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La penosa quarantena dei profughi

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Fra le onde alte, il caldo torrido, le navi cariche che dondolano nel niente, una rotta che non si trova più. L'ultimo barcone è approdato nella rada di Pozzallo e soltanto dopo lunghe trattative il Viminale ha autorizzato lo sbarco. Roma ha accusato Malta, Malta ha chiuso i suoi porti
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Urlano, twittano e postano, a volte minacciano, dichiarano, proclamano, solennemente promettono, discutono, litigano o fanno finta di litigare, si prendono le loro belle valanghe di like mentre quegli altri resistono ancora un po'. Almeno per un altro giorno e sempre in mare. Vicino a Malta o al largo delle Pelagie, nel porto di Trapani o ancora in acque libiche. I primi hanno sempre la forza di gridare qualcosa o di irridere qualcuno, i secondi sono più morti che vivi e sprofondati in quell'altro mondo che è diventato per loro il Mediterraneo. Fra le onde alte, il caldo torrido, le navi cariche che dondolano nel niente, una rotta che non si trova più.

L'ultimo barcone è approdato nella rada di Pozzallo e soltanto dopo lunghe trattative il Viminale ha autorizzato lo sbarco di tutti i migranti: poche ore prima il via libera era stato dato solo a donne e bambini. Roma ha accusato Malta, Malta ha chiuso i suoi porti, il nostro ministro dell'In…
Urlano, twittano e postano, a volte minacciano, dichiarano, proclamano, solennemente promettono, discutono, litigano o fanno finta di litigare, si prendono le loro belle valanghe di like mentre quegli altri resistono ancora un po'. Almeno per un altro giorno e sempre in mare. Vicino a Malta o al largo delle Pelagie, nel porto di Trapani o ancora in acque libiche. I primi hanno sempre la forza di gridare qualcosa o di irridere qualcuno, i secondi sono più morti che vivi e sprofondati in quell'altro mondo che è diventato per loro il Mediterraneo. Fra le onde alte, il caldo torrido, le navi cariche che dondolano nel niente, una rotta che non si trova più.

L'ultimo barcone è approdato nella rada di Pozzallo e soltanto dopo lunghe trattative il Viminale ha autorizzato lo sbarco di tutti i migranti: poche ore prima il via libera era stato dato solo a donne e bambini. Roma ha accusato Malta, Malta ha chiuso i suoi porti, il nostro ministro dell'Interno aveva appena scritto "volere è potere, io non mollo" - commentando i due indagati dalla procura di Trapani - e poi è ritornato a gonfiare il petto e a rassicurare la sua claque: "Abbiamo già dato". Il ministro dei Trasporti Toninelli gli è andato dietro, secco: "Malta faccia subito il suo dovere".

Dovere. Come cambia, come cambia il significato delle parole da una stagione all'altra, da un mese all'altro. Dovere. Ditelo a quei quattrocento che sono stati a bordo di quel legno fradicio cos'è il "dovere". Cos'è, in una giornata di mezza estate, per quest'Italia che sembra travolta da se stessa. Andate a spiegare a quelle madri e a quei padri che hanno guardato i loro figli sul peschereccio in un punto imprecisato del mare, cos'è "giusto" e cosa sono "i fatti" che - sempre Salvini - snocciola e rilancia ("sono ministro da un mese e mezzo e sono sbarcate 3716 persone. Nello stesso periodo dell'anno scorso erano state 31.421") alla vigilia della finale del Mondiale. Fatti e numeri, giusto e non giusto, fame e sete, dolore e terrore.

E l'inferno cos'è? Quello che vivono su quel barcone che è arrivato a Pozzallo con il suo carico umano o quello che c'è stato e ci sarà in chissà quanti altri barconi sotto il sole cocente, o è quell'altro che immagina il premier della Repubblica Ceca, Andrej Babis, che dice di no al premier Giuseppe Conte, dice che non ne farà entrare uno solo nel suo Paese perché "questa è la strada per l'inferno"? Inferno, un'altra di quelle parole snervate, smontate pezzo per pezzo e poi rimontate a proprio uso e consumo. L'inferno che ci sarà a Praga se Praga accetterà una piccola "quota" di quei migranti o l'inferno del popolo nero che ha lasciato l'Africa ma non sa quando e se mai arriverà in Europa.

Troppa la distanza. Troppa la distanza fra le parole che pronunciano i nostri governanti e quelli di altre nazioni europee e le sofferenze di chi sta in queste settimane in mare, prigioniero in mare, murato in mare, condannato in mare. E chissà, mentre muoiono di crepacuore, se quegli uomini e quelle donne e magari pure quei bambini, scopriranno mai il significato di termini freddi e a noi familiari, "quota", "patti bilaterali", "accordi". E chissà se qualcuno di loro - a bordo di qualche carcassa e in attesa di morire o di tornare fra i loro vecchi torturatori delle prigioni libiche - prima o poi riuscirà a capire cosa vuol dire "prima gli italiani", la frase che ossessivamente ripete da sempre Matteo Salvini. Che esordisce nei suoi tweet e nei suoi post sempre con un'altra di quelle parole - "amici" - che nasconde dentro di sé qualcosa di indicibile in questa tragedia infinita.