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Trump e gli altri leader alla cena del vertice Nato (afp)

Nato, la doppia faccia di Trump

Il presidente Usa alza i toni con gli alleati europei ma poi torna il sereno: per il presidente Usa una tattica ormai consolidata
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I toni sono quelli reboanti di sempre, con l'attenzione rivolta più all'immediato e all'opinione interna Usa che alle prospettive lontane e agli equilibri internazionali. Ma Donald Trump sembra sapere quello che fa: alza la voce, bacchetta gli alleati, recita la parte di chi è pronto a rompere ogni relazione se i partner non si adattano al suo punto di vista. Poi, un passo prima della rottura vera, torna il sorriso, le facce diventano più distese, le parole più accomodanti. La crisi, a meno di sorprese dell'ultimo momento, è evitata, ma a dettare l'agenda è stato comunque il presidente americano, con buona pace delle inquietudini europee e dell'emergenza mediterranea.

E' successo soprattutto nei confronti della Germania: a Washington il rapporto con il governo tedesco è considerato un punto fermo della politica internazionale dell'ultimo mezzo secolo, in tempi di Guerra fredda ma anche dopo. Eppure il pr…
I toni sono quelli reboanti di sempre, con l'attenzione rivolta più all'immediato e all'opinione interna Usa che alle prospettive lontane e agli equilibri internazionali. Ma Donald Trump sembra sapere quello che fa: alza la voce, bacchetta gli alleati, recita la parte di chi è pronto a rompere ogni relazione se i partner non si adattano al suo punto di vista. Poi, un passo prima della rottura vera, torna il sorriso, le facce diventano più distese, le parole più accomodanti. La crisi, a meno di sorprese dell'ultimo momento, è evitata, ma a dettare l'agenda è stato comunque il presidente americano, con buona pace delle inquietudini europee e dell'emergenza mediterranea.

E' successo soprattutto nei confronti della Germania: a Washington il rapporto con il governo tedesco è considerato un punto fermo della politica internazionale dell'ultimo mezzo secolo, in tempi di Guerra fredda ma anche dopo. Eppure il presidente americano ha voluto insistere a sottolineare gli squilibri della bilancia commerciale - evidenti e indiscutibili - e quelli, più controversi, sull'impegno nella difesa.

La tesi della Casa Bianca è che tutti Paesi Nato dovrebbero dedicare alla propria sicurezza il 4 per cento del Prodotto interno lordo. Impegno non facile, per Paesi con difficoltà di bilancio come l'Italia, ma severo anche per economie robuste come quella tedesca. Per gli Usa un maggior impegno dei partner sulla difesa vorrebbe dire anche più export, con prospettive rosee per l'industria militare. In proporzione, l'interesse per i partner europei sarebbe minore, visto che non sempre sono dotati di tecnologia all'avanguardia e spesso sono limitati dalla frammentazione del proprio apparato industriale, costruito e sviluppato su base nazionale.

Anche in termini di reazioni politiche la base di partenza è diversa: Trump può assumere un atteggiamento più "decisionista" di quanto i governi europei possano permettersi. Su questo punto proprio Berlino deve confrontarsi con una cultura sicuramente meno bellicista: al contrario che per gli Usa, in Germania la guerra è sempre un tabù, tanto che per la partecipazione a missioni internazionali è servita una modifica costituzionale.

Le bacchettate alla cancelliera Merkel si innestano anche sul rapporto con Mosca: Trump, sempre alla ricerca di gesti che ne testimonino la totale indipendenza da ogni influenza russa, ha accusato Berlino di essere "totalmente controllata" dalla Russia, a cui "paga miliardi" per saldare la bolletta dell'energia. L'accusa è forte, ma sostanzialmente iniqua, a meno di non ipotizzare situazioni simili fra Usa e Arabia Saudita. Ma Washington è vicina all'indipendenza energetica grazie alla disinvoltura in termini di tutele ambientali, Trump ne è cosciente e la stessa Merkel preferisce sfumare la polemica parlando di "buona partnership".

A fare da moderatore, approfittando dell'occasione per consolidare il profilo da statista e difensore delle istituzioni comuni, che siano l'Alleanza atlantica o l'Europa, è sempre Emmanuel Macron. Il presidente francese fa finta di non sentire le critiche agli investimenti modesti di Parigi e incassa l'elogio della "tremendous relationship", il "fantastico rapporto" che lo stesso Trump ha descritto in questi termini, verso Parigi ma anche verso gli altri alleati. A un passo dalla crisi, gli amici si stringono di nuovo, i rapporti atlantici sono consolidati.