✕
Il presidente della Fifa, Gianni Infantino, con quello russo Vladimir Putin (reuters)

Russia 2018, i Mondiali dello zar

Ascolta l'audio

Il campionato del mondo è per Putin una straordinaria vetrina per rilanciare l'orgoglio nazionale. Ma la storia di come è stato assegnato è un mix di bustarelle, ricatti e spionaggio
3 minuti di lettura
Ancor più delle Olimpiadi invernali di Sochi, nel 2014, i Mondiali di calcio sono per Vladimir Putin una straordinaria vetrina per rilanciare l'orgoglio nazionale e cancellare i pregiudizi sul ruolo della Russia nel mondo: la ciliegina sulla torta del suo quarto mandato da presidente, appena conquistato con un voto quasi plebiscitario, forse anche grazie alla promessa dello show calcistico che copre buona parte dell'immenso territorio russo.

Oggi decine di milioni di persone (si prevede che l'audience televisiva globale di questa edizione sarà di 10,8 miliardi di spettatori, 14 per cento in più di Brasile 2014) vedranno Putin nella cerimonia di apertura allo stadio Luzhniki di Mosca. E il messaggio sarà "Russia is back", la Russia è tornata, non è più una "potenza regionale" come l'aveva sprezzantemente definita Barack Obama. Ora può permettersi di snobbare perfino l'invito di Trump a torn…
Ancor più delle Olimpiadi invernali di Sochi, nel 2014, i Mondiali di calcio sono per Vladimir Putin una straordinaria vetrina per rilanciare l'orgoglio nazionale e cancellare i pregiudizi sul ruolo della Russia nel mondo: la ciliegina sulla torta del suo quarto mandato da presidente, appena conquistato con un voto quasi plebiscitario, forse anche grazie alla promessa dello show calcistico che copre buona parte dell'immenso territorio russo.

Oggi decine di milioni di persone (si prevede che l'audience televisiva globale di questa edizione sarà di 10,8 miliardi di spettatori, 14 per cento in più di Brasile 2014) vedranno Putin nella cerimonia di apertura allo stadio Luzhniki di Mosca. E il messaggio sarà "Russia is back", la Russia è tornata, non è più una "potenza regionale" come l'aveva sprezzantemente definita Barack Obama. Ora può permettersi di snobbare perfino l'invito di Trump a tornare al G7 e di sfidare l'America e quello che resta dell'Occidente sedendo, negli stessi giorni, con il cinese Xi a presiedere un vertice asiatico che si chiama Sco (Shanghai Cooperation Organization).

Il Cremlino ha speso più di 10 miliardi di euro (per Sochi furono ancora di più, 40 miliardi) per costruire stadi e infrastrutture praticamente da zero: un costo enorme, ma che secondo gli spin doctor dello zar vale il ritorno d'immagine.

La storia di come Putin ha ottenuto questo Mondiale è un mix di bustarelle, ricatti, spionaggio, che s'intreccia perfino con il "Russiagate". L'ha raccontata mirabilmente Ken Bensinger, un reporter investigativo di BuzzFeed News, in un libro intitolato Red Card. Nel 2010 l'Inghilterra era pressoché sicura di ottenere il Mondiale che le mancava dal 1966. Ma per evitare rischi il comitato organizzatore aveva ingaggiato un ex agente del Mi6, che tra l'altro aveva operato per anni sotto copertura in Russia.

E, grazie ai suoi contatti, l'ex spia Christopher Steele aveva scoperto che Putin aveva ordinato che la Russia si assicurasse la rassegna del 2018 a ogni costo: corrompendo i membri della Fifa, ricorrendo agli oligarchi, soprattutto Roman Abramovich, per "convincere" con tutti i mezzi Sepp Blatter, usando la "dezinformatsiya" per screditare le altre candidature.

Oltre che ai suoi committenti Steele decise di passare le informazioni raccolte a un vecchio collega dell'Fbi, che stava indagando sulla criminalità finanziaria degli oligarchi e della mafia russa. L'indagine divenne pubblica nel 2015 con il clamoroso arresto a Zurigo di sette funzionari della Fifa e, più tardi, finì per confluire anche nel "Russiagate".

Ma la cosa più sorprendente, scrive Bensinger, è che in tutto lo scandalo Fifa la Russia, che aveva conquistato il Mondiale 2018, non risultava in nessun dossier, in nessuna carta processuale. Quando la stessa Fifa provò ad avviare un'indagine scoprì che i computer del comitato organizzatore di Russia 2018 erano stati distrutti: da una fondazione calcistica legata ad Abramovich, afferma lo stesso Bensinger.

Ottenuti i Mondiali, Putin ha applicato il suo "metodo" per metterli a frutto. Il calcio non è lo sport più popolare in Russia: l'hockey su ghiaccio (di cui Putin è grande tifoso e appassionato praticante) lo è molto di più. Ma è sempre stato uno strumento di potere politico e numerose squadre hanno avuto tradizionalmente legami con gli apparati dello Stato: Cska con l'esercito, Dinamo Mosca con la polizia e i servizi, e così via. In Russkij Futbol, un libro appena uscito in Germania, si racconta di come Lavrentij Berija, il terribile capo dei servizi ai tempi di Stalin, per far vincere la Dinamo Mosca, di cui era grande tifoso, usasse mandare nel gulag i dirigenti delle squadre rivali, a cominciare dallo Spartak.

Putin ha usato il calcio come strumento di potere e di propaganda per se stesso in vista di un'elezione che, guarda caso, coincideva con l'anno dei Mondiali. Ma ha anche applicato il suo metodo, come aveva fatto per Sochi 2014, per ottenere i finanziamenti per costruire una rete di stadi, e di relative infrastrutture, praticamente da zero. Ha detto agli oligarchi: volete continuare a prosperare, in Russia e all'estero, senza problemi? Fatemi gli stadi, voi ci guadagnate in commesse, ma soprattutto in tranquillità personale e finanziaria.

L'esempio più clamoroso è quello di Kaliningrad, un'enclave russa tra Polonia e Lituania, che Mosca considera di grande importanza strategica anche nel braccio di ferro con la Nato. La locale squadra, Baltika, milita da sempre nella serie B (mezza classifica, ha vinto solo una volta nel 1995 in 64 anni di esistenza), ha una media di spettatori che non arriva ai tremila. Ma Putin ha voluto uno stadio da 35 mila posti, che resterà una cattedrale nel deserto (lo stesso è accaduto a Saransk, stadio da 45 mila posti per una popolazione di 297 mila abitanti).

Indovinate a chi appartiene l'impresa che ha costruito lo stadio di Kaliningrad? Ad Aras Agalarov, un miliardario azero amico di Donald Trump, con il quale aveva organizzato nel 2013 il concorso di Miss Universo a Mosca, e che sarebbe stato anche il tramite dell'incontro tra il figlio di Trump e un'avvocata russa finito nell'indagine del procuratore speciale Mueller.

E così il cerchio aperto dall'ex spia Christopher Steele si chiude: dai funzionari corrotti della Fifa, ai Mondiali Russia 2018 al "Russiagate" il passo è più breve di quanto si potrebbe pensare. E il "metodo Putin" fa da collante.