Le richieste della Libia a Salvini in arrivo
Vincenzo Nigro , dal nostro inviato VINCENZO NIGROIn Libia ci sono molteplici livelli di scontro: militare, economico e petrolifero, internazionale, regionale e mondiale. E all'interno di questa ragnatela c'è la dimensione, decisiva per l'Italia, della lotta al traffico di migranti
TRIPOLI. Quando questa mattina il ministro dell'Interno Matteo Salvini atterrerà all'aeroporto di Mitiga forse saprà che la sua visita a Tripoli è stata possibile anche grazie a un segreto lavoro di mediazione fra capi-milizia. L'ambasciatore d'Italia e i funzionari dei servizi di sicurezza, oltre a fissare gli appuntamenti con il presidente Serraj, con il vice Maitig e con il ministro dell'Interno, si sono fatti garantire una tregua. In queste poche ore nessuno proverà ad assaltare proprio l'aeroporto di Tripoli per conquistarlo.
Ci hanno provato soltanto un mese fa: prima dell'inizio del Ramadan, il "Battaglione 33" di Bashir Al Bugra, un islamista legato al Gran Mufti di Tripoli, provò a far sloggiare l'altra milizia del salafita Abdelaraouf Kara. Un'altra brigata ancora accorse in soccorso di Kara dal centro di Tripoli e adesso vuol farsi pagare il prezzo del salvataggio.
Questo conferma una cosa: l…
Ci hanno provato soltanto un mese fa: prima dell'inizio del Ramadan, il "Battaglione 33" di Bashir Al Bugra, un islamista legato al Gran Mufti di Tripoli, provò a far sloggiare l'altra milizia del salafita Abdelaraouf Kara. Un'altra brigata ancora accorse in soccorso di Kara dal centro di Tripoli e adesso vuol farsi pagare il prezzo del salvataggio.
Questo conferma una cosa: l…
TRIPOLI. Quando questa mattina il ministro dell'Interno Matteo Salvini atterrerà all'aeroporto di Mitiga forse saprà che la sua visita a Tripoli è stata possibile anche grazie a un segreto lavoro di mediazione fra capi-milizia. L'ambasciatore d'Italia e i funzionari dei servizi di sicurezza, oltre a fissare gli appuntamenti con il presidente Serraj, con il vice Maitig e con il ministro dell'Interno, si sono fatti garantire una tregua. In queste poche ore nessuno proverà ad assaltare proprio l'aeroporto di Tripoli per conquistarlo.
Ci hanno provato soltanto un mese fa: prima dell'inizio del Ramadan, il "Battaglione 33" di Bashir Al Bugra, un islamista legato al Gran Mufti di Tripoli, provò a far sloggiare l'altra milizia del salafita Abdelaraouf Kara. Un'altra brigata ancora accorse in soccorso di Kara dal centro di Tripoli e adesso vuol farsi pagare il prezzo del salvataggio.
Questo conferma una cosa: la dimensione politica in Libia è soltanto uno dei livelli di scontro. C'è quello militare, quello economico e petrolifero, c'è quello internazionale, regionale e mondiale. E all'interno di questa ragnatela c'è anche la dimensione decisiva per l'Italia della lotta al traffico di migranti. Salvini in Libia troverà forte supporto alla sua decisione di provare a chiudere i porti italiani alle Ong. A partire dalla Guardia costiera aiutata dalla Difesa italiana, per passare a tutti i leader politici. In Libia credono una cosa soltanto: ormai le Ong offrono un servizio di trasporto, non di salvataggio. Un aiuto oggettivo ai trafficanti.
Ma la stessa Guardia costiera libica non è ancora in grado di svolgere fino in fondo il suo servizio. L'Italia ha schierato in porto una nave officina, adesso è la Caprera. Ma gli aiuti concreti del ministero della Difesa sono ancora pochi. Hanno chiesto navi Search&Rescue, che non sarebbero sotto embargo, hanno chiesto altri pezzi di ricambio perché le quattro vecchie motovedette si rompono spesso. Le risposte italiane sono lente.
Salvini non avrà nessuno scrupolo a impegnarsi di più rispetto a Minniti e Pinotti, che aiutavano i libici con l'imbarazzo di doversi difendere dalla sinistra Pd. Su un altro fronte invece il ministro ha problemi molto seri: lo scontro verbale, diretto, del governo italiano con il presidente francese Macron ha attizzato un contrasto che in Libia ormai è evidente. Dopo gli ultimi mesi di assenza del governo, Macron si è inserito per diventare l'attore politico mondiale capace di dare le carte agli attori libici. In una partita che per l'Italia è strategica: non ci sono solo i migranti, ci sono gli interessi petroliferi ed economici, ma soprattutto la Libia è l'ultimo posto al mondo dove l'Italia possa essere decisiva politicamente.
Per ora il governo Conte non sembra pronto a lavorare collettivamente alla sfida. Molti ministri annunciano di voler venire a Tripoli, ma sembra quasi per inseguire Salvini. Prima farebbero meglio a incontrarsi tutti insieme, fra di loro, a Roma: una visione e poi una tattica comune per la Libia sono irrinunciabili.
Ci hanno provato soltanto un mese fa: prima dell'inizio del Ramadan, il "Battaglione 33" di Bashir Al Bugra, un islamista legato al Gran Mufti di Tripoli, provò a far sloggiare l'altra milizia del salafita Abdelaraouf Kara. Un'altra brigata ancora accorse in soccorso di Kara dal centro di Tripoli e adesso vuol farsi pagare il prezzo del salvataggio.
Questo conferma una cosa: la dimensione politica in Libia è soltanto uno dei livelli di scontro. C'è quello militare, quello economico e petrolifero, c'è quello internazionale, regionale e mondiale. E all'interno di questa ragnatela c'è anche la dimensione decisiva per l'Italia della lotta al traffico di migranti. Salvini in Libia troverà forte supporto alla sua decisione di provare a chiudere i porti italiani alle Ong. A partire dalla Guardia costiera aiutata dalla Difesa italiana, per passare a tutti i leader politici. In Libia credono una cosa soltanto: ormai le Ong offrono un servizio di trasporto, non di salvataggio. Un aiuto oggettivo ai trafficanti.
Ma la stessa Guardia costiera libica non è ancora in grado di svolgere fino in fondo il suo servizio. L'Italia ha schierato in porto una nave officina, adesso è la Caprera. Ma gli aiuti concreti del ministero della Difesa sono ancora pochi. Hanno chiesto navi Search&Rescue, che non sarebbero sotto embargo, hanno chiesto altri pezzi di ricambio perché le quattro vecchie motovedette si rompono spesso. Le risposte italiane sono lente.
Salvini non avrà nessuno scrupolo a impegnarsi di più rispetto a Minniti e Pinotti, che aiutavano i libici con l'imbarazzo di doversi difendere dalla sinistra Pd. Su un altro fronte invece il ministro ha problemi molto seri: lo scontro verbale, diretto, del governo italiano con il presidente francese Macron ha attizzato un contrasto che in Libia ormai è evidente. Dopo gli ultimi mesi di assenza del governo, Macron si è inserito per diventare l'attore politico mondiale capace di dare le carte agli attori libici. In una partita che per l'Italia è strategica: non ci sono solo i migranti, ci sono gli interessi petroliferi ed economici, ma soprattutto la Libia è l'ultimo posto al mondo dove l'Italia possa essere decisiva politicamente.
Per ora il governo Conte non sembra pronto a lavorare collettivamente alla sfida. Molti ministri annunciano di voler venire a Tripoli, ma sembra quasi per inseguire Salvini. Prima farebbero meglio a incontrarsi tutti insieme, fra di loro, a Roma: una visione e poi una tattica comune per la Libia sono irrinunciabili.