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Venezia 75, un programma imponente alla ricerca del nuovo

Non sarà facile, per critici e giornalisti, coprire adeguatamente gli eventi di richiamo. E magari il cinefilo ingordo spera pure, tra tanti nomi, di riuscire a scovare i nomi che rimpolperanno i festival di domani
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La principale reazione al programma di Venezia è stato lo stupore per il livello, almeno sulla carta, della selezione: una quantità imponente di nomi celebri, film attesi, e la presenza potenziale di non pochi divi. Immediato il paragone con Cannes, che proprio sul versante dei titoli americani (e la presenza di divi, hollywoodiani e non) ha di recente uno dei suoi punti deboli, almeno dal punto di vista mediatico. E in effetti, mettendo a confronto i programmi, non c'è paragone. Venezia sfrutta la sua collocazione (con le uscite autunnali dei film papabili per gli Oscar, e la vicinanza con festival come Telluride e Toronto), mentre Cannes, a fine primavera, rischia di non essere più attrattiva e di contare soprattutto per il Mercato. Ha avuto certo un ruolo la guerra di Cannes con Netflix, che porta tra l'altro a Venezia i film di Cuarón, dei Coen e la prima proiezione della leggendaria incompiuta della storia del cinema: The other side of t…
La principale reazione al programma di Venezia è stato lo stupore per il livello, almeno sulla carta, della selezione: una quantità imponente di nomi celebri, film attesi, e la presenza potenziale di non pochi divi. Immediato il paragone con Cannes, che proprio sul versante dei titoli americani (e la presenza di divi, hollywoodiani e non) ha di recente uno dei suoi punti deboli, almeno dal punto di vista mediatico. E in effetti, mettendo a confronto i programmi, non c'è paragone. Venezia sfrutta la sua collocazione (con le uscite autunnali dei film papabili per gli Oscar, e la vicinanza con festival come Telluride e Toronto), mentre Cannes, a fine primavera, rischia di non essere più attrattiva e di contare soprattutto per il Mercato. Ha avuto certo un ruolo la guerra di Cannes con Netflix, che porta tra l'altro a Venezia i film di Cuarón, dei Coen e la prima proiezione della leggendaria incompiuta della storia del cinema: The other side of the wind di Orson Welles.

Ma non è solo glamour. Alcuni colpi ben assestati riguardano il cinema d'autore internazionale, e anzi in un caso (Laszlo Nemes, autore del Figlio di Saul) si tratta della scoperta forse più importante fatta negli ultimi anni da Cannes, che con la sua opera seconda, invece, va a Venezia. Per non dire di due autori francesi che tutti si aspettavano di vedere sulla Croisette (Audiard e Assayas) e che invece saranno al Lido. Sfoltita per fortuna, rispetto allo scorso anno, la selezione italiana nelle sezioni collaterali, il concorso ufficiale presenta tre autori internazionalmente noti, con percorsi o progetti assai diversi: il genere (Guadagnino), il documentario (Minervini), l'incrocio tra storia, letteratura, teatro (Martone).

A Orizzonti, tra l'altro, due film i cui temi, per diverse ragioni, sono di grande interesse per il pubblico italiano: Sulla mia pelle sul caso Cucchi, e La profezia dell'armadillo tratto dai i fumetti di Zerocalcare. Fuori concorso, poi, sono almeno una quindicina i nomi di prestigio o i titoli di grande richiamo, da A star is born di Bradley Cooper con Lady Gaga, a un grande artista del cinema come Yervant Gianikian, a Kusturica, Zhang Yimou, e poi il Leone d'oro alla carriera Frederick Wiseman, le prime puntate dell'Amica geniale e molto altro.

Non sarà facile, per critici e giornalisti, coprire adeguatamente gli eventi di richiamo, che in media, tra sezioni ufficiali e non, rischiano di essere 5-6 al giorno. E magari il cinefilo ingordo spera pure, tra tanti nomi, di riuscire a scovare anche i segni del nuovo, le scoperte di nomi che rimpolperanno i festival di domani.