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(ansa)

L’equazione ribaltata sugli indagati

I Cinque Stelle, quand’erano all’opposizione, brandivano come armi le inchieste sui ministri. Ora hanno cambiato completamente approccio
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La notizia dell'iscrizione del ministro Paolo Savona al registro degli indagati della Procura di Campobasso, per l'ipotesi di reato di usura bancaria, è di quelle che si prestano alle tentazioni, e alle facili equazioni.

La tentazione di maneggiarla con gli stessi strumenti e gli stessi toni con cui, fino all'altro ieri, i partiti che oggi fanno parte della maggioranza di governo - in particolare il Movimento Cinque Stelle - maneggiavano la stessa materia. La tentazione è di costruire un'equazione.

Un'equazione per cui Savona sta a Campobasso come, allora, illustri accusati stavano alla Procura di Trani e al suo pm Michele Ruggiero. Procure periferiche, reati finanziari, banchieri indagati oggi come allora. Le analogie ci sono tutte. Solo che allora il M5S era all'opposizione e cavalcava le inchieste della Procura di Trani contro i mulini a vento delle grandi banche, delle agenzie di rating e dei circuiti di carte di credito internazionali.

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La notizia dell'iscrizione del ministro Paolo Savona al registro degli indagati della Procura di Campobasso, per l'ipotesi di reato di usura bancaria, è di quelle che si prestano alle tentazioni, e alle facili equazioni.

La tentazione di maneggiarla con gli stessi strumenti e gli stessi toni con cui, fino all'altro ieri, i partiti che oggi fanno parte della maggioranza di governo - in particolare il Movimento Cinque Stelle - maneggiavano la stessa materia. La tentazione è di costruire un'equazione.

Un'equazione per cui Savona sta a Campobasso come, allora, illustri accusati stavano alla Procura di Trani e al suo pm Michele Ruggiero. Procure periferiche, reati finanziari, banchieri indagati oggi come allora. Le analogie ci sono tutte. Solo che allora il M5S era all'opposizione e cavalcava le inchieste della Procura di Trani contro i mulini a vento delle grandi banche, delle agenzie di rating e dei circuiti di carte di credito internazionali.

Quelle accuse funamboliche - tutte svaporate - venivano brandite come armi di propaganda politica, fino a diventare pilastro della campagna elettorale per le Politiche del marzo scorso. Beppe Grillo esprimeva un plateale endorsement nei confronti di Ruggiero ospitandone sul suo blog gli sfoghi irrituali. Quello stesso pubblico ministero veniva ingaggiato dal M5S (con la complicità di Renato Brunetta di Forza Italia) come consulente nella più alta sede istituzionale, la Commissione bicamerale d'indagine sulle banche.

E ancora. La tentazione di costruire l'equazione per cui oggi Savona sta a Campobasso come due anni fa Alfano, ministro dell'Interno, stava alla Procura di Roma che ne ipotizzava il reato di abuso d'ufficio per il trasferimento a sorpresa del prefetto di Enna (l'accusa cadde pochi mesi più tardi dinanzi al Tribunale dei ministri per "totale carenza di indizi"). "Alfano si dimetta in cinque minuti", intimava Luigi Di Maio su Twitter. Allo stesso Di Maio, nelle nuove vesti di vicepresidente del Consiglio, sono bastate ieri cinque parole per derubricare come insignificante l'inchiesta che vede indagato Savona: "Atto dovuto, si va avanti".

La disinvoltura con cui i Cinque Stelle hanno cambiato pesi e misure, una volta traslocato dall'opposizione sguaiata al governo del Paese, induce a queste tentazioni. Nelle quali sono caduti ieri, prima ancora di leggere più dei primi lanci d'agenzia e rendersi conto della reale, probabilmente modesta, consistenza delle ipotesi a carico di Savona, alcuni parlamentari del Pd. Ed è un peccato, perché il primo requisito di un'opposizione seria ed efficace è la diversità rispetto a coloro ai quali ci si vorrebbe opporre.