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(reuters)

McEnroe, Kuerten e Cecchinato: quando il fenomeno è inatteso

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Prima dell'impresa del siciliano contro Djokovic, l'americano all'esordio a Wimbledon e il brasiliano al Roland Garros sono stati grande sorprese
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Si era concluso l'ultimo punto di Cecchinato, mentre io mi trovavo al mio vecchio Club di villa Olmo a Como e ammiravo incredulo il siciliano, dimenticando la ragione fondamentale, una visita alla mia nipotina Anita di 8 anni, desiderosa di mostrarmi il suo nuovo rovescio. Non era improbabile che, vedendomi sconvolto dal tie-break finale, qualche vecchio consocio mi rivolgesse una domanda addirittura ovvia, e cioè: "Hai mai visto qualcosa di simile, Gianni?". Ero abbastanza emozionato per la più che inattesa vittoria di Marco, del quale avevo appreso solo oggi il nome di battesimo, anche se Sartori me ne aveva parlato molto bene, e anche Brandi, che ai suoi tempi mi aveva visto squalificato come suo coach, perché gli davo consigli ad alta voce.

Così ho pensato un minuto, e nella mia smemoria mi son venuti in mente altri due inattesissimi semifinalisti di Slam. Un giorno del 1977, a Dallas, avevamo disputato un torneo di giornalisti, e tra que…
Si era concluso l'ultimo punto di Cecchinato, mentre io mi trovavo al mio vecchio Club di villa Olmo a Como e ammiravo incredulo il siciliano, dimenticando la ragione fondamentale, una visita alla mia nipotina Anita di 8 anni, desiderosa di mostrarmi il suo nuovo rovescio. Non era improbabile che, vedendomi sconvolto dal tie-break finale, qualche vecchio consocio mi rivolgesse una domanda addirittura ovvia, e cioè: "Hai mai visto qualcosa di simile, Gianni?". Ero abbastanza emozionato per la più che inattesa vittoria di Marco, del quale avevo appreso solo oggi il nome di battesimo, anche se Sartori me ne aveva parlato molto bene, e anche Brandi, che ai suoi tempi mi aveva visto squalificato come suo coach, perché gli davo consigli ad alta voce.

Così ho pensato un minuto, e nella mia smemoria mi son venuti in mente altri due inattesissimi semifinalisti di Slam. Un giorno del 1977, a Dallas, avevamo disputato un torneo di giornalisti, e tra questi avevamo accettato come wild card, un avvocato presentatosi col nome di McEnroe. Dopo il torneino, l'avvocato aveva invitato Rino Tommasi e me a colazione, e ci aveva detto che il suo bambino avrebbe esordito a Parigi e a Wimbledon. "Keep an eye on my boy, please", ci aveva chiesto. Un occhio benevolo, voleva dire. Così facemmo, ma ci rendemmo presto conto che McEnroe jr non aveva bisogno di incoraggiamenti. Dopo aver vinto il doppio misto al Roland Garros con Mary Carrillo, cresciuta a Milano, il giovane Mac, partito dalle qualificazioni a Wimbledon aveva raggiunto addirittura le semifinali dove c'era voluto nientemeno che la testa di serie numero uno Connors per fermarlo, con i suoi passanti.

L'altra volta si collega al nome del simpaticissimo Kuerten, che pareva nato come Lacoste vicino allo stadio, tale era stata la sua disinvoltura da regolarista sul rosso nel battere via via Medvedev, Muster, e infine Kafelnikov, il numero 3 che io avevo pronosticato vincitore. A colpi di lunghissimi rovesci ingiocabili. "Forse - ho concluso - ci saranno stati altri giocatori, a ritrovarsi a loro agio in un momento tanto cruciale, da sembrar nati sul Philippe Chatrier come a casa, ma non li ricordo altrattanto bene".

McEnroe a Wimbledon, Kuerten a Parigi e adesso Cecchinato. Ottima compagnia.