Il coraggio del gigante Macron
Timothy Garton Ash , di TIMOTHY GARTON ASHMerkel, i populismi e il futuro dell'Unione europea
La Francia è tornata: energica, lucida, ambiziosa. Evviva. Ma chi altro c'è ad aiutare Emmanuel Macron a rimettere in moto l'Europa? L'Italia è in preda a una crisi di nervi, la Spagna è gravata da problemi interni, la Polonia fa dei gran capricci, la Gran Bretagna staziona accanto all'uscita e la Germania è sparapanzata sul divano. Quando si dice una famiglia problematica.
Soffermiamoci un attimo sulle buone nuove prima di passare alle cattive. Macron propone una visione coerente al fine di rivitalizzare l'Europa, procedendo al contempo a realizzare il tanto atteso cambiamento in patria. Dopo un anno del suo mandato quinquennale ha usato la maggioranza parlamentare di cui gode e i poteri straordinari conferiti alla presidenza da Charles de Gaulle, per realizzare tutta una serie di riforme interne. Il suo governo sta valutando "un vasto programma", per dirla con Le Figaro, di tagli alla spesa pubblica, pari a circa 100 …
Soffermiamoci un attimo sulle buone nuove prima di passare alle cattive. Macron propone una visione coerente al fine di rivitalizzare l'Europa, procedendo al contempo a realizzare il tanto atteso cambiamento in patria. Dopo un anno del suo mandato quinquennale ha usato la maggioranza parlamentare di cui gode e i poteri straordinari conferiti alla presidenza da Charles de Gaulle, per realizzare tutta una serie di riforme interne. Il suo governo sta valutando "un vasto programma", per dirla con Le Figaro, di tagli alla spesa pubblica, pari a circa 100 …
La Francia è tornata: energica, lucida, ambiziosa. Evviva. Ma chi altro c'è ad aiutare Emmanuel Macron a rimettere in moto l'Europa? L'Italia è in preda a una crisi di nervi, la Spagna è gravata da problemi interni, la Polonia fa dei gran capricci, la Gran Bretagna staziona accanto all'uscita e la Germania è sparapanzata sul divano. Quando si dice una famiglia problematica.
Soffermiamoci un attimo sulle buone nuove prima di passare alle cattive. Macron propone una visione coerente al fine di rivitalizzare l'Europa, procedendo al contempo a realizzare il tanto atteso cambiamento in patria. Dopo un anno del suo mandato quinquennale ha usato la maggioranza parlamentare di cui gode e i poteri straordinari conferiti alla presidenza da Charles de Gaulle, per realizzare tutta una serie di riforme interne. Il suo governo sta valutando "un vasto programma", per dirla con Le Figaro, di tagli alla spesa pubblica, pari a circa 100 miliardi di euro in cinque anni. Qui a Parigi gli scioperi dei treni creano qualche ostacolo, ma le inevitabili proteste finora si sono mantenute su un livello modesto rispetto agli standard francesi. Se l'economia dell'Eurozona continuerà a crescere la Francia potrebbe registrare un aumento non solo della crescita, ma anche, cosa importantissima, dell'occupazione.
Intanto Macron ha avanzato una visione convincente circa il futuro dell'Unione europea pronunciando una serie di importanti discorsi ben calibrati ad Atene, al Parlamento europeo, alla Sorbona e in occasione del conferimento del Premio Carlo Magno ad Aquisgrana, dove l'ho ascoltato in prima persona. Trovo che sappia associare in maniera fantastica una lucidità storicamente informata ad ambizioni strategiche e alla passione individuale. A paragone della concorrenza innegabilmente scarsa esistente tra i leader politici in Europa, e a dire il vero in Occidente, quest'uomo minuto è il nostro unico gigante.
Macron parte da una posizione fortemente realistica. Contro ogni cliché di Bruxelles nega che in Europa abbiamo goduto di 70 anni di pace e libertà (basta pensare all'ex Jugoslavia e all'Ucraina) e sostiene che tutte le nostre conquiste sono oggi a rischio. Non possiamo permetterci "il lusso di dimenticare" quello che hanno passato le generazioni precedenti di europei. Se non stiamo attenti, torneremo a procedere come sonnambuli verso il baratro.
Quindi abbiamo bisogno della "sovranità europea". Con quest'ultimo concetto, fondamentale nella sua tesi, Macron si riappropria intelligentemente del termine sovranità, usato dai sovranisti euroscettici come la leader del Fronte nazionale francese Marine Le Pen e dai fautori inglesi della Brexit. Per "sovranità europea" Il presidente francese intende il potere di difendere i nostri interessi e valori comuni dalle minacce interne, quelle del populismo nazionale, ed esterne, create da Russia, Cina, cambiamento climatico, migrazioni di massa e rivoluzione digitale, per non parlare di Donald Trump. In un mondo di giganti, anche l'Europa deve essere tale, oppure saremo calpestati uno ad uno. E non dobbiamo tremare di fronte ai colossi che avanzano. Coraggio concittadini europei, coraggio.
Per apprezzare la visione più ampia di Macron non bisogna per forza essere d'accordo su ogni proposta concreta di riforma dell'Eurozona. Il problema è che il leader francese non può fare tutto da solo e, al momento, non ha nessuno che agisca assieme a lui. Il problema più urgente è l'Italia, il più importante la Germania.
Con la crisi italiana tutti i problemi connessi alla casa-famiglia Eurozona tornano alla ribalta. In teoria tutto questo dovrebbe rafforzare la tesi di Macron a favore della riforma dell'Eurozona, in pratica rafforzerà l'atteggiamento moralista dei tedeschi, decisi a non consentire che il "loro denaro" sia usato per salvare altri irresponsabili. E Angela Merkel non fa nulla per smuovere i suoi compratrioti sdraiati compiaciuti sul divano .
A sentire fonti autorevoli di Parigi è chiaro che la Germania rappresenta la loro maggiore preoccupazione. Nella fase di preparazione alla cerimonia di assegnazione del Premio Carlo Magno ad Aquisgrana non si parlava che della "attesa risposta tedesca" a Macron, che però non è arrivata Il discorso di Merkel in onore del "caro Emmanuel" è stata talmente carente in termini di risposta strategica da sembrare quasi offensiva. Una delle numerose virtù di Macron, espressa anche nel suo intervento al Congresso Usa, consiste nel non aver paura di esplicitare le differenze. Il presidente francese ha il coraggio delle sue opinioni. Quindi ad Aquisgrana, dopo aver spiegato che la Francia da parte sua ("cara Angela, credo che tu lo sappia") sta lottando contro la propria "fissazione" per la spesa pubblica, ha esortato la Germania a superare la "perenne fissazione per il bilancio e le eccedenze commerciali". Il pubblico prevalentemente tedesco ha applaudito diligentemente. Io ho guardato Merkel e direi che se l'è sbrigata con due battimani, forse due e mezzo.
Lungi dal convergere in direzione di un nuovo vertice franco-tedesco alla fine di giugno, tra Parigi e Berlino sono emerse nuove divergenze. Mentre il presidente francese vuole rispondere al protezionismo di Trump con una presa di posizione decisa e comune della Uu, Berlino cerca il compromesso, nel tentativo di proteggere le sue esportazioni nazionali secondo un approccio che uno dei consiglieri di Macron, a colloquio con me, ha definito "mercantilista". Mentre la Francia appoggia la linea dura assunta attualmente dalla Commissione europea contro la sconvolgente erosione dello stato di diritto in Polonia, la Germania ancora una volta cerca il compromesso.
Divergenze del genere potrebbero ancora essere risolte nei colloqui tra governi, in modo da arrivare al Consiglio europeo di fine giugno con una sorta di strategia franco-tedesca comune. In caso contrario Macron sta davvero prendendo in considerazione l'idea di fare appello agli elettori di tutta l'Unione in occasione del voto europeo del prossimo anno, scavalcando i suoi colleghi leader. Senza considerare le difficoltà pratiche di fare campagna elettorale in paesi altrui, il problema di questa coraggiosa idea sta nel fatto che, nonostante tutte le sue grandi virtù, Macron sotto molti aspetti è esattamente il genere di tecnocrate che rappresenta un'élite e una gerarchia a cui tanti europei sono diventati allergici.
Comunque Macron è il miglior leader europeo sulla piazza. Se fallisce, temo non solo per la Francia, ma per il futuro stesso del progetto europeo. Invito la Germania a prenderne nota.
Traduzione di Emilia Benghi
Soffermiamoci un attimo sulle buone nuove prima di passare alle cattive. Macron propone una visione coerente al fine di rivitalizzare l'Europa, procedendo al contempo a realizzare il tanto atteso cambiamento in patria. Dopo un anno del suo mandato quinquennale ha usato la maggioranza parlamentare di cui gode e i poteri straordinari conferiti alla presidenza da Charles de Gaulle, per realizzare tutta una serie di riforme interne. Il suo governo sta valutando "un vasto programma", per dirla con Le Figaro, di tagli alla spesa pubblica, pari a circa 100 miliardi di euro in cinque anni. Qui a Parigi gli scioperi dei treni creano qualche ostacolo, ma le inevitabili proteste finora si sono mantenute su un livello modesto rispetto agli standard francesi. Se l'economia dell'Eurozona continuerà a crescere la Francia potrebbe registrare un aumento non solo della crescita, ma anche, cosa importantissima, dell'occupazione.
Intanto Macron ha avanzato una visione convincente circa il futuro dell'Unione europea pronunciando una serie di importanti discorsi ben calibrati ad Atene, al Parlamento europeo, alla Sorbona e in occasione del conferimento del Premio Carlo Magno ad Aquisgrana, dove l'ho ascoltato in prima persona. Trovo che sappia associare in maniera fantastica una lucidità storicamente informata ad ambizioni strategiche e alla passione individuale. A paragone della concorrenza innegabilmente scarsa esistente tra i leader politici in Europa, e a dire il vero in Occidente, quest'uomo minuto è il nostro unico gigante.
Macron parte da una posizione fortemente realistica. Contro ogni cliché di Bruxelles nega che in Europa abbiamo goduto di 70 anni di pace e libertà (basta pensare all'ex Jugoslavia e all'Ucraina) e sostiene che tutte le nostre conquiste sono oggi a rischio. Non possiamo permetterci "il lusso di dimenticare" quello che hanno passato le generazioni precedenti di europei. Se non stiamo attenti, torneremo a procedere come sonnambuli verso il baratro.
Quindi abbiamo bisogno della "sovranità europea". Con quest'ultimo concetto, fondamentale nella sua tesi, Macron si riappropria intelligentemente del termine sovranità, usato dai sovranisti euroscettici come la leader del Fronte nazionale francese Marine Le Pen e dai fautori inglesi della Brexit. Per "sovranità europea" Il presidente francese intende il potere di difendere i nostri interessi e valori comuni dalle minacce interne, quelle del populismo nazionale, ed esterne, create da Russia, Cina, cambiamento climatico, migrazioni di massa e rivoluzione digitale, per non parlare di Donald Trump. In un mondo di giganti, anche l'Europa deve essere tale, oppure saremo calpestati uno ad uno. E non dobbiamo tremare di fronte ai colossi che avanzano. Coraggio concittadini europei, coraggio.
Per apprezzare la visione più ampia di Macron non bisogna per forza essere d'accordo su ogni proposta concreta di riforma dell'Eurozona. Il problema è che il leader francese non può fare tutto da solo e, al momento, non ha nessuno che agisca assieme a lui. Il problema più urgente è l'Italia, il più importante la Germania.
Con la crisi italiana tutti i problemi connessi alla casa-famiglia Eurozona tornano alla ribalta. In teoria tutto questo dovrebbe rafforzare la tesi di Macron a favore della riforma dell'Eurozona, in pratica rafforzerà l'atteggiamento moralista dei tedeschi, decisi a non consentire che il "loro denaro" sia usato per salvare altri irresponsabili. E Angela Merkel non fa nulla per smuovere i suoi compratrioti sdraiati compiaciuti sul divano .
A sentire fonti autorevoli di Parigi è chiaro che la Germania rappresenta la loro maggiore preoccupazione. Nella fase di preparazione alla cerimonia di assegnazione del Premio Carlo Magno ad Aquisgrana non si parlava che della "attesa risposta tedesca" a Macron, che però non è arrivata Il discorso di Merkel in onore del "caro Emmanuel" è stata talmente carente in termini di risposta strategica da sembrare quasi offensiva. Una delle numerose virtù di Macron, espressa anche nel suo intervento al Congresso Usa, consiste nel non aver paura di esplicitare le differenze. Il presidente francese ha il coraggio delle sue opinioni. Quindi ad Aquisgrana, dopo aver spiegato che la Francia da parte sua ("cara Angela, credo che tu lo sappia") sta lottando contro la propria "fissazione" per la spesa pubblica, ha esortato la Germania a superare la "perenne fissazione per il bilancio e le eccedenze commerciali". Il pubblico prevalentemente tedesco ha applaudito diligentemente. Io ho guardato Merkel e direi che se l'è sbrigata con due battimani, forse due e mezzo.
Lungi dal convergere in direzione di un nuovo vertice franco-tedesco alla fine di giugno, tra Parigi e Berlino sono emerse nuove divergenze. Mentre il presidente francese vuole rispondere al protezionismo di Trump con una presa di posizione decisa e comune della Uu, Berlino cerca il compromesso, nel tentativo di proteggere le sue esportazioni nazionali secondo un approccio che uno dei consiglieri di Macron, a colloquio con me, ha definito "mercantilista". Mentre la Francia appoggia la linea dura assunta attualmente dalla Commissione europea contro la sconvolgente erosione dello stato di diritto in Polonia, la Germania ancora una volta cerca il compromesso.
Divergenze del genere potrebbero ancora essere risolte nei colloqui tra governi, in modo da arrivare al Consiglio europeo di fine giugno con una sorta di strategia franco-tedesca comune. In caso contrario Macron sta davvero prendendo in considerazione l'idea di fare appello agli elettori di tutta l'Unione in occasione del voto europeo del prossimo anno, scavalcando i suoi colleghi leader. Senza considerare le difficoltà pratiche di fare campagna elettorale in paesi altrui, il problema di questa coraggiosa idea sta nel fatto che, nonostante tutte le sue grandi virtù, Macron sotto molti aspetti è esattamente il genere di tecnocrate che rappresenta un'élite e una gerarchia a cui tanti europei sono diventati allergici.
Comunque Macron è il miglior leader europeo sulla piazza. Se fallisce, temo non solo per la Francia, ma per il futuro stesso del progetto europeo. Invito la Germania a prenderne nota.
Traduzione di Emilia Benghi