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Mattia Perin (lapresse)

Perin, Jorginho e Chiesa: le tre certezze per il futuro della Nazionale

La stagione più buia dell'Italia s'è chiusa con l'1-1 in amichevole con l'Olanda. E con qualche segnale positivo 
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Prima del trittico di amichevoli, una cosa era chiarissima. Non badare al risultato. Infatti l'Italia che pareggia con l'Olanda piace più di quella che ha perso con la Francia e di quella che ha battuto l'Arabia Saudita. Dalla prima alla terza partita c'è stata progressiva crescita. Non vistosa, una cosetta qui una là. Ma c'è. Ieri a Torino, che doveva essere il passo d'addio di Buffon e non è stato, s'è visto che l'erede più talentuoso è Perin. Uscite alte, uscite basse, piazzamento, elasticità, riflessi. Ha tutto quello che il ruolo richiede. Poi: il centrocampo non può prescindere da Jorginho, per i lanci lunghi (il migliore, sciupato da Belotti) e il senso di responsabilità. In una serata, per giunta, di scarsa assistenza dai compagni. Gasperini era in tribuna. Lo si è capito da come hanno giocato gli atalantini Hateboer, De Roon e Cristante, tre ombre.
Una certezza …
Prima del trittico di amichevoli, una cosa era chiarissima. Non badare al risultato. Infatti l'Italia che pareggia con l'Olanda piace più di quella che ha perso con la Francia e di quella che ha battuto l'Arabia Saudita. Dalla prima alla terza partita c'è stata progressiva crescita. Non vistosa, una cosetta qui una là. Ma c'è. Ieri a Torino, che doveva essere il passo d'addio di Buffon e non è stato, s'è visto che l'erede più talentuoso è Perin. Uscite alte, uscite basse, piazzamento, elasticità, riflessi. Ha tutto quello che il ruolo richiede. Poi: il centrocampo non può prescindere da Jorginho, per i lanci lunghi (il migliore, sciupato da Belotti) e il senso di responsabilità. In una serata, per giunta, di scarsa assistenza dai compagni. Gasperini era in tribuna. Lo si è capito da come hanno giocato gli atalantini Hateboer, De Roon e Cristante, tre ombre.
Una certezza per reparto: la terza è Chiesa. Già con la Francia s'era fatto notare per intraprendenza, pur con molti errori. Ieri ancora più personalità, e meno errori. Questo ragazzo ha tiro, destro e sinistro, un gran fisico e un coraggio al limite della spavalderia. Bisogna farlo giocare di più, gli esami sono ampiamente superati.

Tre certezze per il futuro secondo me valgono più d'una vittoria svanita al 43' st. Come al solito, l'Italia ha sbagliato troppi gol quando c'era parità numerica. L'Olanda è una grande decaduta, divide con l'Italia l'amarezza di una qualificazione fallita e Koeman non sta meglio di Mancini se dopo nove anni ripesca Babel al centro dell'attacco e dalla panchina pesca Elia, fugace apparizione nella Juve di sei anni fa. Ha cominciato con un prudentissimo 5-3-2, ha chiuso con un 3-4-3 sostenuto dai centrocampisti, tra cui Aké, il simil-Gullit che ha segnato l'1-1. Distrazione di De Sciglio, eccessiva libertà di cross per Berghuis. Come nelle altre partite gli azzurri calano il ritmo negli ultimi 25' ma trovano l'1-0 con Zaza, chi si rivede dopo due anni, che ribatte in porta una deviazione di Van Dijk. Sembra la svolta ma la svolta vera è un minuto dopo: espulso Criscito che abbatte Babel al limite dell'area. Non è un fallo cattivo, ma c'è. Giusto il rosso. E qui comincia il superlavoro di Perin (un gatto sulla punizione di Depay) e gli affanni di una difesa fin lì piuttosto ordinata. Mancini cerca di rinforzarla con Bonucci, che diventa capitano. Fischi previsti (e ingiusti) di buona parte dello stadio. Applausi (giusti) per Insigne, primo giocatore del Napoli ad avere in partenza la fascia di capitano. Partita vera, con cinque cartellini gialli e uno rosso.