Tria, il ministro sotto schiaffo
Francesco Manacorda , di FRANCESCO MANACORDANella guerra di potere per Cassa depositi e prestiti tra Lega e M5S il titolare dell'Economia sta nella posizione del vaso di coccio
Ci stiamo riflettendo bene per non sbagliare", prova a rassicurare, più notarile che mai, il premier-ologramma Giuseppe Conte. E in effetti sì, ci stanno riflettendo proprio bene, la Lega e i 5 Stelle, sulle nomine da fare alla Cassa depositi e prestiti. Tanto bene da non aver deciso da oltre un mese che cosa fare.
Non stiamo parlando di una piccola partecipata di Stato, di un'azienda sanitaria locale, di una municipalizzata come quelle che il governo del cambiamento promette di rivoltare, ma del principale braccio finanziario pubblico-privato, controllato dal Tesoro. La Cdp raccoglie 250 miliardi di risparmio postale degli italiani e ha in portafoglio attività per quasi 500 miliardi: dalle quote di Eni alla partecipazione in Telecom, acquisita in primavera proprio per far piacere al nuovo corso nazional-sovranista-statalista-dirigista e via dicendo. Una sua decisione può cambiare il destino di una grande azienda, di un intero settore indus…
Ci stiamo riflettendo bene per non sbagliare", prova a rassicurare, più notarile che mai, il premier-ologramma Giuseppe Conte. E in effetti sì, ci stanno riflettendo proprio bene, la Lega e i 5 Stelle, sulle nomine da fare alla Cassa depositi e prestiti. Tanto bene da non aver deciso da oltre un mese che cosa fare.
Non stiamo parlando di una piccola partecipata di Stato, di un'azienda sanitaria locale, di una municipalizzata come quelle che il governo del cambiamento promette di rivoltare, ma del principale braccio finanziario pubblico-privato, controllato dal Tesoro. La Cdp raccoglie 250 miliardi di risparmio postale degli italiani e ha in portafoglio attività per quasi 500 miliardi: dalle quote di Eni alla partecipazione in Telecom, acquisita in primavera proprio per far piacere al nuovo corso nazional-sovranista-statalista-dirigista e via dicendo. Una sua decisione può cambiare il destino di una grande azienda, di un intero settore industriale.Tutto bloccato. L'assemblea di Cdp doveva essere a maggio, poi era slittata a metà giugno, poi a fine mese, poi al 13 luglio, poi a ieri, adesso - e forse è l'ultima volta - a martedì prossimo. Questo mentre sottotraccia e dietro i pubblici abbracci gialloverdi si consuma la più classica delle lotte di potere tra i due partiti della maggioranza, affamati di nomine e interessati ciascuno a privilegiare il criterio della fedeltà di partito a quello della competenza.
È per questo che ieri mattina, mentre i decreti di nomina erano già pronti alla firma, il dirigente della Cdp Fabrizio Palermo, che sarebbe dovuto diventare direttore generale della Cassa, ha fatto sapere che lui non ci stava e voleva di più, ossia la carica di amministratore delegato. La stessa carica che il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, aveva deciso fosse del grand commis Dario Scannapieco. Tanta intraprendenza è dovuta al fatto che Palermo ha già dai mesi scorsi prontamente offerto le sue indubbie competenze ai 5 Stelle e che gli stessi grillini, desiderosi di far valere almeno in un caso la loro posizione di azionista di maggioranza del governo, vogliono per lui solo il meglio. Meno ansiosi di spianargli la strada sono i leghisti che lo considerano un convertito dell'ultima ora e pure un po' opportunista.
L'unico punto che pare unire i gialloverdi è l'avversione per Scannapieco: un Ciampi-boy, che di questi tempi e per questi ambienti è un insulto peggio di "buonista". Niente di nuovo, davvero. Anzi, tutto desolantemente vecchio. Anche perché quello della Cdp non è l'unico conflitto aperto tra la Lega e i 5 Stelle. La prima frena i secondi sulle norme per rendere meno flessibile il lavoro e i lavoratori, gli altri si oppongono alle pulsioni armate di Salvini sulla legittima difesa.
In questa guerra di potere, identica fin nei dettagli a quelle deprecate in altre epoche da chi oggi è al governo, l'urto tra leghisti e grillini rischia di mettere nella scomoda posizione del vaso di coccio il ministro Tria. È stato lui, assieme a Conte, a ricevere lunedì sera a Palazzo Chigi Scannapieco e Palermo per dare loro l'investitura ufficiosa, che fino a ieri mattina era ufficiale. Ed è per lui una smentita sonorissima quella arrivata ieri dagli azionisti di maggioranza del governo, che gli vorrebbero attribuire tanto potere quanti sono i voti che ha preso alle elezioni. Zero. E se l'ingualcibile Conte incassa da par suo e non sembra dare importanza all'accaduto, Tria non potrà fare a meno di riflettere sul fatto che è proprio il suo ministero l'azionista di iper-maggioranza della Cassa, con l'82 per cento del capitale. Ma ovviamente questo non è che un inizio. Il partito unico del fisco lasco e della spesa pubblica illimitata - magari anche mettendo le mani nelle tasche della Cdp e, quindi, del risparmio postale degli italiani - non potrà che moltiplicare gli attacchi al ministro. E la Finanziaria deve ancora arrivare.