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Con Borges nel labirinto di Kafka

Lo scrittore argentino ammirava l’autore delle “Metamorfosi” già da ragazzo, ai tempi della fuga in Europa con la famiglia. E ora la Biblioteca di Buenos Aires ritrova una copia di “America” con le sue annotazioni. Preziose  
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Nell'ottobre 1914, il trentunenne Franz Kafka scrisse il racconto Nella colonia penale. Lo perfezionò nell'ottobre 1918 e lo pubblicò l'anno seguente. Nel racconto si parla di un macchinario che incide nella carne del detenuto la legge che egli ha trasgredito. Non è necessaria una difesa, perché la colpa è sempre certa al di là di ogni ragionevole dubbio. Dopo che gli aghi del macchinario hanno inciso l'ultima lettera del testo ammonitorio, il condannato muore comprendendo nel suo stesso corpo quale sia stata la sua infrazione. Forse, Kafka fu ispirato dal romanzo Il giardino dei supplizi di Octave Mirabeau; dai suoi diari sappiamo che nel 1917 lesse parecchi autori classici francesi - Racine, Musset - e che, sebbene detestasse la parola Märchen (fiaba), come sostiene Max Brod, tra le letture di Kafka durante l'infanzia ci furono le fiabe di Andersen, i romanzi di Dickens, e storie avventurose ambientate in terre remot…
Nell'ottobre 1914, il trentunenne Franz Kafka scrisse il racconto Nella colonia penale. Lo perfezionò nell'ottobre 1918 e lo pubblicò l'anno seguente. Nel racconto si parla di un macchinario che incide nella carne del detenuto la legge che egli ha trasgredito. Non è necessaria una difesa, perché la colpa è sempre certa al di là di ogni ragionevole dubbio. Dopo che gli aghi del macchinario hanno inciso l'ultima lettera del testo ammonitorio, il condannato muore comprendendo nel suo stesso corpo quale sia stata la sua infrazione. Forse, Kafka fu ispirato dal romanzo Il giardino dei supplizi di Octave Mirabeau; dai suoi diari sappiamo che nel 1917 lesse parecchi autori classici francesi - Racine, Musset - e che, sebbene detestasse la parola Märchen (fiaba), come sostiene Max Brod, tra le letture di Kafka durante l'infanzia ci furono le fiabe di Andersen, i romanzi di Dickens, e storie avventurose ambientate in terre remote quanto quella della sua colonia penale.

Il rapporto di Kafka con la parola scritta è complesso. Da una parte, come lettore, egli cercava nei libri quelle avventure che sapeva che non avrebbe potuto vivere nella realtà. Dall'altra, come scrittore, percepiva che ogni frase era una lotta, e nessuna pagina ultimata lo soddisfaceva appieno. Pubblicò poco e con riluttanza. Come nell'operazione descritta Nella colonia penale, avvertiva che la comprensione assoluta di un testo poteva aver luogo soltanto con l'ultimo respiro del lettore. Poco più di vent'anni dopo che Kafka aveva scritto la prima bozza di Nella colonia penale, il trentottenne Jorge Luis Borges comprò in una libreria di Buenos Aires un'edizione tedesca di America di Kafka. Borges disse di aver scoperto le opere di Kafka molto prima, nel 1916 o nel 1917, durante il soggiorno forzato della sua famiglia in Europa per tutta la Prima guerra mondiale. I suoi genitori avevano deciso di viaggiare in Europa con Jorge Luis adolescente e sua sorella Nora in una sorta di lunga vacanza.

Lo scoppio della guerra li sorprese a Ginevra, dove Borges fu costretto a frequentare il Lycée per portare a termine in francese i suoi studi. Fu attratto, in ogni caso, dalla lingua tedesca che apprese da autodidatta con le poesie di Heine. E poi scoprì Kafka. Lo scrittore aveva iniziato America appena compiuti i 29 anni, e continuò a lavorarci per il resto della vita, lasciandosi dietro, dopo la sua morte - sopraggiunta il 3 giugno 1924 - sei capitoli ultimati e un paio di lunghi brani che il suo amico Max Brod - disattendendo l'ordine ricevuto di bruciare tutti i manoscritti - pubblicò nel 1927. È una sorta di romanzo di formazione nella tradizione di Martin Chuzzlewit di Dickens, che Kafka ammirò immensamente. Ripercorre le vicende dell'adolescente tedesco Karl Rossman, un sedicenne che parte dall'Europa per l'America per sottrarsi allo scandalo di aver messo incinta una cameriera. Dopo molte avventure, Karl vede la pubblicità di un "Teatro naturale dell'Oklahoma" che promette "lavoro a tutti". La selezione dei candidati è effettuata dai dipendenti del Teatro vestiti da angeli e diavoli. Karl presenta domanda ed è assunto come "operaio tecnico". Da lì è mandato in treno in Oklahoma e, nella vastità delle pianure, è accolto con il nome di "Negro". E qui si conclude l'ultimo frammento del romanzo. Da quello che Kafka disse a Max Brod, il capitolo sul "Teatro naturale dell'Oklahoma" avrebbe dovuto essere la conclusione, con una nota di riconciliazione, della storia avventurosa e da incubo del protagonista. Lasciava intendere che all'interno di quel teatro "quasi sconfinato" che attira il suo giovane protagonista, Karl avrebbe trovato un lavoro, la sua libertà, e perfino la sua vecchia casa e la sua famiglia, come per qualche incantesimo divino.

Il 18 ottobre 1921 Kafka annotò nel suo diario: "Lo splendore della vita aspetta sempre chiunque nella sua intera pienezza, accessibile ma velato, nel profondo, invisibile, molto lontano. Però esso sta lì, non ostile, non riluttante, non sordo. Se lo si chiama con la parola giusta, con il suo nome giusto, allora verrà. Questa è l'essenza dell'incantesimo: esso non crea, ma chiama". Penso che queste parole possano essere interpretate come la prova dell'ottimismo kafkiano, di rado riconosciuto.

L'anno scorso, la Biblioteca nazionale argentina è riuscita ad acquistare la copia di Borges di America messa in vendita su Mercado Libre, una specie di eBay argentino. Il proprietario (lo si è appurato in seguito) era un giovane che aveva acquistato quel libro per pochi pesos ripromettendosi di perfezionare il suo tedesco. Quando è venuto a sapere che la Biblioteca nazionale argentina era interessata ad acquistarlo, ha dimezzato il prezzo di vendita. In qualche occasione, i lettori possono essere generosi.

La copia appartenuta a Borges reca in una delle pagine conclusive del libro cinque o sei annotazioni, scritte con quella che Borges era solito chiamare "la calligrafia di un nano". L'ordine delle note non rispetta sempre la sequenza delle pagine del libro, e dimostra quindi come Borges ritornasse su una pagina già letta per annotarvi un brano che, a una seconda lettura, lo aveva interessato. All'epoca in cui annotò queste osservazioni, Borges stava iniziando a scrivere alcune delle sue opere più importanti. Due anni prima, nel 1935, aveva pubblicato la sua Storia universale dell'infamia. Quattro anni dopo avrebbe dato alle stampe la raccolta Il giardino dei sentieri che si biforcano, in seguito inclusa come prima parte di Finzioni.

L'importanza di quelle annotazioni, tuttavia, è che ci mostrano in che modo il lettore Borges procedesse attraverso il testo (come avrebbe fatto Kafka) quasi indifferente nei confronti del suo contenuto. La prima annotazione dimostra l'interesse di Borges per l'idea di una storia concatenata: eventi o decisioni che potrebbero sembrare appropriati, ma che potrebbero avere risultati in netta contrapposizione con quelli decisamente felici. C'è sempre un prezzo da pagare per qualsiasi risultato: il sentiero che appare dritto potrebbe far parte di un labirinto. La seconda annotazione esemplifica l'attenzione di Borges per i meccanismi narrativi. Kafka sottolinea che la mano di Karl è vuota (gli altri candidati stringono documenti) e a Borges piacque questo tipo di metonimia che descrive parte di un'azione ma suggerendo una storia intera - in questo caso la mano vuota di Karl lo colloca su un piano diverso rispetto alla folla di candidati autorizzati. La terza annotazione si riferisce alla natura indefinibile dell'ambientazione: al lettore si fa vedere con l'occhio della mente una scatola, ma nello stesso tempo gli si dice che quella non è una scatola, ma un palcoscenico intero, l'idea opposta e contraria di "teatro sconfinato". La relazione tra macrocosmo e microcosmo per Borges (e per Kafka) si riflette nella metafora del mondo come libro e del libro come mondo, concetto che ricorre in tutti gli scritti di Borges. La quarta annotazione descrive l'essenza del Teatro i cui confini sono illimitati perché coincidono con l'universo stesso. Questo punto è di grande importanza. Credo che la quinta osservazione ("Un cupo vuoto soffiò verso di lui...") sia semplicemente l'annotazione del piacere estetico che Borges provò leggendo le parole di Kafka. L'immagine da incubo di un vuoto che "soffiava verso" Karl piacque molto all'autore di Finzioni.

- Traduzione di Anna Bissanti
L'autore ha vinto il Premio Gutenberg 2018, assegnato dalla Società Internazionale Gutenberg, per aver fatto "del libro stampato, dei lettori e della lettura il fulcro della sua opera"