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(afp)

L’eterno ritorno dei laghi effimeri

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 È iniziata la stagione degli specchi d’acqua a tempo determinato: un’eccezionale  riserva di biodiversità
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ROMA. Il primo è apparso qualche settimana fa sopra Cogne, nel Parco nazionale del Gran Paradiso, in Valle d’Aosta. Lo hanno quasi svuotato per motivi di sicurezza, troppa acqua, ma, dopo la canicola di queste ultime settimane, è ricomparso trecento metri più avanti. L’estate è la stagione dei laghi effimeri, specchi d’acqua a tempo determinato che resistono solo per qualche mese. E poi scompaiono. Nella maggior parte dei casi sono originati dallo scioglimento delle nevi e dall’arretramento dei ghiacciai. Ma non solo: possono nascere a quote più basse dopo piogge torrenziali o da sorgenti d’acqua a intermittenza che coprono percorsi sotterranei ed invisibili. Tutti hanno un denominatore comune: si formano a fine primavera e scompaiono dopo l’estate. Spesso considerati solo come un problema di protezione civile, i laghi effimeri in realtà sono una riserva di biodiversità per specie endemiche. &laq…
ROMA. Il primo è apparso qualche settimana fa sopra Cogne, nel Parco nazionale del Gran Paradiso, in Valle d’Aosta. Lo hanno quasi svuotato per motivi di sicurezza, troppa acqua, ma, dopo la canicola di queste ultime settimane, è ricomparso trecento metri più avanti. L’estate è la stagione dei laghi effimeri, specchi d’acqua a tempo determinato che resistono solo per qualche mese. E poi scompaiono. Nella maggior parte dei casi sono originati dallo scioglimento delle nevi e dall’arretramento dei ghiacciai. Ma non solo: possono nascere a quote più basse dopo piogge torrenziali o da sorgenti d’acqua a intermittenza che coprono percorsi sotterranei ed invisibili. Tutti hanno un denominatore comune: si formano a fine primavera e scompaiono dopo l’estate. Spesso considerati solo come un problema di protezione civile, i laghi effimeri in realtà sono una riserva di biodiversità per specie endemiche. «Ci sono organismi che vivono solo in questi ambienti perché non si possono difendere dai predatori o perché hanno un ciclo di vita annuale — spiega Daniele Canestrelli, docente di Ecologia ed evoluzione dell’Università della Tuscia — il più studiato è la Daphnia, un crostaceo grande pochi millimetri che colonizza questi ambienti e vanta una biologia unica nel suo genere». Questo minuscolo gambero, quasi invisibile a occhio nudo, è il simbolo della cosiddetta “ecologia della resurrezione”. 
«Quando il lago inizia a prosciugarsi, la Daphnia entra in una sorta di letargo che può durare decenni — prosegue Canestrelli — fino a quando l’acqua non torna al suo posto. Il suo metabolismo si annulla e assume le sembianze di un uovo che si inabissa, se così possiamo dire, nei sedimenti di terra». Nel momento in cui il lago si forma di nuovo, il crostaceo ritorna in vita come se nulla fosse. «È una forma di resistenza estrema ai cambiamenti del clima e alla natura dell’ambiente, così come all’eventuale attacco di predatori come gli uccelli — spiega il biologo — questi organismi, in futuro, potrebbero offrire qualche ricetta per l’adattamento a shock ambientali». Altri animali sfruttano invece i laghi effimeri come nursery per allevare i propri cuccioli. È il caso della raganella arboricola, conosciuta come la rana degli alberi, una volta molto diffusa in Italia. «I girini di questa specie, al contrario di altri anfibi, non hanno tossine che li difendano dai predatori — conclude Canestrelli — e i laghi effimeri, sotto questo profilo, sono ambienti protetti e diventano il luogo ideale per crescere e svilupparsi fino all’età adulta, perché non ci sono pesci o altre minacce». I piccoli della raganella, spesso, sono in buona compagnia. «Nei laghi effimeri ci sono anche le larve di alcune specie di ditteri come le mosche o altri insetti che iniziano il loro ciclo di vita in acqua per poi spostarsi altrove — spiega Bruno Bassano, responsabile della ricerca sulla biodiversità del Parco nazionale del Gran Paradiso — anche in questo caso questi bacini d’acqua offrono protezione ad organismi che in altri ambienti sarebbero alla mercé dei pesci. Nei laghi effimeri che si formano in alta quota, però, la colonizzazione è molto più lenta perché ci sono limiti legati alla temperatura e le prime forme di vita sono le alghe». Uno dei casi più interessanti è quello della Tovellia sanguinea, un’alga che per decenni ha colorato di rosso i laghi effimeri del Parco nazionale dell’Adamello Brenta in Trentino e studiata dai ricercatori del Muse, il Museo delle Scienze di Trento e dalla Fondazione Edmund Mach di San Michele d’Adige. Quest’alga, comparsa per la prima volta nel 1964, è oggi quasi estinta.