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Il premier Giuseppe Conte e il ministro dell'Economia Giovanni Tria (reuters)

Ricchi, evasori, doppio regalo

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Quella che potrebbe sembrare una gaffe, ossia l'ammissione più o meno esplicita di Matteo Salvini che la futura flat tax avvantaggerà più i ricchi che i poveri, è in realtà né più né meno il risultato dell'applicazione di due aliquote molto basse al posto dell'attuale Irpef: il 15% fino a 80 mila euro, il 20% sopra. È ovvio che per i contribuenti più benestanti, pagare sulla maggior parte del proprio reddito il 20 per cento invece del 43 significa ridurre di oltre la metà il carico fiscale, il che equivale ad aumentare di circa il 40% il proprio reddito netto.
Ovviamente, per non recitare la parte dello sceriffo di Nottingham che toglie ai poveri per dare ai ricchi, il governo si prepara a introdurre deduzioni in grado di far guadagnare qualcosa anche ai redditi medio bassi. Ma molto meno: basti pensare che i ceti medi avranno il 20% dell'intero risparmio, mentre più della metà d…
Quella che potrebbe sembrare una gaffe, ossia l'ammissione più o meno esplicita di Matteo Salvini che la futura flat tax avvantaggerà più i ricchi che i poveri, è in realtà né più né meno il risultato dell'applicazione di due aliquote molto basse al posto dell'attuale Irpef: il 15% fino a 80 mila euro, il 20% sopra. È ovvio che per i contribuenti più benestanti, pagare sulla maggior parte del proprio reddito il 20 per cento invece del 43 significa ridurre di oltre la metà il carico fiscale, il che equivale ad aumentare di circa il 40% il proprio reddito netto.
Ovviamente, per non recitare la parte dello sceriffo di Nottingham che toglie ai poveri per dare ai ricchi, il governo si prepara a introdurre deduzioni in grado di far guadagnare qualcosa anche ai redditi medio bassi. Ma molto meno: basti pensare che i ceti medi avranno il 20% dell'intero risparmio, mentre più della metà della torta spetterà al dieci per cento più benestante. È evidente che questo duplice impegno - introdurre due aliquote piatte e dare qualcosa anche ai redditi medio-bassi - costa moltissimo. Almeno 50 miliardi, non considerando la flat tax destinata anche alle imprese. Insomma, un costo da far tremare i polsi. O quanto meno da far litigare subito gli stessi leghisti.

Prima ci fanno sapere che a partire saranno solo le imprese e che il pacchetto-famiglie sarà rinviato al 2020. Poi arriva il contrordine: si procederà immediatamente con le aziende e con le famiglie più numerose. Costo: 30 miliardi. Ancora troppo alto per immaginare di poterlo coprire con le entrate spontanee che verranno dalla ripresa alimentata con la flat tax (ipotesi tutta da dimostrare). Ed ecco l'idea, in realtà neppure nuova ma contenuta già nel programma iniziale della Lega in campagna elettorale. Idea oggi condivisa senza alcuna riserva dai Cinquestelle: si scrive "pace fiscale", si legge "condono". Difficile chiamarla diversamente quando il contratto di governo dice che bisogna "favorire l'estinzione del debito mediante un saldo e stralcio dell'importo dovuto". Tutt'al più si cerca maldestramente di rendere questo condono moralmente più accettabile aggiungendo subito dopo che va applicato "in tutte le situazioni eccezionali e involontarie di dimostrata difficoltà economica". Insomma torna l'antico concetto berlusconiano di "evasione per necessità".

Nulla a che fare con la attuale rottamazione delle cartelle, che fa uno sconto solo su interessi di mora e sanzioni. No, questa volta basterà pagare tra il 6 e il 25% di tutto il debito, a seconda del reddito e della situazione di difficoltà economica, e il fisco non vi chiederà più nulla. Gettito atteso: 60 miliardi in due anni. Una enormità.
Ma questa operazione che qualcuno potrebbe battezzare "pace con i poveri evasori" nasconde in realtà aspetti che ne mettono in forte dubbio moralità, efficacia e praticabilità. Difficile capire quand'è che un contribuente ha evaso per necessità o per italica furbizia. Con quali criteri si deciderà? Si guarderà se il reddito è basso?

Ma magari è proprio quello il segno della evasione abituale. Seconda obiezione: è realistico un gettito di 60 miliardi? Tempo fa, l'allora responsabile di Equitalia, Ernesto Maria Ruffini, oggi direttore dell'Agenzia delle Entrate, rese noti i dati sui crediti del fisco realisticamente esigibili: tra contribuenti falliti, deceduti, nullatenenti, padroni di imprese cancellate, o difesi dalla legge, alla fine si può ritenere di poter riscuotere non più del 5% dell'intero credito: 51 miliardi. Fosse anche qualcosa di più, come si fa a tirar fuori i 60 miliardi attesi? Infine, la praticabilità: le regole della finanza pubblica e le prescrizioni europee impediscono di utilizzare entrate una tantum come quelle di un condono per coprire detassazioni strutturali e permanenti quali quelle previste dalla flat tax. Conclusione: difficilmente il regalo ai ricchi potrà essere finanziato con il regalo agli evasori.