Un'immagine del video che riprende l'aggressione di Roberto Spada al giornalista Rai Daniele Piervincenzi
La testata di Spada è aggressione mafiosa: condanna a 6 anni
Enrico Bellavia
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di ENRICO BELLAVIA
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C'è un piano tecnico che riguarda la forma e uno, per così dire, più emotivo che incide sulla sostanza, nella condanna a sei anni di Roberto Spada per l'aggressione, la "capocciata", alla troupe di Nemo. Considerati i reati, la pena, pur pesante, resta lontana dal massimo. Il tribunale ha riconosciuto che quel gesto non è un'esplosione di violenza gratuita ma la manifesta volontà di riaffermare il prestigio mafioso, di esibire la propria capacità di intimidazione e di rimarcare il pieno controllo su un territorio in cui non sono ammesse domande. Declinando a suo modo le peculiarità del sentire e dell'agire da boss, Roberto Spada si è curato di dire con il linguaggio della brutalità chi comanda davvero a Ostia.
Voto Ostia, Roberto Spada aggredisce inviato di Nemo
L'averlo fatto a beneficio di telecamere, l'aver acceso sull'onda del sangue c…
C'è un piano tecnico che riguarda la forma e uno, per così dire, più emotivo che incide sulla sostanza, nella condanna a sei anni di Roberto Spada per l'aggressione, la "capocciata", alla troupe di Nemo. Considerati i reati, la pena, pur pesante, resta lontana dal massimo. Il tribunale ha riconosciuto che quel gesto non è un'esplosione di violenza gratuita ma la manifesta volontà di riaffermare il prestigio mafioso, di esibire la propria capacità di intimidazione e di rimarcare il pieno controllo su un territorio in cui non sono ammesse domande. Declinando a suo modo le peculiarità del sentire e dell'agire da boss, Roberto Spada si è curato di dire con il linguaggio della brutalità chi comanda davvero a Ostia.
Voto Ostia, Roberto Spada aggredisce inviato di Nemo
L'averlo fatto a beneficio di telecamere, l'aver acceso sull'onda del sangue che cola l'intermittente indignazione mediatica, ha prodotto l'esatto contrario. Invocando il silenzio della prepotenza, Spada ha creato un tale rumore che ha compromesso la sua libertà e le sue stesse ambizioni. La corona da boss che gli era piovuta sul capo gli è scivolata proprio quando l'ha esibita. Ma sarebbe sbagliato sostenere che tutto è cominciato con quella testata. Perché il faro dell'informazione su Ostia era già acceso da tempo e il ruolo del clan Spada delineato dalle inchieste costate a Federica Angeli minacce e intimidazioni. E perché su quella famiglia mafiosa la procura di Giuseppe Pignatone indagava da almeno due anni. Tanto che a gennaio 2018 è arrivata a conclusione l'inchiesta con 32 arresti ed è appena cominciato un processo che vede Roberto Spada alla sbarra come capo di un'associazione mafiosa. Abile nella gestione di droga, estorsioni, armi ma anche deciso a negoziare con la politica locale da posizioni di forza, fidando su un pacchetto di voti da spostare a piacimento: prima l'endorsement per i 5S, poi la simpatia dichiarata per CasaPound, con l'intento di pesare al banco del consenso. Proprio di questo era andato a chiedergli Piervincenzi. E proprio su questo Roberto Spada è scattato. Perché i veri affari, quelli per cui serve una sponda nella stanza dei bottoni, a Ostia come in Sicilia, si fanno nel silenzio.