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Meno male che c’è il mercato

Gli operatori finanziari sono il termometro che ci segnala la febbre
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Nei giorni convulsi in cui le forze politiche hanno tentato di formare un governo, l'Italia si è divisa tra studiosi e glossatori di diritto costituzionale ed economisti o esperti di finanza attenti ai saliscendi della Borsa e dello spread.

In quest'ultimo gruppetto di cognoscentes , non poche sono state le voci che si sono levate contro "la dittatura dello spread" o quella dei mercati. I più sofisticati erano in grado di identificare oscure manovre speculative di ambienti internazionali ostili all'Italia. In molti, con comprensibile sdegno, hanno reso chiaro che il governo patrio non lo decidono le banche, le Borse o i mercati finanziari. Altri si sono chiesti come mai la lotta più efficace prima contro Berlusconi e poi contro un pericoloso governo "di estrema destra" fosse il frutto non della coscienza democratica del popolo, ma della fredda razionalità di un trader se non di un algoritmo.

La logica da cui scaturiscono qu…
Nei giorni convulsi in cui le forze politiche hanno tentato di formare un governo, l'Italia si è divisa tra studiosi e glossatori di diritto costituzionale ed economisti o esperti di finanza attenti ai saliscendi della Borsa e dello spread.

In quest'ultimo gruppetto di cognoscentes , non poche sono state le voci che si sono levate contro "la dittatura dello spread" o quella dei mercati. I più sofisticati erano in grado di identificare oscure manovre speculative di ambienti internazionali ostili all'Italia. In molti, con comprensibile sdegno, hanno reso chiaro che il governo patrio non lo decidono le banche, le Borse o i mercati finanziari. Altri si sono chiesti come mai la lotta più efficace prima contro Berlusconi e poi contro un pericoloso governo "di estrema destra" fosse il frutto non della coscienza democratica del popolo, ma della fredda razionalità di un trader se non di un algoritmo.

La logica da cui scaturiscono queste affermazioni è duplice e per certi versi antitetica: da una parte si pensa che il mercato sia una specie di entità metafisica che segue una sua spietata razionalità e per di più non infallibile ("i mercati non si sono accorti della incipiente crisi finanziaria nel 2007"). C'è chi invece, riprendendo la metafora di Che Guevara della libera volpe nel libero pollaio, crede che il mercato sia manipolabile a piacimento dalla Grande Finanza, le Banche, l'Europa o i Dodici Savi di Sion.

Ebbene né l'una né l'altra concezione reggono alla prova dei fatti. Che il mercato non sia infallibile è la scoperta dell'acqua calda: l'interazione di milioni di individui e imprese non è guidata da una mente unica, onnisciente o fallace che sia. Solo Platone potrebbe pensare a un'entità superiore, guidata da filosofi-trader, che alloca alla perfezione le risorse prevedendo il futuro, non certamente chi crede nel libero mercato. Anzi, è proprio perché siamo ignoranti che dobbiamo essere liberi di sperimentare, sbagliare, imparare.

Ciò detto, il mercato, compreso quello finanziario, sia borsistico che dei titoli di Stato, è finora il meccanismo meno imperfetto che si sia riusciti a sviluppare, soprattutto perché le decisioni sono prese incorporando tutte le informazioni in quel momento disponibili. Nessuno può dire di sapere qualcosa in più della platea degli operatori, a meno che non sia in possesso di informazioni privilegiate (e abbia voglia di fare insider trading, attività proibita in tutto il mondo). È vero peraltro che il mercato finanziario è percorso da esuberanze (o depressioni) irrazionali: gli studiosi di economia comportamentale (behavioural economics) hanno chiarito come in molte casi le decisioni vengano prese sotto impulsi che non sono logici. Nessuno è riuscito a spiegare in modo convincente, però, perché il governo dovrebbe agire in modo meno irrazionale, considerando che ha anche meno informazioni del mercato che gli arrivano perlopiù in ritardo ed è mosso da motivazioni politiche e non di efficienza.

Veniamo ai Savi di Sion e a Soros sempre pronti a complottare contro l'Italia. Il mercato finanziario certamente è un ambiente dove agiscono speculatori. Ma questi ultimi non sono la malattia, sono il sintomo di essa. Come mai nessuno attacca il debito pubblico olandese o austriaco? O nemmeno portoghese, visto che, contrariamente a una bizzarra vulgata, il Paese lusitano anche con un governo di sinistra ha continuato a ridurre spesa, deficit e debito (eccetto un imprevisto salvataggio bancario)? Per il resto il mercato siamo noi, famiglie e imprese il cui risparmio e contributi pensionistici vengono utilizzati da noi stessi o da fondi istituzionali e banche per assicurare un rendimento decente secondo una logica che farebbe felice il Trap: "Primo, non prenderle".

Pertanto, gli operatori finanziari se ritengono che ci sia instabilità politica, o che si preannuncino provvedimenti che colpiranno il risparmio o incrementeranno il deficit oppure annulleranno le riforme, comprensibilmente diventano prudenti e vendono o semplicemente non acquistano i titoli del debito pubblico alle aste e quindi il governo per convincerli a comprare deve alzare i tassi di interesse e perciò il dannato spread, il differenziale tra i nostri Btp e i Bund tedeschi. Quanto agli acquisti della Bce di titoli italiani, essi sono in linea con le previsioni di graduale diminuzione da tempo comunicate: c'entrano poco con le recenti oscillazioni.

Insomma, meno male che c'è il mercato, termometro di cui tutti noi rappresentiamo il mercurio, che ci segnala la febbre. Con il nuovo governo abbiamo ottenuto stabilità e di conseguenza la temperatura è scesa e la Borsa si è un po' ripresa. Il prossimo bollettino medico lo avremo quando arriverà l'abolizione della legge Fornero e del Jobs Act. Vedremo.