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 Pedro Sánchez (ansa)

La Spagna di Sánchez, Paese dell’accoglienza

Il neo-premier si presenta all'Europa con un gesto forte, dando il via libera all'arrivo dei 629 migranti dell'Aquarius. E allo stesso tempo lancia un segnale al vasto movimento della sinistra che gravita attorno a Podemos, da sempre sensibile alla linea umanitaria nei confronti dei rifugiati
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La decisione è stata fulminea, poche decine di minuti dopo che - sui social e con dichiarazioni alla stampa - si era levata forte la richiesta degli amministratori locali. Pedro Sánchez presenta all'Europa il suo biglietto da visita come nuovo premier spagnolo annunciando che sarà il porto di Valencia ad accogliere la nave Aquarius con a bordo i 629 migranti respinti dall'Italia di Salvini. L'offerta all'Onu è immediata e senza riserve, neppure con quelle cautele prospettate per un attimo dalla neo-ministra della Difesa, Margarita Robles ("dovremo studiare la situazione"), che comunque aveva ammesso, in casi così drammatici, che dev'essere il "senso di solidarietà a primeggiare".

Un gesto, quello di Sánchez, che dà subito un'impronta forte a un esecutivo socialista definito in questi giorni, in attesa di vederlo all'opera, gobierno bonito, il governo carino. E che nell'analisi …
La decisione è stata fulminea, poche decine di minuti dopo che - sui social e con dichiarazioni alla stampa - si era levata forte la richiesta degli amministratori locali. Pedro Sánchez presenta all'Europa il suo biglietto da visita come nuovo premier spagnolo annunciando che sarà il porto di Valencia ad accogliere la nave Aquarius con a bordo i 629 migranti respinti dall'Italia di Salvini. L'offerta all'Onu è immediata e senza riserve, neppure con quelle cautele prospettate per un attimo dalla neo-ministra della Difesa, Margarita Robles ("dovremo studiare la situazione"), che comunque aveva ammesso, in casi così drammatici, che dev'essere il "senso di solidarietà a primeggiare".

Un gesto, quello di Sánchez, che dà subito un'impronta forte a un esecutivo socialista definito in questi giorni, in attesa di vederlo all'opera, gobierno bonito, il governo carino. E che nell'analisi del politologo Enric Juliana sarebbe intenzionato a seguire le orme di un "liberal-progressismo simpatico" alla Justin Trudeau. È nota la sensibilità del leader del Psoe e neo-presidente sui temi umanitari: proprio in questi giorni, tra l'altro, circola il nome del celeberrimo Padre Ángel, un sacerdote fondatore dell'ong Mensajeros de la Paz, come probabile incaricato di guidare il nuovo Alto commissariato per la povertà infantile). Ma la discesa in campo di Sánchez sull'emergenza rifugiati è anche una mossa politica da non sottovalutare nei rapporti con la galassia (e il vasto elettorato) che gravita intorno alla sinistra alternativa di Podemos.

E infatti i primi a complimentarsi con il premier sono stati gli amministratori locali delle grandi città spagnole, tutte governate dalla sinistra. A cominciare ovviamente da Valencia, la città che con più forza si è offerta di accogliere i migranti. "Non si può permettere un'altra tragedia come quella di Aylán", ha detto il sindaco Joan Ribó, del movimento Compromís (vicino, appunto, a Podemos), ricordando la vicenda del bimbo siriano annegato, la cui immagine - il corpo senza vita riverso su una spiaggia - fece il giro del mondo. E la vice-presidente regionale Mónica Oltra (dello stesso partito), dichiara orgogliosa: "La società valenciana non lascia nessuno alla deriva. Bisogna aprire nel Mediterraneo un corridoio della speranza".

Anche la sindaca di Barcellona, Ada Colau, vicina a Pablo Iglesias, elogia "l'incoraggiante cambiamento nella politica umanitaria del governo", lei che ha sempre parlato della capitale catalana come città dell'accoglienza: a febbraio dello scorso anno, fu grande l'eco a livello europeo della manifestazione dei 500mila per le strade di Barcellona all'insegna dello slogan Prou excuses. Acollim ara!, "basta con le scuse, accogliamoli subito". Era, quella, una risposta all'insensibilità del governo conservatore di Mariano Rajoy, che ignorava in modo sistematico l'invocazione dei sindaci alla messa in pratica di uno spirito solidale. In prima linea, su questo fronte, c'è da tempo anche la prima cittadina di Madrid, Manuela Carmena, Nella capitale, sulla facciata del municipio campeggia da più di due anni un grande striscione con la scritta Refugees Welcome.

E infatti Carmena non ha impiegato che pochi minuti per twittare la sua "felicità di fronte alla risposta del governo spagnolo sull'Aquarius". "Li riceveremo a braccia aperte", dice Carmena, pronta a condividere con Valencia la gara della solidarietà. Questa volta, a differenza di quanto accadeva ai tempi del governo Rajoy, sa che dagli uffici della Moncloa, sede dell'esecutivo centrale, non arriveranno ostacoli di carattere burocratico. E, meno ancora, politico.