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Se il cambiamento parte dal "ma anche": le parole chiave del discorso di Conte

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Il sostantivo più citato è stato "cittadini". Ma i termini più usati dal presidente del Consiglio sono due congiunzioni: "ma" e "anche". Insomma, con Di Maio e allo stesso tempo con Salvini. E chi non è con loro è fuori gioco
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Sarà purtroppo vero, come annuncia il nuovo presidente del Consiglio, che "il cambiamento non sarà soltanto nelle parole", eppure è già in quelle che si colgono gli indizi del populismo che ci governerà. E infatti il sostantivo più ripetuto e più ricorrente, nell'interminabile discorso del neopremier - il più lungo discorso programmatico che si sia mai sentito nell'aula di Palazzo Madama: neanche Andreotti aveva parlato così tanto - non è stato "cambiamento", e neppure "lavoro" (entrambe citate dieci volte) ma un altro, all'apparenza neutro e incolore: "cittadini" (pronunciata 27 volte).

Non bisogna però lasciarsi ingannare, perché "cittadini" è in realtà una parola rivoluzionaria, e non solo perché la "Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino" fu scritta dal marchese di La Fayette sulle macerie…
Sarà purtroppo vero, come annuncia il nuovo presidente del Consiglio, che "il cambiamento non sarà soltanto nelle parole", eppure è già in quelle che si colgono gli indizi del populismo che ci governerà. E infatti il sostantivo più ripetuto e più ricorrente, nell'interminabile discorso del neopremier - il più lungo discorso programmatico che si sia mai sentito nell'aula di Palazzo Madama: neanche Andreotti aveva parlato così tanto - non è stato "cambiamento", e neppure "lavoro" (entrambe citate dieci volte) ma un altro, all'apparenza neutro e incolore: "cittadini" (pronunciata 27 volte).

Non bisogna però lasciarsi ingannare, perché "cittadini" è in realtà una parola rivoluzionaria, e non solo perché la "Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino" fu scritta dal marchese di La Fayette sulle macerie della Bastiglia e del feudalesimo, ma perché nel lessico dei nuovi potenti è questa la parola destinata a sostituire gli appellativi della politica che non c'è più, "compagni", "fratelli", "camerati" e "amici". È un vecchio sostantivo che oggi si riempie di un nuovo significato, perché i cittadini devono diventare, come diceva l'abate Sieyez che fu l'ideologo del Direttorio rivoluzionario - "i veri azionisti della grande impresa sociale", i protagonisti dell'abbattimento dell'Ancien Régime che nell'Italia di oggi non è composto da nobili e feudatari ma dalla casta e dai poteri forti.

È dunque a loro, ai "cittadini di questo meraviglioso Paese", che Giuseppe Conte promette "un vento nuovo", "una stagione nuova", un mondo nuovo che vedranno senza andare nel Nuovo Mondo. Un Paese trasparente, "senza più decisioni prese nel chiuso dei conciliaboli", dove non ci sono più le vecchie e superate alleanze ma solo questo innovativo e rivoluzionario "contratto" (11 volte) di "governo" (19).

Ma neanche "cittadini", per la precisione, è stata la parola più adoperata dal presidente del Consiglio. Quel sostantivo è stato ampiamente superato da due congiunzioni, "ma" e "anche", un'avversativa e una coordinante che lui ha pronunciato rispettivamente per 31 e per 39 volte. E non solo per dire che sarà "umile ma anche determinato", ma per tenere insieme due storie, due pulsioni e due progetti che davvero hanno assai poco in comune, se c'è voluto un contratto notarile per costringerli a convivere nello stesso governo.

E quel "ma anche" giallo-verde del neofita Conte è assai diverso, attenzione, dal "ma anche" di Walter Veltroni. Perché il "maanchismo" del fondatore del Pd era in realtà una formula inclusiva, puntava a tenere insieme gli opposti per ricavarne una sintesi pacificatrice, cercava una contaminazione che evitasse lo scontro frontale. Oggi invece il "ma anche" di Conte è esclusivo, lui è con Di Maio ma anche con Salvini, e chi non è con loro è fuori gioco. Vedremo presto, molto presto, quale cambiamento si nasconde dietro queste parole.