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(ansa)

Gli errori di Löw e le pretese di Neymar

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A sorpresa si somma sorpresa, ma aspettiamo a dire che anche i ricchi piangono. Diciamo piuttosto che per ora non è il caso di ridere. Si vince a fatica (Francia), oppure si pareggia. Tra Spagna e Portogallo ci può stare, tra Argentina e Islanda meno, tra Brasile e Svizzera meno ancora. Oppure si perde: la Germania campione del mondo in carica col Messico, che non ruba nulla e gioca due volte meglio a calcio. Ogni partita fa storia a sé, ma è evidente che negli squadroni molto non gira come dovrebbe. Tre delle prime quattro classificate del 2014 (l’Olanda è a casa) hanno rimediato la miseria di due punti in tre partite diventate altrettante trappole. Per la Germania perdere in avvio non è una novità. Accadde nel 1982 in Spagna con l’Algeria, poi rimediò grazie a uno scandaloso biscottone con l’Austria e arrivò sino alla finalissima.

Il Messico, una volta capito che questa Germania dei campioni del mondo …
A sorpresa si somma sorpresa, ma aspettiamo a dire che anche i ricchi piangono. Diciamo piuttosto che per ora non è il caso di ridere. Si vince a fatica (Francia), oppure si pareggia. Tra Spagna e Portogallo ci può stare, tra Argentina e Islanda meno, tra Brasile e Svizzera meno ancora. Oppure si perde: la Germania campione del mondo in carica col Messico, che non ruba nulla e gioca due volte meglio a calcio. Ogni partita fa storia a sé, ma è evidente che negli squadroni molto non gira come dovrebbe. Tre delle prime quattro classificate del 2014 (l’Olanda è a casa) hanno rimediato la miseria di due punti in tre partite diventate altrettante trappole. Per la Germania perdere in avvio non è una novità. Accadde nel 1982 in Spagna con l’Algeria, poi rimediò grazie a uno scandaloso biscottone con l’Austria e arrivò sino alla finalissima.

Il Messico, una volta capito che questa Germania dei campioni del mondo aveva solo la maglia, ha sfoggiato un calcio veloce e tecnico, teso a saltare il centrocampo, dove il meno peggio era Kroos. Per il Messico, un grandissimo Herrera, ma troppi sprechi in fase conclusiva dei pur bravi Vela, Layun e Lozano, alle spalle di Hernandez. C’era il tempo di rimediare, per la Germania, ma non il gioco, non le idee. Löw non ha fatto che ammucchiare punte su punte, una troppa acerba, una troppo matura (Werner e Gomez). Per nulla ispirato Özil, invischiato in polemiche politiche, un mezzo disastro Hummels e, tanto per gradire, Neuer becca il gol sul suo palo. Che Özil sia l’ultimo difensore su Lozano, quando fa gol, è il segnale di una squadra sbilanciata. Chiamata a svegliarsi in fretta. Un pezzo di stadio che canta “Cielito lindo” va messo nel cassetto dei bei ricordi.

Petkovic manda in campo una Svizzera ordinata e votata al sacrificio (Behrami e Dzemaili più di tutti). Arriva abbastanza presto il gol-capolavoro di Coutinho e potrebbe essere il primo di una serie. Potrebbe, perché inspiegabilmente il Brasile si siede un po’ alla volta la Svizzera prende coraggio, raggiunge il pari, non determinante la spintarella di Zuber a Miranda, e lo difende. Negli ultimi 6’ il Brasile crea più occasioni da gol che in tutta la partita, forse consapevole del vespaio che nascerà da questo 1-1. La squadra è chiaramente al servizio di Neymar, che non ha entusiasmato. Quasi sempre pretende di partire in dribbling, tira tutto lui, angoli e punizioni, si tuffa dopo ogni contrasto perso, anche se non falloso. Si accende a intermittenza, e quando non s’accende sono guai. Tra lui, CR7 e il vero Messi c’è molto vantaggio per gli altri.