Poco lavoro e tanti sogni, così i diciottenni si immaginano a 45 anni
Alessandro Rosina
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di ALESSANDRO ROSINA
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Lo studio dell’Istituto Toniolo: emerge la preoccupazione per il futuro. Tra i ragazzi paura per l’occupazione e valigie pronte in cerca di fortuna all’estero. Ma c’è chi punta sul Belpaese
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Qualsiasi paese per crescere e generare condizioni di benessere diffuso ha bisogno di trasformare le nuove generazioni da giovani passivi, a carico delle generazioni precedenti, ad adulti attivi, inseriti in modo solido e qualificato nei processi di sviluppo sociale ed economico. Mettere le nuove generazioni nelle condizioni di realizzare con successo la transizione alla vita adulta è quindi il compito principale per un Paese che si prende cura del proprio futuro. Questo è ancor più importante oggi per la maggiore complessità e incertezza che pesa sulle scelte formative, occupazionali e familiari. In carenza di sistemi efficienti di orientamento e supporto negli snodi del percorso di vita e professionale, troppi giovani rischiano di perdersi e di portare nella vita adulta delusioni e frustrazioni anziché energie e competenze per realizzarsi e far crescere il paese. Questa prospettiva ha conseguenze particolarmente rilevanti in paesi come l'Italia…
Qualsiasi paese per crescere e generare condizioni di benessere diffuso ha bisogno di trasformare le nuove generazioni da giovani passivi, a carico delle generazioni precedenti, ad adulti attivi, inseriti in modo solido e qualificato nei processi di sviluppo sociale ed economico. Mettere le nuove generazioni nelle condizioni di realizzare con successo la transizione alla vita adulta è quindi il compito principale per un Paese che si prende cura del proprio futuro. Questo è ancor più importante oggi per la maggiore complessità e incertezza che pesa sulle scelte formative, occupazionali e familiari. In carenza di sistemi efficienti di orientamento e supporto negli snodi del percorso di vita e professionale, troppi giovani rischiano di perdersi e di portare nella vita adulta delusioni e frustrazioni anziché energie e competenze per realizzarsi e far crescere il paese. Questa prospettiva ha conseguenze particolarmente rilevanti in paesi come l'Italia, ma anche la Spagna e la Germania, che, per la bassa natalità passata, si trovano oggi con ventenni e trentenni che sono circa un terzo in meno rispetto agli attuali quarantenni e cinquantenni. Se tale riduzione quantitativa non verrà compensata da un potenziamento qualitativo, sostenibilità del sistema sociale e crescita economica rischiano di essere fortemente compromesse.
È allora interessante cercare di capire quali adulti si aspettano di essere gli attuali under 35, che corrispondono sostanzialmente alla generazione dei Millennials. Un faro sul futuro delle nuove generazioni è stato puntato dall'Osservatorio giovani dell'Istituto Toniolo che ha chiesto ad un campione di oltre duemila italiani e circa mille coetanei spagnoli, tedeschi, francesi, britannici, di immaginare la propria condizione a 45 anni. I dati dell'indagine mostrano come un giovane italiano su quattro consideri elevata la possibilità di trovarsi a quella età senza lavoro. È interessante notare come il valore sia relativamente basso tra chi è più vicino ai vent'anni ma cresca poi considerevolmente con l'età, salendo a oltre uno su tre dopo i trenta. Questo dato è coerente con quelli di altre ricerche che evidenziano un progressivo riadattamento al ribasso delle aspettative e degli obiettivi delle nuove generazioni via via che si confrontano con le condizioni reali del mondo del lavoro. Di rilievo è anche l'effetto del titolo di studio: il timore di diventare adulti inattivi sale a 4 persone su 10 tra chi ha un titolo basso. Eppure l'importanza assegnata al lavoro per una piena realizzazione è alta in tutte le categorie sociali e risulta maggiore in Italia rispetto agli altri grandi paesi europei. La Francia è il Paese nel quale la realizzazione personale è fatta meno coincidere con il lavoro e più con altre dimensioni della vita, compresa quella familiare. La Germania offre invece ai propri giovani le prospettive più alte di essere attivi in età adulta. Francia e Regno Unito presentano una consistenza quantitativa robusta di giovani e quindi non si troveranno nei prossimi decenni a veder indebolito il rapporto tra persone al centro dell'età attiva e popolazione anziana. La Germania si troverà invece a veder peggiorare fortemente tale rapporto, compensandolo però con un potenziamento delle condizioni di partecipazione dei futuri adulti ai processi produttivi. Italia e Spagna, davanti alla stessa sfida, con più difficoltà consentono ai giovani di proiettarsi come soggetti attivi nella fase centrale della vita produttiva.
Questo quadro è ulteriormente confermato dalle attese sui redditi da lavoro, che vedono i giovani tedeschi molto meno ancorati su stipendi bassi al contrario dei coetanei spagnoli e italiani. Un elemento di grande rilevanza è l'ampia differenza, in tutti i paesi, tra uomini e donne. Questo dato evidenzia come la bassa valorizzazione delle nuove generazioni porti anche ad una accentuazione dei vincoli di valorizzazione del capitale umano femminile.
In un mondo in cui è sempre più facile spostarsi per esperienze di studio e di lavoro, le difficoltà che i giovani trovano nel proprio territorio di origine portano anche a incentivare la scelta di cercare il proprio futuro altrove. I dati dell'indagine mostrano come i giovani italiani vedano maggiori possibilità di realizzazione lavorativa in tutti gli altri grandi paesi europei rispetto al proprio. Solo con la Spagna la situazione è considerata comparabile. Viceversa gli spagnoli appaiono meno positivi rispetto all'Italia. La Germania è invece il Paese che vince tutti i confronti diretti. Sarà difficile recuperare se ciò che si offre ai giovani italiani è di partecipare con dignità al declino anziché diventare protagonisti di una espansione di opportunità. Consentire alle nuove generazioni italiane di dimostrare di meritarsi un futuro diverso è il progetto su cui tutto il Paese dovrebbe mettersi a lavorare.