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Attenti alle guerre contro chi innova

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Narra la leggenda che quando gli ingegneri di Nokia ebbero in mano il primo iPhone nel 2007 lo provarono e lo giudicarono non all’altezza. Guardarono soprattutto alla sua resistenza e non alle opportunità. Opportunità aperte dal sistema delle applicazioni, che lo trasformava in un computer tascabile e connesso a internet. Al contrario Chris DeSalvo, uno dei pionieri di Android, ricorderà tempo dopo: «Come consumatore rimasi senza parole, ne volevo subito uno. Ma come ingegnere di Google pensai che dovevamo cominciare da capo».

Oggi l’economia delle applicazioni per i telefoni mobili in Europa - secondo una ricerca dell’istituto Progressive policy - vale oltre 1,8 milioni di posti di lavoro, 1,4 dei quali collegati al sistema operativo Android. Centomila di questi impieghi sono in Italia, 25mila solo nell’area di Milano. Sono le persone che incontriamo ogni mattina sul tram: sviluppatori di codice, designer, addet…
Narra la leggenda che quando gli ingegneri di Nokia ebbero in mano il primo iPhone nel 2007 lo provarono e lo giudicarono non all’altezza. Guardarono soprattutto alla sua resistenza e non alle opportunità. Opportunità aperte dal sistema delle applicazioni, che lo trasformava in un computer tascabile e connesso a internet. Al contrario Chris DeSalvo, uno dei pionieri di Android, ricorderà tempo dopo: «Come consumatore rimasi senza parole, ne volevo subito uno. Ma come ingegnere di Google pensai che dovevamo cominciare da capo».

Oggi l’economia delle applicazioni per i telefoni mobili in Europa - secondo una ricerca dell’istituto Progressive policy - vale oltre 1,8 milioni di posti di lavoro, 1,4 dei quali collegati al sistema operativo Android. Centomila di questi impieghi sono in Italia, 25mila solo nell’area di Milano. Sono le persone che incontriamo ogni mattina sul tram: sviluppatori di codice, designer, addetti commerciali, dipendenti delle grandi società di telecomunicazioni e delle piccole agenzie che creano soluzioni per le imprese dell’economia tradizionale, presenti a loro volta nei negozi online di Apple e di Google e nelle nostre tasche con le icone digitali dei loro prodotti. È un settore che cresce del 15% l’anno, e che nel nostro Paese è sottorappresentato rispetto al gruppo di testa dell’Unione. 

È per tutto questo che Android non è solo una piattaforma operativa, ma un ecosistema, con oltre mille fabbricanti e più di un miliardo di apparecchi venduti ogni anno. Detiene oggi un primato, ma non si tratta di un monopolio. Esiste un concorrente, Apple. Una delle ragioni che ha permesso a Google di prevalere è stata la decisione di adottare un sistema aperto, che consentisse cioè a chiunque di usarne il codice e di modificarlo. Non era scontato. Apple prese una strada opposta, un sistema chiuso e integrato con l’apparecchio di una sola marca, un posizionamento di lusso. Il che permette un funzionamento a volte più fluido, a prezzo di una minore diffusione. Sembra un secolo, ma val la pena di ricordare che solo nove anni fa le cose non stavano così. 

Il predominio mondiale del settore era in mano a un’azienda europea, Nokia, che aveva acquisito un altro sistema, Symbian. Oggi Symbian non esiste più, i cellulari di Nokia esistono ancora, ma - indovinate - utilizzano Android. Non c’è da stupirsi: è la catena di fallimenti e successi attraverso i quali si consolida l’innovazione. 

Forse la Commissione Ue, in una tregua della battaglia a colpi di dazi e sanzioni combattuta sulle due rive dell’Atlantico, farebbe bene a ricordarlo. E a concentrarsi anche su come favorire uno sviluppo analogo in Europa.