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Donne in crisi di coscienza a casa Trump

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Sempre più spesso, Melania la First Lady e Ivanka la First Daughter, la figlia prediletta, devono intervenire per mettere una pezza sulle lacerazioni che le intemperanze del presidente americano producono nel tessuto della vita civile americana.
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Donne sull'orlo di una crisi di coscienza, sono loro, le signore di Casa Trump, le grandi rammendatrici che di giorno devono ricucire quello che Donald strappa di notte. Sempre più spesso, Melania la First Lady e Ivanka la First Daughter, la figlia prediletta, devono intervenire per mettere una pezza sulle lacerazioni che le intemperanze del capo producono nel tessuto della vita civile americana.

Il caso più recente è la stoppata che Melania, uscendo dall'iconica staticità della sua distante bellezza, ha dovuto eseguire per limitare i danni degli insulti di Trump diretti alla venerata superstar del basket, LeBron James. Offendendo due afro-americani con un tweet solo, il presidente era riuscito a dare del cretino all'intervistatore della Cnn e al campione, scrivendo che persino lui, il giornalista di colore era, "riuscito a farlo sembrare meno stupido". La colpa di LeBron era stata osservare che Trump sta usando anche lo sport per &qu…
Donne sull'orlo di una crisi di coscienza, sono loro, le signore di Casa Trump, le grandi rammendatrici che di giorno devono ricucire quello che Donald strappa di notte. Sempre più spesso, Melania la First Lady e Ivanka la First Daughter, la figlia prediletta, devono intervenire per mettere una pezza sulle lacerazioni che le intemperanze del capo producono nel tessuto della vita civile americana.

Il caso più recente è la stoppata che Melania, uscendo dall'iconica staticità della sua distante bellezza, ha dovuto eseguire per limitare i danni degli insulti di Trump diretti alla venerata superstar del basket, LeBron James. Offendendo due afro-americani con un tweet solo, il presidente era riuscito a dare del cretino all'intervistatore della Cnn e al campione, scrivendo che persino lui, il giornalista di colore era, "riuscito a farlo sembrare meno stupido". La colpa di LeBron era stata osservare che Trump sta usando anche lo sport per "dividere l'America". Melania, figlia di una sarta slovena, è accorsa con ago e filo: "LeBron ha fatto grandi cose per la sua comunità".

Intanto Ivanka corre a ritessere la tela con i media e con quei milioni di americani sconvolti dalla inutile crudeltà della separazione dei bambini di immigrati illegali dai genitori. "Il momento più basso di questa Amministrazione", lo ha licenziato. E quando un intervistatore le ha chiesto se lei condivida la condanna del padre ai giornalisti, chiamati con classica formula nazi-sovietica "nemici del popolo", Ivanka ha prima finto stupore: "Cosa? Non ho capito" e poi ha chiarito: "No, non penso affatto che i giornalisti siano nemici del popolo". Un'entrata che ha costretto anche il padre a una mezza ritirata: "Non intendevo tutti i giornalisti, solo quelli che diffondono fake news". Cioè quelli che lo criticano.

Sembra una Casa Divisa contro se stessa, con due donne riflessive, come Ivanka che rammenta addirittura di essere figlia di un'immigrata cecoslovacca americanizzata in circostanze non proprio lineari e Melania, immigrata lei stessa con molti dubbi sul suo permesso originale di soggiorno, ma guardando meglio si nota come esse svolgano un preciso e prezioso compito politico ed elettorale. Devono essere, queste due Penelope alla rovescia che ritessono il tappeto sfilacciato dal padrone di casa, il "Volto Umano" del trumpismo arcigno e violento, le persone che umanizzano, con la loro femminilità riflessiva e materna, gli eccessi del "super macho" Donald.

Tra sincerità e opportunismo. Melania deve sapere che LeBron James, un super campione ammirato da tutti, è una figura venerata in quello stato dell'Ohio che è un fronte decisivo nello scontro fra repubblicani e democratici. Mobilitare l'elettorato nero insultandolo sarebbe suicida.
Ivanka vede i sondaggi, sa che anche le donne, le madri bianche dei grandi e decisivi sobborghi, hanno rabbrividito davanti all'inutile efferatezza verso i bambini di immigrati e quei brividi sono più forti della sempre sfruttatissima paura dello straniero. E bollare l'informazione, protetta e garantita dalla Costituzione, può eccitare la minoranza furente e fanatica, ma turbare quei moderati incerti e indipendenti che sempre determinano vittorie e sconfitte elettorali.

Sanno, le due badanti di Donald, che senza il voto delle donne, che nel 2016 non si lasciarono sedurre da Hillary e si rassegnarono a votare Trump o a non votare, i repubblicani nel prossimo novembre e il "padre-marito" nel 2020 non potranno vincere, mentre ondate di candidate stanno in questi giorni travolgendo le primarie. Dovranno continuare a ricucire, le rammendatrici della Casa Bianca, perché vige più che mai l'antica verità dell'America rurale: il lavoro di una donna non finisce mai. Specialmente se lavorano in Casa Trump.