Argentina, processiamo Sampaoli ma la Croazia è una squadra vera
Gianni Mura , di GIANNI MURA
Quasi a casa, l’Argentina. Al primo turno, da non crederci. Ma è capitato ai campioni del mondo in carica (Francia, Italia, Spagna), può capitare ai vicecampioni del mondo, tanto più se giocano come ieri. Cioè malissimo, quasi tutti, da Caballero (tremenda papera che genera lo 0-1) a Messi: 11 tiri in porta con l’Islanda, più il rigore sbagliato. Nulla, assolutamente nulla ieri. Quel 10 sulla schiena, davanti a Maradona che piange in tribuna, lo schiaccia a terra più del previsto, più del dovuto.
E poi, certo, la Croazia è forte e alla lunga questa forza emerge, cresce, sommerge una banda di malcapitati e malmessi in campo. Il primo tempo, occasioni per Perisic, Perez, Mandzukic, si snoda tra calcetti, calcioni e gomitate. Mandzukic e Rebic, Mercado e Otamendi (che meritava il rosso nel finale) i più assidui.
Ora partiranno i processi: a Messi di sicuro, ben altro ci si aspettava da lui in Argentina e fuori. G…
E poi, certo, la Croazia è forte e alla lunga questa forza emerge, cresce, sommerge una banda di malcapitati e malmessi in campo. Il primo tempo, occasioni per Perisic, Perez, Mandzukic, si snoda tra calcetti, calcioni e gomitate. Mandzukic e Rebic, Mercado e Otamendi (che meritava il rosso nel finale) i più assidui.
Ora partiranno i processi: a Messi di sicuro, ben altro ci si aspettava da lui in Argentina e fuori. G…
Quasi a casa, l’Argentina. Al primo turno, da non crederci. Ma è capitato ai campioni del mondo in carica (Francia, Italia, Spagna), può capitare ai vicecampioni del mondo, tanto più se giocano come ieri. Cioè malissimo, quasi tutti, da Caballero (tremenda papera che genera lo 0-1) a Messi: 11 tiri in porta con l’Islanda, più il rigore sbagliato. Nulla, assolutamente nulla ieri. Quel 10 sulla schiena, davanti a Maradona che piange in tribuna, lo schiaccia a terra più del previsto, più del dovuto.
E poi, certo, la Croazia è forte e alla lunga questa forza emerge, cresce, sommerge una banda di malcapitati e malmessi in campo. Il primo tempo, occasioni per Perisic, Perez, Mandzukic, si snoda tra calcetti, calcioni e gomitate. Mandzukic e Rebic, Mercado e Otamendi (che meritava il rosso nel finale) i più assidui.
Ora partiranno i processi: a Messi di sicuro, ben altro ci si aspettava da lui in Argentina e fuori. Già dalla sua mestizia, durante l’inno, si può intuire che un brutto presentimento ce l’ha. Sparisce in un mulinello, appena l’acqua si alza, senza un pigolio, senza un gesto. Né capitano né condottiero. Processo di sicuro anche a Sampaoli, che somiglia sempre di più a Giuliano Sangiorgi dei Negramaro. Ma nemmeno Sangiorgi avrebbe messo Mascherano in un centrocampo già accusato di lentezza con Biglia, o avrebbe fatto tre cambi per rinforzare la squadra, ma indebolendola di fatto. Processare Caballero è troppo facile.
Non è colpa di nessuno se la Croazia è una squadra vera, con un centrocampo invidiabile, forse il migliore del mondiale: Brozovic, Modric, Rakitic e Perisic. In difesa i più affidabili sono il portiere e Lovren. Davanti si va a sportellate, anche quelle a volte servono. Rebic, quando se n’è andato nessuno ha pianto a Firenze e a Verona. Mangia un gol per egoismo, è graziato dall’arbitro (giallo e non rosso sullo 0-0) ma il regalo di Caballero non può rifiutarlo. È l’inizio, casuale, del crollo. Una volta fatta la frittata, Sampaoli manda dentro Higuain e poi Dybala. Quasi tutto è compromesso, ma la squadra è sfiduciata, stracciata, la reazione è puramente nervosa, ma il gioco manca. Un gran tiro da fuori di Modric, una traversa e poi il 3-0 di Rakitic su assist di Kovacic appesantiscono un risultato già pesante di suo e complicano il discorso sulla differenza-gol. Molto dipende dal risultato di Islanda-Nigeria. Vincesse l’Islanda, l’Argentina non sarebbe nemmeno padrona del suo destino. A proposito: come si dice biscotto in russo?
E poi, certo, la Croazia è forte e alla lunga questa forza emerge, cresce, sommerge una banda di malcapitati e malmessi in campo. Il primo tempo, occasioni per Perisic, Perez, Mandzukic, si snoda tra calcetti, calcioni e gomitate. Mandzukic e Rebic, Mercado e Otamendi (che meritava il rosso nel finale) i più assidui.
Ora partiranno i processi: a Messi di sicuro, ben altro ci si aspettava da lui in Argentina e fuori. Già dalla sua mestizia, durante l’inno, si può intuire che un brutto presentimento ce l’ha. Sparisce in un mulinello, appena l’acqua si alza, senza un pigolio, senza un gesto. Né capitano né condottiero. Processo di sicuro anche a Sampaoli, che somiglia sempre di più a Giuliano Sangiorgi dei Negramaro. Ma nemmeno Sangiorgi avrebbe messo Mascherano in un centrocampo già accusato di lentezza con Biglia, o avrebbe fatto tre cambi per rinforzare la squadra, ma indebolendola di fatto. Processare Caballero è troppo facile.
Non è colpa di nessuno se la Croazia è una squadra vera, con un centrocampo invidiabile, forse il migliore del mondiale: Brozovic, Modric, Rakitic e Perisic. In difesa i più affidabili sono il portiere e Lovren. Davanti si va a sportellate, anche quelle a volte servono. Rebic, quando se n’è andato nessuno ha pianto a Firenze e a Verona. Mangia un gol per egoismo, è graziato dall’arbitro (giallo e non rosso sullo 0-0) ma il regalo di Caballero non può rifiutarlo. È l’inizio, casuale, del crollo. Una volta fatta la frittata, Sampaoli manda dentro Higuain e poi Dybala. Quasi tutto è compromesso, ma la squadra è sfiduciata, stracciata, la reazione è puramente nervosa, ma il gioco manca. Un gran tiro da fuori di Modric, una traversa e poi il 3-0 di Rakitic su assist di Kovacic appesantiscono un risultato già pesante di suo e complicano il discorso sulla differenza-gol. Molto dipende dal risultato di Islanda-Nigeria. Vincesse l’Islanda, l’Argentina non sarebbe nemmeno padrona del suo destino. A proposito: come si dice biscotto in russo?