Rajoy al capolinea: ha sottovalutato l’onda della corruzione
Alessandro Oppes , di ALESSANDRO OPPESIl premier spagnolo paga l'incapacità di affrontare l'emergenza tangenti. La mozione parlamentare di sfiducia segna la clamorosa rivincita politica del segretario socialista Pedro Sánchez
Mariano Rajoy arriva al capolinea, vittima della sua stessa pacata cocciutaggine. Lo spettro della corruzione aleggiava da anni sulla politica spagnola, tra inchieste imbarazzanti, dirigenti di peso del Partito popolare finiti in carcere, stillicidio di rivelazioni su conti neri e mazzette. Ma, forte dei suoi ripetuti successi elettorali, il premier sperava sempre che la tempesta passasse e il Paese intero riconoscesse i suoi meriti per i risultati ottenuti con la ripresa economica e per il piglio dimostrato nell’affrontare l’emergenza catalana.
Non aveva calcolato che, di fronte a una sentenza durissima come quella emessa una settimana fa dalla magistratura per il Caso Gürtel – che per la prima volta indica una responsabilità diretta del Pp negli scandali di corruzione –, l’ondata di indignazione popolare potesse trasferirsi in modo automatico in Parlamento fino a provocare la sua caduta. E’ quello che accadrà nelle prossime ore…
Non aveva calcolato che, di fronte a una sentenza durissima come quella emessa una settimana fa dalla magistratura per il Caso Gürtel – che per la prima volta indica una responsabilità diretta del Pp negli scandali di corruzione –, l’ondata di indignazione popolare potesse trasferirsi in modo automatico in Parlamento fino a provocare la sua caduta. E’ quello che accadrà nelle prossime ore…
Mariano Rajoy arriva al capolinea, vittima della sua stessa pacata cocciutaggine. Lo spettro della corruzione aleggiava da anni sulla politica spagnola, tra inchieste imbarazzanti, dirigenti di peso del Partito popolare finiti in carcere, stillicidio di rivelazioni su conti neri e mazzette. Ma, forte dei suoi ripetuti successi elettorali, il premier sperava sempre che la tempesta passasse e il Paese intero riconoscesse i suoi meriti per i risultati ottenuti con la ripresa economica e per il piglio dimostrato nell’affrontare l’emergenza catalana.
Non aveva calcolato che, di fronte a una sentenza durissima come quella emessa una settimana fa dalla magistratura per il Caso Gürtel – che per la prima volta indica una responsabilità diretta del Pp negli scandali di corruzione –, l’ondata di indignazione popolare potesse trasferirsi in modo automatico in Parlamento fino a provocare la sua caduta. E’ quello che accadrà nelle prossime ore – a meno che Rajoy non decida all’ultimo minuto di farsi da parte (tutto è possibile, ma non sembra nel suo carattere) – con la votazione della mozione di censura che, dal punto di vista costituzionale, ha il valore di una sfiducia costruttiva. Chi la presenta, in questo caso il leader socialista Pedro Sánchez, se ottiene il “sì” della maggioranza dei componenti delle Cortes, diventa automaticamente presidente del governo spagnolo. E’ il miracolo che sembra alla portata del segretario del Psoe, dopo che è caduta l’ultima incertezza sull’atteggiamento dei nazionalisti baschi del Pnv, decisivi per raggiungere quota 176 su un totale di 350 deputati.
Per Sánchez, che appena 20 mesi fa era stato messo alla porta dai suoi stessi compagni di partito (non gli perdonavano la sua insistenza nel “no è no” all’eventualità di appoggiare l'ultimo governo Rajoy per “senso di responsabilità”), quella che arriva ora è la più clamorosa delle rivincite. Paziente, ha riconquistato il partito vincendo a sorpresa le primarie. E adesso si propone come l’uomo capace di rigenerare la democrazia spagnola.
Non aveva calcolato che, di fronte a una sentenza durissima come quella emessa una settimana fa dalla magistratura per il Caso Gürtel – che per la prima volta indica una responsabilità diretta del Pp negli scandali di corruzione –, l’ondata di indignazione popolare potesse trasferirsi in modo automatico in Parlamento fino a provocare la sua caduta. E’ quello che accadrà nelle prossime ore – a meno che Rajoy non decida all’ultimo minuto di farsi da parte (tutto è possibile, ma non sembra nel suo carattere) – con la votazione della mozione di censura che, dal punto di vista costituzionale, ha il valore di una sfiducia costruttiva. Chi la presenta, in questo caso il leader socialista Pedro Sánchez, se ottiene il “sì” della maggioranza dei componenti delle Cortes, diventa automaticamente presidente del governo spagnolo. E’ il miracolo che sembra alla portata del segretario del Psoe, dopo che è caduta l’ultima incertezza sull’atteggiamento dei nazionalisti baschi del Pnv, decisivi per raggiungere quota 176 su un totale di 350 deputati.
Per Sánchez, che appena 20 mesi fa era stato messo alla porta dai suoi stessi compagni di partito (non gli perdonavano la sua insistenza nel “no è no” all’eventualità di appoggiare l'ultimo governo Rajoy per “senso di responsabilità”), quella che arriva ora è la più clamorosa delle rivincite. Paziente, ha riconquistato il partito vincendo a sorpresa le primarie. E adesso si propone come l’uomo capace di rigenerare la democrazia spagnola.