Consob, il metodo Montessori in Piazza Affari
Francesco Manacorda , di FRANCESCO MANACORDA
Se le società quotate in piazza Affari fossero una scolaresca un po' indisciplinata - e talvolta la somiglianza c'è - il cambio di linea annunciato ieri dal presidente della Consob somiglierebbe molto all'introduzione del metodo Montessori in una scuola fino a quel momento tradizionale.
Lo testimoniano le linee metodologiche che Mario Nava ha citato nel suo primo incontro con il mercato: approccio sostanzialista più che formalista, atteggiamento "proattivo" della Commissione, che in buona sostanza significa cercare di evitare i problemi prima che si verifichino, invece di provare a porvi rimedio dopo, tavoli di consultazione aperti ai soggetti vigilati. A voler spingere il paragone scolastico verso l'estremo ci sarebbe anche l'adozione della lingua inglese.
Ma servirà questa impostazione "pedagogica" al mandato della Consob, che secondo il Testo unico della finanza è l'esercizio dei poteri di …
Lo testimoniano le linee metodologiche che Mario Nava ha citato nel suo primo incontro con il mercato: approccio sostanzialista più che formalista, atteggiamento "proattivo" della Commissione, che in buona sostanza significa cercare di evitare i problemi prima che si verifichino, invece di provare a porvi rimedio dopo, tavoli di consultazione aperti ai soggetti vigilati. A voler spingere il paragone scolastico verso l'estremo ci sarebbe anche l'adozione della lingua inglese.
Ma servirà questa impostazione "pedagogica" al mandato della Consob, che secondo il Testo unico della finanza è l'esercizio dei poteri di …
Se le società quotate in piazza Affari fossero una scolaresca un po' indisciplinata - e talvolta la somiglianza c'è - il cambio di linea annunciato ieri dal presidente della Consob somiglierebbe molto all'introduzione del metodo Montessori in una scuola fino a quel momento tradizionale.
Lo testimoniano le linee metodologiche che Mario Nava ha citato nel suo primo incontro con il mercato: approccio sostanzialista più che formalista, atteggiamento "proattivo" della Commissione, che in buona sostanza significa cercare di evitare i problemi prima che si verifichino, invece di provare a porvi rimedio dopo, tavoli di consultazione aperti ai soggetti vigilati. A voler spingere il paragone scolastico verso l'estremo ci sarebbe anche l'adozione della lingua inglese.
Ma servirà questa impostazione "pedagogica" al mandato della Consob, che secondo il Testo unico della finanza è l'esercizio dei poteri di vigilanza "avendo riguardo alla tutela degli
investitori nonché all'efficienza e alla trasparenza del mercato del controllo societario e del
mercato dei capitali"?
L'efficienza di cui parla il Tuf viene oggi declinata dalla Commissione presieduta da Nava, anche come necessità di aumentare la dimensione del mercato mobiliare italiano. Una linea già enunciata dal predecessori di Nava, Giuseppe Vegas, senza però che siano seguiti grandi risultati.
Adesso si propone una serie di interventi, dalla semplificazione alla - riecco la vocazione pedagogica - "education" delle società, per spingerle più numerose verso la Borsa. L'obiettivo è condivisibile. Il rischio da evitare è che abbassare le barriere d'ingresso alla quotazione possa in qualsiasi modo ridurre le tutele per chi investe sul nostro mercato e rendere la vita più facile a chi pensa di poter aggirare le regole.
Un ultimo punto riguarda l'indipendenza della Consob. Indipendenza che oggi sembra assicurata non solo dalle norme statutarie che regolano l'attività e i poteri della Commissione, quanto da un approccio culturale del suo presidente - vedremo se e come lo seguirà l'intero collegio - che pare diametralmente opposto a quello dell'esecutivo e dunque difficilmente sospettabile di ipotetiche subordinazioni dell'autorità di vigilanza alla ragion di governo: Nava è europeista mentre a palazzo Chigi si è euroscettici; convinto che gli investitori debbano essere responsabili, mentre certa retorica politica fa di ogni investimento sbagliato un caso di "risparmio tradito"; convinto di limitare l'intervento pubblico, mentre dall'altra parte tornano di moda le nazionalizzazioni.
Nella prima lezione, insomma, il "professor" Nava ha promesso cose condivisibili e ha volato alto. Per un primo bilancio converrà capire se il "metodo Montessori" si rivelerà adatto a piazza Affari o se le quotate preferiranno fare altro. Magari sfuggire alle lezioni e continuare a giocare con le scatole cinesi.
Lo testimoniano le linee metodologiche che Mario Nava ha citato nel suo primo incontro con il mercato: approccio sostanzialista più che formalista, atteggiamento "proattivo" della Commissione, che in buona sostanza significa cercare di evitare i problemi prima che si verifichino, invece di provare a porvi rimedio dopo, tavoli di consultazione aperti ai soggetti vigilati. A voler spingere il paragone scolastico verso l'estremo ci sarebbe anche l'adozione della lingua inglese.
Ma servirà questa impostazione "pedagogica" al mandato della Consob, che secondo il Testo unico della finanza è l'esercizio dei poteri di vigilanza "avendo riguardo alla tutela degli
investitori nonché all'efficienza e alla trasparenza del mercato del controllo societario e del
mercato dei capitali"?
L'efficienza di cui parla il Tuf viene oggi declinata dalla Commissione presieduta da Nava, anche come necessità di aumentare la dimensione del mercato mobiliare italiano. Una linea già enunciata dal predecessori di Nava, Giuseppe Vegas, senza però che siano seguiti grandi risultati.
Adesso si propone una serie di interventi, dalla semplificazione alla - riecco la vocazione pedagogica - "education" delle società, per spingerle più numerose verso la Borsa. L'obiettivo è condivisibile. Il rischio da evitare è che abbassare le barriere d'ingresso alla quotazione possa in qualsiasi modo ridurre le tutele per chi investe sul nostro mercato e rendere la vita più facile a chi pensa di poter aggirare le regole.
Un ultimo punto riguarda l'indipendenza della Consob. Indipendenza che oggi sembra assicurata non solo dalle norme statutarie che regolano l'attività e i poteri della Commissione, quanto da un approccio culturale del suo presidente - vedremo se e come lo seguirà l'intero collegio - che pare diametralmente opposto a quello dell'esecutivo e dunque difficilmente sospettabile di ipotetiche subordinazioni dell'autorità di vigilanza alla ragion di governo: Nava è europeista mentre a palazzo Chigi si è euroscettici; convinto che gli investitori debbano essere responsabili, mentre certa retorica politica fa di ogni investimento sbagliato un caso di "risparmio tradito"; convinto di limitare l'intervento pubblico, mentre dall'altra parte tornano di moda le nazionalizzazioni.
Nella prima lezione, insomma, il "professor" Nava ha promesso cose condivisibili e ha volato alto. Per un primo bilancio converrà capire se il "metodo Montessori" si rivelerà adatto a piazza Affari o se le quotate preferiranno fare altro. Magari sfuggire alle lezioni e continuare a giocare con le scatole cinesi.