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(agf)

La neolingua di Salvini

Per opportunismo politico il ministro insiste continuamente con frasi ed espressioni aggressive
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Matteo Salvini parla la neolingua, quella che Orwell in 1984 attribuisce al ministero della Verità. Ha cominciato con le felpe e le t-shirt che riportavano i nomi di località, un modo per dire: io sono di... Adesione all'identità locale. Metodo camaleontico che sfrutta il campanilismo. Poi sono venute le magliette con affermazioni più elaborate: sono un populista, fuori dall'euro. Erano slogan: una battaglia condotta con le frasi. I linguisti la chiamano "performavità", "dire è fare". Poi è diventato ministro. Dal muro della sede nazionale della Lega a Milano ha fatto cancellare vecchi slogan: Lega Nord Padania, basta euro. Era la premessa alla neolingua che il ministro della Verità s'apprestava a parlare.

Salvini usa espressioni come "la pacchia è finita" o "la musica è cambiata", mutando di senso frasi che sino a questo momento significavano altro. La prima fras…
Matteo Salvini parla la neolingua, quella che Orwell in 1984 attribuisce al ministero della Verità. Ha cominciato con le felpe e le t-shirt che riportavano i nomi di località, un modo per dire: io sono di... Adesione all'identità locale. Metodo camaleontico che sfrutta il campanilismo. Poi sono venute le magliette con affermazioni più elaborate: sono un populista, fuori dall'euro. Erano slogan: una battaglia condotta con le frasi. I linguisti la chiamano "performavità", "dire è fare". Poi è diventato ministro. Dal muro della sede nazionale della Lega a Milano ha fatto cancellare vecchi slogan: Lega Nord Padania, basta euro. Era la premessa alla neolingua che il ministro della Verità s'apprestava a parlare.

Salvini usa espressioni come "la pacchia è finita" o "la musica è cambiata", mutando di senso frasi che sino a questo momento significavano altro. La prima frase è diretta a chi attraversa i mari a rischio della vita per sottrarsi a guerra, povertà, morte. Un cambio ben evidente. Chi fugge dall'Africa gode forse di qualche cuccagna? La parola pacchia significa letteralmente: "Mangiare con ingordigia". "La musica è cambiata", altro refrain, non intende riferirsi a un cambiamento in positivo, è piuttosto una minaccia. Entrambe le espressioni contengono un tasso di aggressività elevato. Sono frasi da stadio, non proposte politiche. Salvini parla la lingua dell'aggressione perché è cresciuto in questa lingua, quella degli ultras del calcio, dove si è formato culturalmente. Una lingua che purtroppo oggi tutti intendono, se non proprio parlano, grazie soprattutto ai social.
Lo slittamento semantico è operato attraverso il continuo riferimento allo scontro. Di più: Salvini ha bisogno d'individuare un capro espiatorio per l'insoddisfazione, il malcontento e il risentimento che covano nel Paese. Parla dei viaggi dei migranti come di "una crociera". Evoca immagini di transatlantici nelle pagine patinate delle pubblicità. Sono forse in crociera i migranti? Altra mistificazione. "Questi signori", formula usuale nella neolingua di Salvini, sta a indicare i burocrati di Bruxelles o gli altri governanti europei. Una formula che ricorda il linguaggio mussoliniano usato ai tempi delle sanzioni contro l'Italia, dopo l'aggressione all'Etiopia per creare un impero coloniale. Il ministro della Verità poi getta addosso agli altri, come un proiettile, la parola "vergogna" per non vedersela riversare addosso, come sarebbe giusto.

La vergogna Salvini non sa cosa sia, dato che mente spudoratamente, come fa sugli arrivi dei migranti, portati sulle coste italiane ora da mercantili e navi militari. Che il ministro dell'Interno sia senza vergogna è indubbio. Si erge a giudice di situazioni complesse che tende a semplificare a scopo propagandistico. La semplificazione è tipica di chi vuole ridurre i problemi al bianco e al nero. La propaganda nazista utilizzava questa stessa tecnica comunicativa fondata sulla scelta del nemico, verso cui dirigeva il malcontento popolare per la situazione di crisi economica degli anni Venti del XX secolo. Produrre il nemico è il solo modo che Salvini ha per esistere politicamente. Non ha idee, non ha visione del futuro, non ha progetti, se non quello di aumentare il proprio potere. Il suo è un tipico caso di opportunismo politico, per questo insiste continuamente sulle parole. Anche se ha preso a scrivere parole affettuose, dal tono adolescenziale, dirette ai tifosi nei tweet ("amici vi voglio bene"), non dismette il linguaggio dell'aggressione. Strumentalizza le parole come fa con le persone. Irresponsabile e falsario, è un pericolo per tutti.