La giustizia gialloverde è amica degli amici
Stefano Cappellini , di Stefano Cappellini
Segnatevi il nome di Jacopo Morrone. La sua performance di ieri, in qualità di sottosegretario alla Giustizia chiamato a intervenire al Csm in un incontro di formazione per magistrati in tirocinio, meriterebbe di restare un unicum nella sua breve esperienza di membro del governo. Perché un sottosegretario che parla a giovani toghe, a due giorni dalle elezioni per il rinnovo dell'organo di autogoverno della magistratura, e ritiene sua facoltà approfittare della lezione per auspicare la fine delle correnti in magistratura, "soprattutto quelle di sinistra", non dovrebbe restare un minuto di più in carica. Tanto più se, davanti alle inevitabili e sacrosante proteste per la sua condotta, ritiene di potersela cavare rivendicando "la posizione politica" e spiegando di aver "parlato a titolo personale", come se un sottosegretario disponesse di un nulla osta a pronunciare bestialità purché non impegnino formalme…
Segnatevi il nome di Jacopo Morrone. La sua performance di ieri, in qualità di sottosegretario alla Giustizia chiamato a intervenire al Csm in un incontro di formazione per magistrati in tirocinio, meriterebbe di restare un unicum nella sua breve esperienza di membro del governo. Perché un sottosegretario che parla a giovani toghe, a due giorni dalle elezioni per il rinnovo dell'organo di autogoverno della magistratura, e ritiene sua facoltà approfittare della lezione per auspicare la fine delle correnti in magistratura, "soprattutto quelle di sinistra", non dovrebbe restare un minuto di più in carica. Tanto più se, davanti alle inevitabili e sacrosante proteste per la sua condotta, ritiene di potersela cavare rivendicando "la posizione politica" e spiegando di aver "parlato a titolo personale", come se un sottosegretario disponesse di un nulla osta a pronunciare bestialità purché non impegnino formalmente il suo ministro. Ma un fatto è ormai chiaro: nel governo gialloverde è saltata qualsiasi regola e i più esuberanti tra i suoi esponenti sono capaci di spacciare ogni flatulenza per sberleffo al galateo del politicamente corretto. In nome del popolo sovrano, naturalmente. E come spesso accade lo sprezzo del ruolo va di pari passo con quello del ridicolo: occorre anche una discreta scompostezza logica per pensare che una intemerata contro le correnti della magistratura - tema serissimo - possa essere servito alla Morrone, al quale non piacciono le correnti togate ma, non sperando nell'obiettivo massimo, si accontenterebbe che restassero in campo solo quelle del centro e della destra.
Il ministro Bonafede, allevato alla scuola giuridica di Piercamillo Davigo, se l'è cavata come già sulle polemica leghista contro la sentenza sulla truffa dei rimborsi. Con una dichiarazione che conferma l'autodifesa di Morrone: "Non è la linea del ministro". L'intransigenza grillina in tema di giustizia sa essere più flessibile di un voucher quando si tratta di non disturbare gli amici, cioè gli esponenti M5S che incappano in vicende giudiziarie, e gli amici degli amici, ovvero i soci di governo. Questa è la giustizia nell'era populista. Il clangore di manette, agitate in faccia agli ultimi. Il cappio sventolato, come quello brandito da un peone leghista alla Camera in piena Tangentopoli, a monito degli avversari politici. Per i Giusti del Popolo no, per loro c'è sempre e solo il salvacondotto del consenso. Che assolve, indulta e prescrive.
Il ministro Bonafede, allevato alla scuola giuridica di Piercamillo Davigo, se l'è cavata come già sulle polemica leghista contro la sentenza sulla truffa dei rimborsi. Con una dichiarazione che conferma l'autodifesa di Morrone: "Non è la linea del ministro". L'intransigenza grillina in tema di giustizia sa essere più flessibile di un voucher quando si tratta di non disturbare gli amici, cioè gli esponenti M5S che incappano in vicende giudiziarie, e gli amici degli amici, ovvero i soci di governo. Questa è la giustizia nell'era populista. Il clangore di manette, agitate in faccia agli ultimi. Il cappio sventolato, come quello brandito da un peone leghista alla Camera in piena Tangentopoli, a monito degli avversari politici. Per i Giusti del Popolo no, per loro c'è sempre e solo il salvacondotto del consenso. Che assolve, indulta e prescrive.