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(ansa)

Alessio Figalli, il genio della porta accanto

Il vincitore della Medaglia Fields e i tanti ricercatori italiani che lavorano all’estero non sono cervelli in fuga: hanno colto un’opportunità dove gli è stata offerta
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Ha la faccia pulita del ragazzo della porta accanto, Alessio Figalli. Il vicino di casa educato, tranquillo, di buona famiglia. E lo sapevi pure che andava tanto bene a scuola e all'università, finché ti hanno detto che era diventato professore in Svizzera. Per poi ritrovartelo all'improvviso sulle prime pagine di tutti i giornali: ha vinto la Medaglia Fields, il più prestigioso riconoscimento al mondo per la matematica. Il "Nobel per la matematica", si dice, ma i matematici ci tengono a sottolineare che è anche di più, di un Nobel, perché viene assegnato solo ogni quattro anni. E prima di Figalli era toccato soltanto a un altro italiano, Enrico Bombieri, nel 1974.

Laureato a 22 anni, consegue il dottorato appena un anno più tardi, nel 2007, con la supervisione di Luigi Ambrosio e Cédric Villani, a cui la medaglia Fields era stata assegnata nel 2010. Subito assunto come ricercatore in Francia, da quel momento l…
Ha la faccia pulita del ragazzo della porta accanto, Alessio Figalli. Il vicino di casa educato, tranquillo, di buona famiglia. E lo sapevi pure che andava tanto bene a scuola e all'università, finché ti hanno detto che era diventato professore in Svizzera. Per poi ritrovartelo all'improvviso sulle prime pagine di tutti i giornali: ha vinto la Medaglia Fields, il più prestigioso riconoscimento al mondo per la matematica. Il "Nobel per la matematica", si dice, ma i matematici ci tengono a sottolineare che è anche di più, di un Nobel, perché viene assegnato solo ogni quattro anni. E prima di Figalli era toccato soltanto a un altro italiano, Enrico Bombieri, nel 1974.

Laureato a 22 anni, consegue il dottorato appena un anno più tardi, nel 2007, con la supervisione di Luigi Ambrosio e Cédric Villani, a cui la medaglia Fields era stata assegnata nel 2010. Subito assunto come ricercatore in Francia, da quel momento la sua carriera è fulminante, non solo per i risultati che gli hanno fatto meritare il premio, ma anche per i titoli. Nel 2009 è professore associato all'Università del Texas ad Austin, nel 2011 full professor, professore ordinario. Per approdare infine al Politecnico di Zurigo nel 2016.

Non si definisce un cervello in fuga, Alessio Figalli. "Non sono andato via perché l'Italia non mi ha voluto. Nel mio caso è successo che altri Paesi mi hanno dato occasioni ben prima di quanto ci si potesse immaginare", ha spiegato. Così è andato dove gli veniva offerta un'opportunità. Il perché non è poi difficile da capire. Secondo gli ultimi dati disponibili, in Italia i professori ordinari con meno di 40 anni di età sono 20 su 12.975, lo 0,15 per cento. Ma non va molto meglio nemmeno tra i ricercatori a tempo indeterminato. In questa fascia gli under 40 sono 1.422 su 15.982, nemmeno il 10 per cento. In Texas, Figalli è diventato ordinario a 27 anni, quando con ogni probabilità in Italia sarebbe stato uno tra migliaia di ricercatori precari in attesa di stabilizzazione.

Oggi Alessio Figalli fa notizia perché ha vinto uno dei riconoscimenti più prestigiosi al mondo. Ma appena una settimana fa a 42 italiani sono stati assegnati gli ERC Starting Grant, i fondi dello European Research Council per giovani ricercatori. La notizia è passata inosservata persino al ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca Marco Bussetti, che non l'ha commentata entusiasticamente come usavano fare i suoi predecessori. E forse è meglio così, perché 30 di quei 42 giovani svolgeranno le loro ricerche all'estero, come scrivevamo già ieri su queste pagine.

Forse nemmeno loro sono cervelli in fuga. Semplicemente, come Figalli, hanno colto un'opportunità dove gli è stata offerta, dove non hanno salari da fame, dove possono fare il loro lavoro senza combattere con una burocrazia sempre più soffocante. Per il momento Alessio Figalli non pensa di tornare in Italia, e molti altri come lui. Non ce ne sono le condizioni. Al di là delle Alpi, intanto, il suo mentore Cédric Villani ha da pochi mesi concluso un rapporto che ha convinto Emmanuel Macron a investire 1,5 miliardi di euro nei prossimi dieci anni per lo sviluppo di un programma di ricerca sull'intelligenza artificiale.

È davvero tempo di interrogarsi sul modello di sviluppo che vogliamo dare a questo paese. Non per il futuro dei nostri giovani ricercatori, che grazie a un sistema della formazione ancora molto solido sanno benissimo costruirselo all'estero. Per il nostro.