Attribuire il calo mensile dell'occupazione e l'aumento della disoccupazione alla politica economica del governo pentaleghista, sarebbe oltremodo scorretto, si configurerebbe come una vera fake news, come quelle che non di rado gli stessi partiti della maggioranza hanno diffuso e diffondono per screditare gli ultimi due governi. I dati resi noti ieri dall'Istat riguardano il mese di giugno, il "decreto dignità" è invece entrato in vigore a metà luglio. Dunque, nessuna correlazione. Anzi, sostengono i Cinquestelle, proprio quei 60mila disoccupati in più in un mese, che hanno riportato i "senza lavoro" al 10,9 per cento e al 32,6 tra i giovani, sarebbero la prova di quanto sia urgente e necessario il "decreto dignità", "di quanto siano fallimentari - recita una nota dei senatori grillini - le politiche sul lavoro perpetrate negli ultimi anni".
Il problema è che quel decreto, invece di favorire…
Attribuire il calo mensile dell'occupazione e l'aumento della disoccupazione alla politica economica del governo pentaleghista, sarebbe oltremodo scorretto, si configurerebbe come una vera fake news, come quelle che non di rado gli stessi partiti della maggioranza hanno diffuso e diffondono per screditare gli ultimi due governi. I dati resi noti ieri dall'Istat riguardano il mese di giugno, il "decreto dignità" è invece entrato in vigore a metà luglio. Dunque, nessuna correlazione. Anzi, sostengono i Cinquestelle, proprio quei 60mila disoccupati in più in un mese, che hanno riportato i "senza lavoro" al 10,9 per cento e al 32,6 tra i giovani, sarebbero la prova di quanto sia urgente e necessario il "decreto dignità", "di quanto siano fallimentari - recita una nota dei senatori grillini - le politiche sul lavoro perpetrate negli ultimi anni".
Il problema è che quel decreto, invece di favorire i contratti stabili (come hanno fatto, sia pure temporaneamente, i governi precedenti con il risultato di aumentarli di quasi mezzo milione dall'inizio del 2014 alla fine del 2017), penalizza i contratti a termine, i soli che adesso stanno crescendo. L'obiettivo è sempre la stabilizzazione del lavoro, ma invece di favorirla direttamente si pensa di farlo per vie oblique, disincentivando il cosiddetto "precariato". Si tratta di un calcolo presuntivo che lascia molto a desiderare, perché di fronte all'aumento dei costi dei contratti a termine, di fronte al divieto di prorogarli oltre i 24 mesi, di fronte alla reintroduzione delle "causali", un imprenditore potrebbe trovare più conveniente non stabilizzare affatto il suo dipendente a termine. Con la conseguenza che il lavoratore non solo non sarebbe stabilizzato ma perderebbe anche la possibilità di avere una nuova proroga del suo contratto a tempo. È lo stesso decreto, del resto, nella contestata relazione tecnica, a parlare di una perdita di occupati: 8mila in meno l'anno.
Fin qui, in realtà, nulla di nuovo. Che cosa ci dicono però i dati dell'Istat sul lavoro e sul Pil? Ci avvertono che l'economia italiana sta rallentando e che, pur mantenendo il segno "più" rispetto a un anno fa, nell'ultimo mese l'occupazione scende. Le imprese colgono i segnali che arrivano dalla guerra dei dazi, dalla fine della liquidità abbondante garantita dalla Bce. E prima di assumere cercano di capire qualcosa nel mare di indeterminatezza che circonda la politica economica del governo, persa tra i fantasmi della flat tax e le ombre cinesi del reddito di cittadinanza. Qualcosa però le aziende hanno già compreso leggendo gli articoli del "decreto dignità", la prima e unica misura di un certo rilievo del governo in campo economico. Il verdetto è categorico: "Quel provvedimento ci danneggia e basta". Il Nord-Est produttivo cavalca la protesta. La Lega non riesce a nascondere il proprio imbarazzo, pretende cambiamenti, ma la parziale reintroduzione dei voucher non basta a calmare le aziende. Un clima, insomma, che non fa ben sperare in un recupero dell'occupazione nei prossimi mesi. Il problema è tutto qui: se già in condizioni normali, la speranza di poter stabilizzare il lavoro penalizzando quello precario si rivela un calcolo azzardato, quell'azzardo diventa pura presunzione ora che l'economia rallenta.
Del resto, che nel decreto ci sia un errore di fondo che rischia di produrre una paradossale eterogenesi dei fini, lo sanno anche gli stessi proponenti, che si affrettano a presentare emendamenti. Ma i tentativi di rimetterci le mani si riducono, in sostanza, alla proposta di estendere per due anni il bonus Gentiloni a chi assume giovani (sì, proprio la misura dell'odiato governo a guida Pd) dagli under 30 agli under 35. Resta una domanda: perché Di Maio non ha pensato fin dall'inizio a incentivare direttamente i contratti a tempo indeterminato come fece Renzi nel 2015? E perché oggi, di fronte al prevedibile flop, non rovescia in tal senso la logica del suo provvedimento? Non sarà che un intervento simile costerebbe non meno di 20 miliardi e il governo ha già colossali problemi a mantenere gli impegni su reddito di cittadinanza e flat tax?