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Il presidente Usa Donald Trump (ap)

La lunga estate calda di Trump

La liberaldemocrazia più antica del mondo ha le mani legate, nella lotta alle fake-news. Le elezioni legislative di mid-term fra tre mesi possono cambiare gli equilibri al Congresso degli Stati Uniti, e forse imprimere una svolta nella storia della presidenza Trump
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La liberaldemocrazia più antica del mondo ha le mani legate, nella lotta alle fake-news. Le elezioni legislative di mid-term fra tre mesi possono cambiare gli equilibri al Congresso degli Stati Uniti, e forse imprimere una svolta nella storia della presidenza Trump. Ne sono consapevoli gli hacker russi, che probabilmente agiscono su istruzioni di Vladimir Putin o godono della sua benevolenza. Si rischia un bis del voto presidenziale del 2016, inquinato da false notizie e manipolazioni degli elettori. Ne sono convinti molti esperti e legislatori. "L'America ha fatto poco - avverte il Washington Post - per proteggersi contro gli sforzi di influenzare gli elettori. Le operazioni russe sono diventate più sofisticate che nel 2016 e più difficili da individuare".

Un esempio dei metodi usati, lo ha rivelato Facebook chiudendo 32 "pagine e profili falsi", che erano parte di una "campagna coordinata". L'ultima trovata russa consiste n…
La liberaldemocrazia più antica del mondo ha le mani legate, nella lotta alle fake-news. Le elezioni legislative di mid-term fra tre mesi possono cambiare gli equilibri al Congresso degli Stati Uniti, e forse imprimere una svolta nella storia della presidenza Trump. Ne sono consapevoli gli hacker russi, che probabilmente agiscono su istruzioni di Vladimir Putin o godono della sua benevolenza. Si rischia un bis del voto presidenziale del 2016, inquinato da false notizie e manipolazioni degli elettori. Ne sono convinti molti esperti e legislatori. "L'America ha fatto poco - avverte il Washington Post - per proteggersi contro gli sforzi di influenzare gli elettori. Le operazioni russe sono diventate più sofisticate che nel 2016 e più difficili da individuare".

Un esempio dei metodi usati, lo ha rivelato Facebook chiudendo 32 "pagine e profili falsi", che erano parte di una "campagna coordinata". L'ultima trovata russa consiste nell'insinuarsi dentro siti veri, per esempio proteste anti-razziste, per alimentare dall'interno toni estremisti, spingere verso posizioni più radicali, e così contribuire alla polarizzazione degli elettori. Quei siti della sinistra radicale diventano esempi da additare alle constituency moderato-conservatrici del partito repubblicano, per compattarle e mobilitarle il giorno del voto. Un caso specifico che è finito sotto la censura di Facebook è quello di Resisters, "femministe anti-fasciste" che stavano organizzando trenta manifestazioni in diverse città americane, più una a Roma, secondo il social media di Mark Zuckerberg.

In questa estate rovente dei social media, ci sta pure un segnale d'allarme sul fronte finanziario: lo scivolone di Facebook in Borsa che pochi giorni fa costò il 20% del valore della società (poi recuperato solo in parte). I mercati azionari in questo caso non fanno politica, guardano ai numeri di bilancio. E questi numeri sembrano rivelare che potrebbe essersi esaurita la fase "magica" dei social media: la crescita degli utenti ristagna, il business per Zuckerberg non cresce più con il vigore di una volta. Le ragioni sono molteplici, forse un limite fisiologico è stato raggiunto.

È possibile che a questo si aggiungano fenomeni di disaffezione e di diffidenza alimentati dai troppi scandali. Una parte degli utenti può essere sensibile agli appelli che si moltiplicano per una "diserzione" dai social media, o quantomeno un uso più accorto, condito di scetticismo, come forma di auto-immunizzazione dalle fake-news. Forse l'autodisciplina e l'auto-educazione del pubblico è più efficace della censura dall'alto. Per parlare della concorrenza: Google sceglie proprio questa fase per tentare un ritorno in Cina, offrendo come pegno al governo di Pechino una disponibilità alla censura di Stato. Anche questo ha l'aria di essere un segnale di difficoltà.

È più difficile invece che siano le istituzioni a contrastare le fake-news. Negli Stati Uniti la prevenzione della cyber-guerra russa rimane ostaggio di un lacerante conflitto intestino. Donald Trump ancora due settimane fa in occasione del suo incontro con Putin a Helsinki sfiduciò apertamente l'Fbi e i servizi d'intelligence, cioè proprio quelle agenzie federali che dovrebbero combattere gli hacker russi. La rissa continua fra il presidente degli Stati Uniti, la sua giustizia, la sua polizia federale, la Cia, è legata al nervosismo crescente per i prossimi sviluppi dell'indagine sul Russiagate. Il super-inquirente Robert Mueller vorrebbe interrogare il presidente in persona. La campagna elettorale avviene in un clima che più tossico non si può.