L’alleato M5S usato come un taxi
Massimo Giannini , di MASSIMO GIANNININell'ora più buia di questa Italia sfascista, c'è solo una cosa più insopportabile del fragore xenofobo della ruspa di Salvini, che scava l'abisso nella terra degli uomini. È il suono vuoto della voce di Di Maio, che gli parla sopra ma senza dire niente
Nell'ora più buia di questa Italia sfascista, c'è solo una cosa più insopportabile del fragore xenofobo della ruspa di Salvini, che scava l'abisso nella terra degli uomini. È il suono vuoto della voce di Di Maio, che gli parla sopra ma senza dire niente. Il "ministro della crudeltà", come lo chiama giustamente Roberto Saviano, mette in fila le vittime della sua propaganda quotidiana. Ieri i migranti "in crociera" e i "vicescafisti" delle Ong. Oggi i rom da censire. Domani chissà chi altro. In un crescendo di anatemi razziali e deliri securitari coi quali il capo leghista, attraverso le piazze reali e digitali, bombarda i cittadini. Non per liberarli dalle paure, ma per tenerceli inchiodati.
Irenici opinionisti, cresciuti a pane e realpolitik, ci spiegano che è tutto normale, e in fondo non c'è nulla di cui preoccuparsi. È la solita campagna elettorale permanente, è…
Irenici opinionisti, cresciuti a pane e realpolitik, ci spiegano che è tutto normale, e in fondo non c'è nulla di cui preoccuparsi. È la solita campagna elettorale permanente, è…
Nell'ora più buia di questa Italia sfascista, c'è solo una cosa più insopportabile del fragore xenofobo della ruspa di Salvini, che scava l'abisso nella terra degli uomini. È il suono vuoto della voce di Di Maio, che gli parla sopra ma senza dire niente. Il "ministro della crudeltà", come lo chiama giustamente Roberto Saviano, mette in fila le vittime della sua propaganda quotidiana. Ieri i migranti "in crociera" e i "vicescafisti" delle Ong. Oggi i rom da censire. Domani chissà chi altro. In un crescendo di anatemi razziali e deliri securitari coi quali il capo leghista, attraverso le piazze reali e digitali, bombarda i cittadini. Non per liberarli dalle paure, ma per tenerceli inchiodati.
Irenici opinionisti, cresciuti a pane e realpolitik, ci spiegano che è tutto normale, e in fondo non c'è nulla di cui preoccuparsi. È la solita campagna elettorale permanente, è la fisiologica contesa per l'egemonia culturale dentro la coalizione bi-populista, è il tentativo di nascondere il prematuro falò delle promesse pre-voto (dalla flat tax all'abolizione della Fornero) con il salto nel cerchio del fuoco sovranista compiuto dai nuovi arditi della "destra realizzata". Qualunque cosa sia produce consenso, come dimostrano i sondaggi. E quindi si auto-giustifica.
È tutto vero. Ma stavolta c'è di più. Salvini ha trasformato il presunto "governo del cambiamento" nel suo personale "gabinetto di guerra", e il Viminale nel suo braccio armato. Il ministero che custodisce la forza del diritto e incarna l'ordine repubblicano in cui tutti gli italiani si devono riconoscere è diventato il laboratorio in cui il Dottor Stranamore in cravatta verde distilla il veleno da inoculare nelle vene di un Paese spaventato.
E il veleno scorre copioso, mentre Salvini attacca l'Europa e difende Orbán proprio nel giorno in cui annuncia l'inserimento in Costituzione del divieto di accogliere migranti clandestini. Le parole volano come pietre e diventano pallottole, mentre Salvini rilancia la sua truce "zingarata" proprio nel giorno in cui si scopre che a Caserta, in stile Macerata, il suprematista bianco spara al nero disgraziato. L'odio cova, sotto la pelle di un'Italia che si vuole svilire a Piccola Patria, o grande colonia penale.
Verrebbe da chiedere: di che ti meravigli? Salvini fa il Salvini. E dunque, parafrasando Marx: ben scavato, vecchia ruspa. Ma il tema vero adesso è un altro. Salvini ha superato i limiti, riducendo in carta straccia la nostra grammatica civile. Possibile che i Cinque Stelle non abbiano nulla da obiettare? Possibile che siano disposti ad ingoiare a loro volta tutto questo veleno, pur di sedere al tavolo del Consiglio dei ministri e di Palazzo Chigi, per interposto avvocato? Possibile che non si ribellino? Se non ora, quando?
Di fronte a Salvini che urla "non mollo" sul censimento per i rom, Di Maio balbetta: "Prima serve il censimento dei raccomandati nella PA". Il leghista gioca a tutto campo, attaccando i diritti universali di uguaglianza. Il pentastellato gioca nella sua solita ridotta, attaccando le miserabili lottizzazioni di sottogoverno. Come se di fronte alla colossale posta in palio cui le destre stanno puntando in tutto l'Occidente si potesse immaginare una scala gerarchica in cui i valori costituzionali contano quanto le nomine alla Rai.
Ma proprio in questa dismisura sta l'inadeguatezza politico-culturale della macchina pentastellata, che ormai Salvini usa come un taxi. Il tempo delle chiacchiere e dei distinguo è già finito. Serve davvero una "Resistenza" sociale, politica e istituzionale, che dia anche al presidente della Repubblica Mattarella tutto il sostegno di cui avrà bisogno. Ci ha pensato un grande fotografo come Oliviero Toscani, e non i leader della sinistra. Pazienza, è comunque un primo passo. In America, di fronte all'abominio trumpiano dei bimbi strappati alle famiglie alla frontiera messicana, Melania non ha esitato ad accusare suo marito. In Italia, per fermare Salvini, non possiamo aspettare l'accorata orazione civile di Elisa Isoardi.
Irenici opinionisti, cresciuti a pane e realpolitik, ci spiegano che è tutto normale, e in fondo non c'è nulla di cui preoccuparsi. È la solita campagna elettorale permanente, è la fisiologica contesa per l'egemonia culturale dentro la coalizione bi-populista, è il tentativo di nascondere il prematuro falò delle promesse pre-voto (dalla flat tax all'abolizione della Fornero) con il salto nel cerchio del fuoco sovranista compiuto dai nuovi arditi della "destra realizzata". Qualunque cosa sia produce consenso, come dimostrano i sondaggi. E quindi si auto-giustifica.
È tutto vero. Ma stavolta c'è di più. Salvini ha trasformato il presunto "governo del cambiamento" nel suo personale "gabinetto di guerra", e il Viminale nel suo braccio armato. Il ministero che custodisce la forza del diritto e incarna l'ordine repubblicano in cui tutti gli italiani si devono riconoscere è diventato il laboratorio in cui il Dottor Stranamore in cravatta verde distilla il veleno da inoculare nelle vene di un Paese spaventato.
E il veleno scorre copioso, mentre Salvini attacca l'Europa e difende Orbán proprio nel giorno in cui annuncia l'inserimento in Costituzione del divieto di accogliere migranti clandestini. Le parole volano come pietre e diventano pallottole, mentre Salvini rilancia la sua truce "zingarata" proprio nel giorno in cui si scopre che a Caserta, in stile Macerata, il suprematista bianco spara al nero disgraziato. L'odio cova, sotto la pelle di un'Italia che si vuole svilire a Piccola Patria, o grande colonia penale.
Verrebbe da chiedere: di che ti meravigli? Salvini fa il Salvini. E dunque, parafrasando Marx: ben scavato, vecchia ruspa. Ma il tema vero adesso è un altro. Salvini ha superato i limiti, riducendo in carta straccia la nostra grammatica civile. Possibile che i Cinque Stelle non abbiano nulla da obiettare? Possibile che siano disposti ad ingoiare a loro volta tutto questo veleno, pur di sedere al tavolo del Consiglio dei ministri e di Palazzo Chigi, per interposto avvocato? Possibile che non si ribellino? Se non ora, quando?
Di fronte a Salvini che urla "non mollo" sul censimento per i rom, Di Maio balbetta: "Prima serve il censimento dei raccomandati nella PA". Il leghista gioca a tutto campo, attaccando i diritti universali di uguaglianza. Il pentastellato gioca nella sua solita ridotta, attaccando le miserabili lottizzazioni di sottogoverno. Come se di fronte alla colossale posta in palio cui le destre stanno puntando in tutto l'Occidente si potesse immaginare una scala gerarchica in cui i valori costituzionali contano quanto le nomine alla Rai.
Ma proprio in questa dismisura sta l'inadeguatezza politico-culturale della macchina pentastellata, che ormai Salvini usa come un taxi. Il tempo delle chiacchiere e dei distinguo è già finito. Serve davvero una "Resistenza" sociale, politica e istituzionale, che dia anche al presidente della Repubblica Mattarella tutto il sostegno di cui avrà bisogno. Ci ha pensato un grande fotografo come Oliviero Toscani, e non i leader della sinistra. Pazienza, è comunque un primo passo. In America, di fronte all'abominio trumpiano dei bimbi strappati alle famiglie alla frontiera messicana, Melania non ha esitato ad accusare suo marito. In Italia, per fermare Salvini, non possiamo aspettare l'accorata orazione civile di Elisa Isoardi.