Il superamento dei partiti e il Sud Europa che soffre
Daniele Bellasio , di DANIELE BELLASIO
Uno degli effetti politici della grave crisi economico-finanziaria iniziata negli Stati Uniti nel 2008 e poi sbarcata in Europa è la definitiva messa in discussione delle tradizionali forme partito che hanno caratterizzato la storia del '900 nel Vecchio continente. Il primo colpo a questi soggetti politici era naturalmente venuto dalla caduta del Muro di Berlino e dall'inizio della fine delle ideologie, ma poi sono state la sofferenza sociale causata dalla depressione post Lehman Brothers (e derivati connessi) e la trasformazione del mondo del lavoro generata dall'avvento delle nuove tecnologie 4.0 a disvelare la desuetudine dei partiti novecenteschi e la loro difficoltà a rappresentare le urgenze dei cittadini, figuriamoci a trovare ricette per risolverle.
Ovviamente tutto ciò è avvenuto in modo più grave e più rapido nei Paesi più deboli dal punto di vista economico perché appesantiti da debiti o perché frag…
Ovviamente tutto ciò è avvenuto in modo più grave e più rapido nei Paesi più deboli dal punto di vista economico perché appesantiti da debiti o perché frag…
Uno degli effetti politici della grave crisi economico-finanziaria iniziata negli Stati Uniti nel 2008 e poi sbarcata in Europa è la definitiva messa in discussione delle tradizionali forme partito che hanno caratterizzato la storia del '900 nel Vecchio continente. Il primo colpo a questi soggetti politici era naturalmente venuto dalla caduta del Muro di Berlino e dall'inizio della fine delle ideologie, ma poi sono state la sofferenza sociale causata dalla depressione post Lehman Brothers (e derivati connessi) e la trasformazione del mondo del lavoro generata dall'avvento delle nuove tecnologie 4.0 a disvelare la desuetudine dei partiti novecenteschi e la loro difficoltà a rappresentare le urgenze dei cittadini, figuriamoci a trovare ricette per risolverle.
Ovviamente tutto ciò è avvenuto in modo più grave e più rapido nei Paesi più deboli dal punto di vista economico perché appesantiti da debiti o perché fragili nella corporatura industriale, cioè gli Stati del Sud Europa innanzitutto. E infatti proprio nel meridione d'Europa, cioè qui da noi, stiamo assistendo al netto superamento delle forme partito del '900. In Grecia Alexis Tsipras da una parte e le Albe dorate dall'altro hanno prima terremotato e poi riassestato il panorama politico. Uno scenario simile si può cogliere in Spagna, dove i Popolari e i Socialisti si vedono ogni giorno di più sottrarre terreno da parte del movimento Ciudadanos di Albert Rivera a destra e di Podemos a sinistra. E se il presidente del governo Mariano Rajoy sarà sfiduciato alla fine di questa settimana, come rischia, le prossime elezioni potrebbero essere imminenti ed essere le prime di una nuova Spagna politica.
In fondo del meridione d'Europa fa parte anche la Francia, fino a poco tempo fa "malato dell'Unione", anche se poi abbiamo pensato bene di provare a riprenderci il primato. Infatti a Parigi il tutto è avvenuto in anticipo con Emmanuel Macron che da ministro dell'Economia di un governo a guida socialista decide di dimettersi e di creare da zero un nuovo soggetto politico attorno a sé e alla sua elezione alla presidenza della Repubblica, sfidato da vicino soltanto da due altri protagonisti non tradizionali: il Front national di Marine Le Pen e il movimento di Jean-Luc Mélenchon, che paradossalmente, confrontati con la novità di En Marche, sono apparsi loro più novecenteschi e dunque hanno perso.
In Italia la doppia anomalia Tangentopoli-Berlusconi aveva già provocato un primo superamento dei partiti più tradizionali, con l'avvento soprattutto di Forza Italia e della Lega, ma il cambiamento di scenario era più di forma che di sostanza: un fronte costituiva la nuova Dc pop-federalista, il centrodestra, e l'altro rappresentava la sinistra post-comunista e post-socialista. Quelli di Walter Veltroni prima e di Matteo Renzi poi, con l'innovazione prodiana delle primarie e dell'Unione a sinistra, sono stati gli ultimi tentativi di rinnovamento dall'interno di una forma partito (o coalizione) tradizionale. Falliti? Sembrerebbe di sì.
Ecco perché molti pensano che con le prossime elezioni politiche in Italia e in Spagna avremo forme ed equilibri diversi anche in questi due Paesi del Sud d'Europa. Questi equilibri nuovi sono stati peraltro da noi già abbozzati dopo il voto del 4 marzo, con il contratto tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio e con l'ipotesi di una maggioranza pentaleghista. E sempre per questo motivo ora sorgono idee un tempo nemmeno troppo remoto impensabili, come quella del fronte repubblicano di Carlo Calenda o la tentazione di un'alleanza populista anche in campagna elettorale. Se nulla sarà più come prima, dobbiamo imparare la lezione di Caparezza e iniziare a superare il concetto di superamento.
Ovviamente tutto ciò è avvenuto in modo più grave e più rapido nei Paesi più deboli dal punto di vista economico perché appesantiti da debiti o perché fragili nella corporatura industriale, cioè gli Stati del Sud Europa innanzitutto. E infatti proprio nel meridione d'Europa, cioè qui da noi, stiamo assistendo al netto superamento delle forme partito del '900. In Grecia Alexis Tsipras da una parte e le Albe dorate dall'altro hanno prima terremotato e poi riassestato il panorama politico. Uno scenario simile si può cogliere in Spagna, dove i Popolari e i Socialisti si vedono ogni giorno di più sottrarre terreno da parte del movimento Ciudadanos di Albert Rivera a destra e di Podemos a sinistra. E se il presidente del governo Mariano Rajoy sarà sfiduciato alla fine di questa settimana, come rischia, le prossime elezioni potrebbero essere imminenti ed essere le prime di una nuova Spagna politica.
In fondo del meridione d'Europa fa parte anche la Francia, fino a poco tempo fa "malato dell'Unione", anche se poi abbiamo pensato bene di provare a riprenderci il primato. Infatti a Parigi il tutto è avvenuto in anticipo con Emmanuel Macron che da ministro dell'Economia di un governo a guida socialista decide di dimettersi e di creare da zero un nuovo soggetto politico attorno a sé e alla sua elezione alla presidenza della Repubblica, sfidato da vicino soltanto da due altri protagonisti non tradizionali: il Front national di Marine Le Pen e il movimento di Jean-Luc Mélenchon, che paradossalmente, confrontati con la novità di En Marche, sono apparsi loro più novecenteschi e dunque hanno perso.
In Italia la doppia anomalia Tangentopoli-Berlusconi aveva già provocato un primo superamento dei partiti più tradizionali, con l'avvento soprattutto di Forza Italia e della Lega, ma il cambiamento di scenario era più di forma che di sostanza: un fronte costituiva la nuova Dc pop-federalista, il centrodestra, e l'altro rappresentava la sinistra post-comunista e post-socialista. Quelli di Walter Veltroni prima e di Matteo Renzi poi, con l'innovazione prodiana delle primarie e dell'Unione a sinistra, sono stati gli ultimi tentativi di rinnovamento dall'interno di una forma partito (o coalizione) tradizionale. Falliti? Sembrerebbe di sì.
Ecco perché molti pensano che con le prossime elezioni politiche in Italia e in Spagna avremo forme ed equilibri diversi anche in questi due Paesi del Sud d'Europa. Questi equilibri nuovi sono stati peraltro da noi già abbozzati dopo il voto del 4 marzo, con il contratto tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio e con l'ipotesi di una maggioranza pentaleghista. E sempre per questo motivo ora sorgono idee un tempo nemmeno troppo remoto impensabili, come quella del fronte repubblicano di Carlo Calenda o la tentazione di un'alleanza populista anche in campagna elettorale. Se nulla sarà più come prima, dobbiamo imparare la lezione di Caparezza e iniziare a superare il concetto di superamento.