanto pare si è incaponito nel rifiuto di nominare un ministro dell'Economia scelto non da Conte ma da Di Maio e da Salvini.
Avrebbe potuto fare una dichiarazione ufficiale, Salvini, o dirlo in un'intervista o al telegiornale, e invece ha fatto un tweet nel quale non ha dovuto spiegare né con chi né perché è così arrabbiato. L'importante era far arrivare il messaggio al popolo dei social. E la cosa straordinaria è che il suo socio di governo, Luigi Di Maio, per schierarsi al suo fianco non ha speso neanche una parola: ha semplicemente messo "mi piace" al suo tweet. Così tutti hanno capito che anche lui è "davvero arrabbiato" (però non ha ritwittato il messaggio, gesto che gli esegeti dei social stanno ancora cercando di decifrare).
Dice: ma non potevano parlar chiaro? No, non potevano. Perché la Costituzione non prevede, per loro sfortuna e nostra fortuna, che il Presidente nomini qualunque ministro scelto dai partiti. E allora il trucco di questa Terza Repubblica è spostare la politica sulla rete. Dove, alla faccia della promessa trasparenza, non vedremo mai lo streaming del patteggiamento sul "contratto di governo". Però ora possiamo leggere i post e mettere un like. E domani, chissà, vedremo i parlamentari scelti sulla piattaforma Rousseau votare la fiducia al governo mettendo solo "mi piace" a un tweet di @GiuseppeConteIT.