✕
(ansa)

M5s-Lega, gli spericolati esperimenti all’italiana

Ascolta l'audio

2 minuti di lettura
"Un'avanguardia per l'Europa" - è quanto hanno detto quasi all'unisono Steve Bannon e Marine Le Pen del nuovo asse tra Lega e Cinque Stelle. Si dovrebbe piuttosto dire "per farla finita con l'Europa". Un'ipotesi catastrofica non solo per l'Italia, virtualmente staccata dall'Europa e messa in quarantena, aspettando di conoscerne il grado di febbre. Ma per la stessa Europa, che vede profilarsi un fronte antieuropeo che salda i Paesi di Visegrad al Mediterraneo. Torna, ancora una volta e nel modo peggiore, il richiamo al "laboratorio italiano", alla singolare capacità del nostro Paese di esportare esperimenti politici di dubbia qualità fuori dai suoi confini. A giudicare dai precedenti non c'è da rallegrarsi. Dal fascismo degli anni Trenta al berlusconismo degli anni Novanta, attraverso l'eurocomunismo degli anni Settanta, l'Italia ha anticipato tendenze e modelli successivamente diffusi nel…
"Un'avanguardia per l'Europa" - è quanto hanno detto quasi all'unisono Steve Bannon e Marine Le Pen del nuovo asse tra Lega e Cinque Stelle. Si dovrebbe piuttosto dire "per farla finita con l'Europa". Un'ipotesi catastrofica non solo per l'Italia, virtualmente staccata dall'Europa e messa in quarantena, aspettando di conoscerne il grado di febbre. Ma per la stessa Europa, che vede profilarsi un fronte antieuropeo che salda i Paesi di Visegrad al Mediterraneo. Torna, ancora una volta e nel modo peggiore, il richiamo al "laboratorio italiano", alla singolare capacità del nostro Paese di esportare esperimenti politici di dubbia qualità fuori dai suoi confini. A giudicare dai precedenti non c'è da rallegrarsi. Dal fascismo degli anni Trenta al berlusconismo degli anni Novanta, attraverso l'eurocomunismo degli anni Settanta, l'Italia ha anticipato tendenze e modelli successivamente diffusi nel resto di Europa. Naturalmente si tratta di esperienze diversissime e per nulla omologabili. Ma che hanno qualcosa in comune.

Che cosa? Una rottura, o quantomeno una distanza, della politica rispetto al terreno delle istituzioni. Ciò rimanda da un lato al ritardo storico della costituzione dello Stato nazionale e dall'altro a una difficoltà di dare all'iniziativa individuale il carattere dello spirito pubblico. Con l'ultimo prodotto del laboratorio italiano - questo strano coacervo giallo-verde - tale difficoltà di attingere uno spirito pubblico tocca il suo livello più estremo e preoccupante. Se ci si pensa, in queste settimane proprio la nozione di pubblico è stata la vittima, insieme al risparmio degli italiani mangiato dallo spread, di quanto è avvenuto. Il pubblico nella concezione, da questo punto di vista simile, della Lega e del M5S, è finito spaccato in due direzioni apparentemente opposte, ma di fatto complementari. Da un lato un'idea di popolo indifferenziata, mobilitato nelle piazze contro le istituzioni repubblicane. Dall'altro una concezione privatistica di contratto affidata, in questo coerentemente, a un professore di diritto privato - privato innanzitutto di iniziativa politica da coloro che lo hanno designato.

Il tutto attraverso la bandiera, sventolata fino all'incarico del professor Conte, del primato della politica contro l'economia. Ma che politica può mai essere quella che privatizza tutte le modalità di formazione del programma di governo, la scelta dei ministri, i tempi e i modi di risoluzione della crisi? Che politica è mai quella che, anziché incanalarsi negli istituti della democrazia rappresentativa, nella distinzione e nel bilanciamento dei suoi poteri, tenta la spallata contro di essi? A prescindere da quanto accadrà, la ferita inferta all'idea stessa di Paese non potrà rimarginarsi presto. È questa la preoccupazione legittima - non le farneticazioni di qualche giornale straniero - che spaventa l'Europa occidentale. Dico "occidentale" nel senso non soltanto geografico del termine. Perché quello che in molti paventano è una rottura della cultura politica che, per più di settanta anni, ha legato l'Italia alle grandi democrazie occidentali. Non so se il nome di "fronte repubblicano" sia il più adatto da usare per risalire la china in cui stiamo scivolando. Di certo esso andrebbe riempito di contenuti politici capaci di opporsi punto su punto a questa nuova destra senza argini. Siamo vicinissimi alla soglia di non ritorno. È il momento, per la sinistra italiana, di svegliarsi dal suo lungo sonno.