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Clara Sereni, tra lessico famigliare e passione civile

La scrittrice, figlia di Emilio, è morta mercoledì a Perugia. Aveva 71 anni. Tra i suoi libri, "Casalinghitudine"
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"Ebrea per scelta più che per destino, donna non solo per l'anagrafe, esperta di handicap e debolezze come chiunque ne faccia l'esperienza, utopista come chi coltiva il bisogno di darsi un respiro e una passione agganciati al domani". Clara Sereni - scomparsa mercoledì a Perugia, a nemmeno settantadue anni - si era definita così, in quattro righe, mostrando gli "spicchi" dei quali le pareva di comporsi. A tenerli insieme, una passione politica che è già un segno anagrafico: figlia di antifascisti e comunisti militanti, Emilio Sereni e Xenia Silberberg, non si sottrae alle grandi battaglie civili del secondo Novecento, scrive a lungo sulle colonne dell'"Unità" e del "Manifesto", si ritrova a fine secolo vicesindaco di Perugia. E d'altra parte il libro d'esordio, "un figlio nato settimino nel 1974 che ebbe vita breve e sfortunata", si chiamav…
"Ebrea per scelta più che per destino, donna non solo per l'anagrafe, esperta di handicap e debolezze come chiunque ne faccia l'esperienza, utopista come chi coltiva il bisogno di darsi un respiro e una passione agganciati al domani". Clara Sereni - scomparsa mercoledì a Perugia, a nemmeno settantadue anni - si era definita così, in quattro righe, mostrando gli "spicchi" dei quali le pareva di comporsi. A tenerli insieme, una passione politica che è già un segno anagrafico: figlia di antifascisti e comunisti militanti, Emilio Sereni e Xenia Silberberg, non si sottrae alle grandi battaglie civili del secondo Novecento, scrive a lungo sulle colonne dell'"Unità" e del "Manifesto", si ritrova a fine secolo vicesindaco di Perugia. E d'altra parte il libro d'esordio, "un figlio nato settimino nel 1974 che ebbe vita breve e sfortunata", si chiamava Sigma Epsilone saldava l'effervescenza generazionale di quel decennio a un'intuizione da fantascienza. Piacque a Zavattini e fu candidato al Viareggio Opera prima, ma fu quando - dopo un lungo silenzio, nel 1987 - arrivò Casalinghitudine, che Clara Sereni si scavò il suo posto nella letteratura contemporanea. Libro spiazzante, inatteso: un "ricettario" narrato, il tentativo originalissimo di mescolare la cucina alla vita, in una stagione priva di bestseller gastronomici.

Prese le mosse dal Libro di cucinadi Alice B. Toklas e pensò alla passione di Proust per i sapori, per guadagnare una personalissima strada di racconto autobiografico, sviluppata anni dopo anche nelle pagine commoventi di Passami il sale. Là mette a nudo la difficoltà di conciliare lavoro politico e vita familiare, e una minestra di latte - "creatura disperata di giornate senza luce" - può trasformarsi in un canale di comunicazione speciale con un figlio affetto da problemi psichici. 
Libro dopo libro, Sereni ha scommesso su questo complicato "tutto" dell'esistenza quotidiana: l'ideale e il concretissimo; lo strano, infinitamente gravoso, per una donna, impasto di "doveri", incombenze pratiche e slanci, passioni emotive e intellettuali. Così, ricostruendo le vicende familiari nel grande romanzo del '93 Il gioco dei regni, aveva privilegiato le figure femminili: "perché il loro spazio nella scrittura e nei ricordi era minore: sempre in secondo piano, taciute, interpretate come sorta di protesi degli uomini cui erano accanto".

Che cos'è, di preciso, quella che chiamiamo "vita privata"? "Per noi non esiste vita privata", se la sbriga perentoria l'idealista Xenia, mamma di Clara, scrivendo alla propria madre. Ma non è vero: esistiamo anche o soprattutto lì, dove nessuno ci vede, dove pensiamo ciò che non diremo, dove desideriamo ciò che magari non sarà compiuto. Nei racconti di Il lupo mercante le protagoniste - ragazze e donne fra i Sessanta e i Settanta - vengono quasi spiate: Chiara, Alice, Stefania, Barbara che si fanno spazio, spesso ferendosi, nelle strettoie di un mondo misogino e tentano di cambiarlo. Amore e politica?

Sì. "Penso che politica e amore restino parole, emozioni, sentimenti legati ancora strettissimamente, non foss'altro perché non mi immagino una forma di amore, o anche soltanto di relazione, di rapporto amicale, che prescinda dalla visione del mondo di cui ciascuno è portatore". Così, le donne ritratte nelle pagine di Le merendanzeprovano a vedere che succede se la generosità, da petizione di principio, si fa concreta (che cosa vuol dire aiutare qualcuno?); e quelle di Una storia chiusa - sottovalutatissimo romanzo sulla resa dei conti con gli anni di piombo - provano a non farsi schiacciare dal risentimento, ad alzare gli occhi verso qualcosa che non sia la paura.

Dietro le lenti "utopiche" di Clara Sereni c'erano occhi severi e ironici: potevi leggerci la fatica della vita, ma non il disincanto. L'"ultimista" Clara aveva mantenuto intatti i suoi sogni politici, oltre che una (poco comune) coerenza fra parole e gesti: la fondazione della Città del Sole onlus, nata vent'anni fa per individuare percorsi di vita per disabili psichici; l'attivismo editoriale recente con la sigla Ali&No per raccogliere storie di donne straordinarie. Lo dimostra anche il bilancio mai nostalgico, mai retorico, dell'ultimo libro, Via Ripetta 155  - a proposito del quale, mi era scappato di usare la parola "scrittore". "Ti prego - mi corresse - sono una scrittrice! Lo so che perfino alcune delle nostre "madri" ci tenevano ad essere scrittori, ma io no!".