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Il nuovo presidente della Vigilanza Rai, Alberto Barachini (ansa)

Nomine alla Vigilanza Rai, Berlusconi a viale Mazzini

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Non si può pensare davvero che un uomo di Mediaset come Barachini eserciti i suoi poteri di vigilanza sul servizio pubblico radiotelevisivo con la dovuta imparzialità
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Eleggere alla presidenza della Vigilanza Rai un ex giornalista di Mediaset, anzi un uomo dello staff di Silvio Berlusconi, è come incaricare un ultrà della Lazio di sorvegliare i lavori dello stadio della Roma, o come affidare a Trenitalia il controllo dei bilanci di Italo. Anche chi si è laureato all'Università della Vita capisce che c'è qualcosa che non va, qualcosa di storto. E tocca dare ragione a uno che non ha mai azzeccato una nomina, Pier Luigi Bersani, quando dice provocatoriamente che "tanto valeva aspettare qualche mese, metterci direttamente Berlusconi e tanti saluti".

Già, perché per la prima volta da quando è stata istituita la Commissione parlamentare di Vigilanza - era il 1975, il primo presidente fu l'ex ministro dell'Interno Paolo Emilio Taviani - la presidenza è toccata a un parlamentare che arriva direttamente dagli schermi Mediaset, Alberto Barachini. Mai il Cavaliere aveva o…
Eleggere alla presidenza della Vigilanza Rai un ex giornalista di Mediaset, anzi un uomo dello staff di Silvio Berlusconi, è come incaricare un ultrà della Lazio di sorvegliare i lavori dello stadio della Roma, o come affidare a Trenitalia il controllo dei bilanci di Italo. Anche chi si è laureato all'Università della Vita capisce che c'è qualcosa che non va, qualcosa di storto. E tocca dare ragione a uno che non ha mai azzeccato una nomina, Pier Luigi Bersani, quando dice provocatoriamente che "tanto valeva aspettare qualche mese, metterci direttamente Berlusconi e tanti saluti".

Già, perché per la prima volta da quando è stata istituita la Commissione parlamentare di Vigilanza - era il 1975, il primo presidente fu l'ex ministro dell'Interno Paolo Emilio Taviani - la presidenza è toccata a un parlamentare che arriva direttamente dagli schermi Mediaset, Alberto Barachini. Mai il Cavaliere aveva osato chiederlo, nei suoi 24 anni di politica: quando Forza Italia era finita all'opposizione - e quella poltrona spettava per un tacito fair play all'opposizione - un sano pudore gli aveva consigliato di indicare il candidato di un partito alleato, prima Francesco Storace e poi Mario Landolfi, entrambi di Alleanza nazionale. Alleati appunto, ma non alle sue dipendenze.

Berlusconi era stato bravissimo a piazzare i suoi uomini direttamente al settimo piano di viale Mazzini (il capolavoro fu la nomina alla direzione marketing della sua ex assistente Deborah Bergamini, poi sospesa dalla Rai dopo le intercettazioni dei suoi colloqui segreti con i dirigenti Mediaset) ovvero nella creazione di quella che venne allora chiamata "la struttura Delta" all'interno del suo principale concorrente.

Ora però questa surreale divisione del centrodestra - metà al governo e metà all'opposizione, ma restando tutti nella stessa alleanza - ha fatto cadere gli ultimi freni inibitori. Non solo a lui e non solo ai suoi alleati leghisti, ma anche ai grillini e persino al Pd, che dopo aver invocato a parole per un quarto di secolo una legge capace di fermare lo strapotere televisivo di Berlusconi, si sono prestati al più clamoroso esempio di conflitto d'interessi: affidare la Vigilanza Rai a un uomo Mediaset.

Barachini, per carità, non è Emilio Fede, non è un arrogante trombettiere di Sua Emittenza. È un simpatico quarantacinquenne che è partito dalla gavetta. Però non c'è il minimo dubbio che sia diventato senatore solo perché è nelle grazie di re Silvio. Fino a ieri, era lui che si occupava delle sue presenze televisive, suggerendogli dove andare, quando e con chi. Era lui uno dei responsabili della campagna elettorale di Forza Italia, con un ufficio nella villa di Arcore. E il suo rapporto con il capo è molto chiaro: "Io lo chiamo presidente, lui mi dà del tu", ha raccontato qualche mese fa. "Mi ha detto subito: sono disponibile ad accettare i consigli, ma sai che mi piace avere l'ultima parola".

Ora, con tutto il rispetto, come si può pensare che un ex caporedattore del Tg4, uno che fino a ieri era alle dipendenze dirette del padrone di Mediaset, possa esercitare i suoi poteri di vigilanza sulla più grande azienda di informazione di questo Paese, ovvero sul servizio pubblico radiotelevisivo, con un'autorevolezza e un'imparzialità che siano solo lontanamente paragonabili, per dire, a quelle di Sergio Zavoli, che sedeva su quella poltrona quando governava Berlusconi?

Quella di Barachini è dunque una nomina che nasce con un peccato originale, il cedimento a Mediaset, e una macchia indelebile, quella del conflitto d'interessi. Sarà dura, per lui, provare a cancellarla.