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Il presidente francese Macron e la cancelliera tedesca Merkel (afp)

L’Europa liberale da salvare

I governi liberali devono dare risposte a ineguaglianze insicurezza e bisogno di identità per non lasciare che a sfruttarli siano solo i populisti
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The Strange Death of Liberal England (La strana morte dell'Inghilterra liberale) è il titolo di uno dei più famosi saggi storici in lingua inglese. È alla strana morte dell'Europa liberale che stiamo assistendo ora? Nel momento in cui il populismo stringe nella sua morsa l'Europa, minacciando anche il trono della cancelliera tedesca Merkel, il rischio è palese. Esiste un nuovo spartiacque politico in Europa, importante quanto quello vecchio tra destra e sinistra. Divide i partiti e ne sforna altri. Apre fronti mai visti. Da un lato c'è la fazione di Merkron, dall'altro quella di Orbvini.

Al di là delle differenze di posizione esistenti tra Merkel e Macron su tematiche quali l'Eurozona, entrambi prediligono soluzioni liberali, europee, fondate sulla cooperazione internazionale. Da qui "Merkron". Pur con alcune differenze, invece, il leader ungherese Orbán e il populista Salvini invocano soluzioni nazion…
The Strange Death of Liberal England (La strana morte dell'Inghilterra liberale) è il titolo di uno dei più famosi saggi storici in lingua inglese. È alla strana morte dell'Europa liberale che stiamo assistendo ora? Nel momento in cui il populismo stringe nella sua morsa l'Europa, minacciando anche il trono della cancelliera tedesca Merkel, il rischio è palese. Esiste un nuovo spartiacque politico in Europa, importante quanto quello vecchio tra destra e sinistra. Divide i partiti e ne sforna altri. Apre fronti mai visti. Da un lato c'è la fazione di Merkron, dall'altro quella di Orbvini.

Al di là delle differenze di posizione esistenti tra Merkel e Macron su tematiche quali l'Eurozona, entrambi prediligono soluzioni liberali, europee, fondate sulla cooperazione internazionale. Da qui "Merkron". Pur con alcune differenze, invece, il leader ungherese Orbán e il populista Salvini invocano soluzioni nazionali illiberali, alla ricerca del capro espiatorio, escludendo gli "altri" sotto il profilo etnico e culturale. Da qui "Orbvini". Il primo ministro socialista spagnolo Sánchez e il presidente del Consiglio europeo Tusk appartengono alla fazione Merkron, mentre la Csu bavarese, il cancelliere austriaco Kurz, il partito Diritto e Giustizia (Pis) di Kaczynski in Polonia e alcuni fautori di Brexit rientrano in quella di Orbvini.

Sarà la lotta tra il Merkronismo e l'Orbvinismo a improntare la politica del Continente dei prossimi anni. Mentre i politici scaldano in muscoli in vista delle elezioni europee del 2019, il Partito popolare europeo si aggrappa disperatamente a Fidesz, il partito di Orbán, e ha indirizzato furtivi approcci al Pis nel timore che la fazione Orbvini dia vita a una nuova alleanza in concorrenza. Mettendo in campo il suo partito, la Lega, Salvini minaccia la "Lega europea delle Leghe". Da moltissimo tempo non si profilavano elezioni europee tanto imprevedibili. Tutte le fratture interne all'Ue si possono collocare lungo l'asse Merkron-Orbvini. Le divergenze circa l'Eurozona e il futuro bilancio europeo, ad esempio, seguono criteri di carattere più nazionale che politico. Nel caso di Brexit abbiamo 27 Paesi contro uno. Ma per il momento è in vantaggio la squadra di Orbvini. Il team Merkron si mostra stanco e chiuso in difesa, come le nazionali tedesca e spagnola ai Mondiali, che giocano secondo i soliti schemi senza riuscire a segnare. Il futuro stesso di Merkel è incerto e Kurz è un centrocampista decisivo che gioca ora per Orbvini.

Il tema dell'immigrazione, attorno al quale la fazione di Orbvini chiama a raccolta i suoi, ha valenza sia reale che simbolica. A seguito del "magnifico errore" di Merkel (così l'ha definito il cantauore dissidente Wolf Biermann), dal 2015 in Germania sono entrati moltissimi profughi. Dopo l'allargamento dell'Ue nel 2004 sono arrivati in Inghilterra più di 2 milioni di est europei e le concrete problematiche legate ad alloggio, impiego, assistenza sanitaria e scuola hanno contribuito al voto per Brexit. Italia, Spagna e Grecia hanno realmente fatto fatica, con scarsi aiuti dai partner nordeuropei, ad accogliere vasti flussi sia di profughi sia di persone che rischiano di affogare nel Mediterraneo nella speranza di una vita migliore. Ma l'immigrazione è anche un tema simbolico che attira interessi di caratttere culturale e identitario come limatura di ferro attorno a un magnete.

È giusto osservare che i livelli d'immigrazione incontrollata nell'Ue dopo il 2015 sono drasticamente diminuiti, ma non serve a togliere alle persone la sensazione che i loro Paesi siano cambiati. Secondo un sondaggio condotto in tutta l'Ue dalla Fondazione Bertelsmann, nel 2017 in media il 50% dei soggetti si trovava d'accordo con questa affermazione: "Nel nostro Paese ci sono talmente tanti stranieri che a volte mi sento straniero io". In Italia valeva per il 71% degli intervistati.

Dangerfield sosteneva che il declino dei liberali nell'Inghilterra del primo XX secolo fosse dovuto alla loro incapacità di reagire a nuove forze di grande portata, come il movimento per il suffragio femminile, il movimento operaio e il nazionalismo irlandese. A un secolo di distanza, la crisi dell'Europa liberale è risultato dell'azione di forze create dal liberalismo stesso. La liberalizzazione, l'europeizzazione e la globalizzazione hanno prodotto un cambiamento rapido. Troppe persone non lo hanno percepito come positivo. Sfruttando questo scontento i populisti raccontano una storia semplicistica secondo cui, riprendendo il controllo dei confini, si tornerà a un'epoca d'oro. Intanto la rivoluzione digitale implica che ci saranno cambiamenti e situazioni di insicurezza ancor più devastanti, soprattutto nell'ambito del lavoro.

La controffensiva liberale in Europa si trova di fronte a una serie spaventosa di sfide. Sarà già problematico trovare risposte razionali ai problemi dell'ineguaglianza e dell'insicurezza. A questo fine sarà necessario ricorrere a politiche radicali, quali un reddito universale o una tutela di base dell'occupazione. Ma siamo solo in una fase iniziale di elaborazione di queste risposte. Oltre a ciò l'Europa liberale deve dare risposta ai bisogni emotivi profondi di comunità e identità sfruttati dai populisti. È evidente nei campionati del mondo di calcio come l'identità nazionale continui a essere fonte incomparabile di passione e senso di appartenenza. Nel futuro prevedibile è un'illusione pensare che una qualsiasi identità transnazionale o sovranazionale regga il confronto. Quindi, facendo il possibile per rafforzare l'identità comune, europea e globale, non possiamo lasciare in mano ai nazionalisti il richiamo emotivo alla nazione.

Serve un patriottismo positivo, civico, come quello che Macron promuove in Francia, a complemento dell'europeismo. Poi bisogna saldare tutto in un programma elettorale e avere un partito che vinca le elezioni con quel programma. Ma di partiti così non ne abbiamo molti. Macron, con il suo movimento, è l'eccezione che conferma la regola. Ovunque i liberali hanno avuto la peggio nel confronto con le tendenze più illiberali all'interno dei partiti di centrodestra e di centrosinistra. Oppure i partiti di centrodestra hanno mantenuto il potere facendo concessioni agli approcci più illiberali dei loro partner di coalizione, come è successo in Austria e in Olanda.
Probabilmente la situazione peggiorerà prima di migliorare, con più partite vinte per Orbvini e perse per Merkron. Non credo che stiamo assistendo alla strana morte dell'Europa liberale, ma prepariamoci: la guarigione sarà lunga e difficile.
(Traduzione di Emilia Benghi)