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(ansa)

La lunga ricostruzione dell’Italia, non ci resta che attendere

Prima sconfitta della Nazionale nella gestione Mancini (3-1) contro una Francia che sarà protagonista al Mondiale e si candida a potenza dei prossimi anni
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Perdere di due gol contro una fortissima Francia (tranne Pogba) è il dazio da pagare lungo la via della ricostruzione, che non sarà breve. Sirigu, Bonucci e Balotelli gli azzurri all'altezza del cartellone. Per gli altri, molte attenuanti (inesperienza, scarse motivazioni) ma anche troppa lontananza nel gioco, nel fisico, nella tecnica. Per i francesi è un periodo di vacche grasse, per noi no. Il maggior merito dell'Italia, a Nizza, è quello di non aver mollato, nonostante l'inferiorità.Tra qualche mese il panorama sarà diverso. Bisogna accontentarsi di qualche lampo, e aspettare. 

Il primo tempo è fatto di sofferenza e inadeguatezza nostre, brillantezza e disinvoltura loro. Tutto prevedibile: la Francia è tra le candidate alla vittoria di un mondiale che l'Italia vedrà in tv. E l'Italia è una squadra da ricostruire, nel gioco e nello spirito. Mancini è solo alla seconda panchina azz…
Perdere di due gol contro una fortissima Francia (tranne Pogba) è il dazio da pagare lungo la via della ricostruzione, che non sarà breve. Sirigu, Bonucci e Balotelli gli azzurri all'altezza del cartellone. Per gli altri, molte attenuanti (inesperienza, scarse motivazioni) ma anche troppa lontananza nel gioco, nel fisico, nella tecnica. Per i francesi è un periodo di vacche grasse, per noi no. Il maggior merito dell'Italia, a Nizza, è quello di non aver mollato, nonostante l'inferiorità.Tra qualche mese il panorama sarà diverso. Bisogna accontentarsi di qualche lampo, e aspettare. 

Il primo tempo è fatto di sofferenza e inadeguatezza nostre, brillantezza e disinvoltura loro. Tutto prevedibile: la Francia è tra le candidate alla vittoria di un mondiale che l'Italia vedrà in tv. E l'Italia è una squadra da ricostruire, nel gioco e nello spirito. Mancini è solo alla seconda panchina azzurra e conviene ripetere che queste amichevoli vanno prese con le pinze. Il ct non si preoccupa dell'inesperienza degli esordienti. Anzi: più l'ostacolo è severo più si vedranno le loro doti. Per 45' si vedono solo le loro incertezze, in tutti i settori: male i difensori esterni, male i centrocampisti. Jorginho e Pellegrini girano a vuoto e si rifanno mazzolando in modo poco amichevole. Mandragora è smarrito. Più avanti, due pezzi pregiati come Chiesa e Berardi non saltano mai l'avversario.

Ci sono tre esordienti assoluti: Caldara, Mandragora e Berardi. Si attendevano, dall'inizio, Cristante e forse Bonaventura. O Mancini ha sottovalutato la Francia, ma non credo, o ha sopravvalutato i suoi. Non è importante, l'effetto non cambia: in un clima abbastanza ostile, con l'inno italiano fischiato, la Francia dà lezione di calcio. Sembra una partita titolari-riserve. Poi, come succede, e alla Francia succede spesso, l'eccesso di calcio-champagne dà alla testa a chi lo produce. Dopo il gol di Umtiti, il palo di Kanté, il 2-0 su rigore di Griezmann, i francesi inanellano una serie di valzer cercando il gol da cineteca, e questo cedimento alla leziosità è prezioso ossigeno per un'Italia boccheggiante. Bonucci riprende la respinta di Lloris su punizione centrale ma fortissima di Balotelli. Rientrata in partita, l'Italia ci dà dentro a inizio ripresa creando nei primi 5' quel che non aveva costruito nei 45' precedenti: tre palle-gol (Balotelli, Chiesa, Caldara). È squadra vera, adesso, e la Francia patisce il suo pressing alto. Che non dura molto. Dopo aver colpito una traversa, Dembélé trova il gol da cineteca con un pallonetto e Sirigu strappa applausi con una deviazione su Thauvin. E anche questa è andata.