Una domenica al museo, ma non più gratis
Gregorio Botta , di GREGORIO BOTTAIl ministro Bonisoli cancella un'iniziativa popolare del suo predecessore Franceschini. Ma dà autonomia ai direttori per gli ingressi liberi. L'errore sta (anche) nella comunicazione
Affrettatevi: domenica prossima potrebbe essere l'ultima per visitare senza pagare gli Uffizi o il Colosseo. In autunno tutto cambierà: addio ingresso gratuito ogni prima domenica del mese, che era diventato un appuntamento e una buona abitudine italiana. Questa è almeno l'intenzione del ministro Bonisoli, ennesimo annuncio di un governo a cui piace dire molto in anticipo ciò che deve ancora fare. Senza spiegare troppo perché.
Non c'è dubbio che le domeniche gratuite siano state un grande successo popolare: hanno portato milioni di persone a visitare luoghi che forse non avrebbero mai visto. Oppure a ritornarvi, per rivederli e conoscerli meglio. I dati degli incassi (più 50% in quattro anni) parlano chiaro. C'è stato un grande effetto volano: l'apertura delle porte per un giorno fa arrivare più pubblico anche nei giorni in cui si paga il biglietto. Definire tutto questo solo un "lancio pubblicitario&quo…
Affrettatevi: domenica prossima potrebbe essere l'ultima per visitare senza pagare gli Uffizi o il Colosseo. In autunno tutto cambierà: addio ingresso gratuito ogni prima domenica del mese, che era diventato un appuntamento e una buona abitudine italiana. Questa è almeno l'intenzione del ministro Bonisoli, ennesimo annuncio di un governo a cui piace dire molto in anticipo ciò che deve ancora fare. Senza spiegare troppo perché.
Non c'è dubbio che le domeniche gratuite siano state un grande successo popolare: hanno portato milioni di persone a visitare luoghi che forse non avrebbero mai visto. Oppure a ritornarvi, per rivederli e conoscerli meglio. I dati degli incassi (più 50% in quattro anni) parlano chiaro. C'è stato un grande effetto volano: l'apertura delle porte per un giorno fa arrivare più pubblico anche nei giorni in cui si paga il biglietto. Definire tutto questo solo un "lancio pubblicitario" è perlomeno ingeneroso. Non può essere solo uno spot un'operazione di tale successo che ha avuto anche un effetto paradosso: come quando Pompei e la Reggia di Caserta hanno deciso di mettere il numero chiuso per regolare l'enorme affluenza di pubblico. Certo, c'è chi storce il naso di fronte alle folle che riempiono i siti archeologici o le sale dei musei: cosa vedranno, quale esperienza faranno mai? Le foto della sala della Gioconda al Louvre, affollata come la metropolitana nell'ora di punta, ci dicono ormai in quale epoca viviamo (che si paghi il biglietto oppure no). Ci sono luoghi diventati meta di un pellegrinaggio culturale di massa: si può leggere il fenomeno come si vuole, a patto di sapere, però, che sognare un ritorno al passato non è solo sbagliato. È inutile. Se la conoscenza è un bene che si diffonde anche così, il problema è come accompagnare e guidare questo processo. Non sbarrare i portoni.
Ma naturalmente il ministro sostiene che non è questa la sua intenzione. Anzi. In verità nessuno sa davvero cosa accadrà. Sarebbe stato bello se Bonisoli avesse convocato una conferenza stampa, accompagnato magari dai direttori dei musei, per spiegare la svolta. Ha invece scelto di annunciarla nelle more di una visita a Napoli. Peccato. Perché tra le sue argomentazioni alcune possono apparire di buon senso, e aprono domande che meriterebbero una risposta. I musei, dice, vivono situazioni regionali e stagionali diverse: e per questo non ha senso che il giorno gratuito sia uguale per tutti. Va garantita più autonomia ai direttori per decidere se - e si sottolinea il se - e quando mettere il fatidico giorno senza biglietto. Sembra ragionevole, no? Eppure ci sono due problemi: il primo è di comunicazione. Niente può essere più efficace dello slogan Prima domenica gratis. Se ogni museo farà a modo suo, come potrà mai - soprattutto se non si chiama Galleria degli Uffizi - raggiungere il vasto pubblico? Il secondo, e più importante, è che si perde il principio della gratuità: quel giorno al mese diventerà una possibilità, non un obbligo. Può essere spostato di data, può essere moltiplicato, ma può essere anche abolito. E forse è questo, temiamo, il vero messaggio che prenderà piede. Perché dei tanti punti discutibili della riforma Franceschini il ministro ha messo nel mirino solo quelli che riguardano i soldi: biglietti e bonus cultura ai 18enni. Il motivo? Lo svelano queste parole (un lapsus?) pronunciate da Bonisoli: "Se uno pensa di pagare una cosa e improvvisamente diventa gratis sembra un po' una fregatura". Ecco perché 10 milioni di visitatori sono entrati in un museo nelle prime domeniche del mese: per prendere una fregatura.