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(ansa)

Grandi opere, piccoli bisticci

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Il drammatico incidente di Bologna ci rammenta, ancora una volta, quanto lavoro ci sia da fare per adeguare il sistema infrastrutturale italiano ai migliori standard di un Paese sviluppato
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Che prima o poi sarebbe successo, Luigi Di Maio e Matteo Salvini lo sapevano. Fin dall'inizio. E lo sapevano a tal punto da aver già individuato la chiave di volta. Nero su bianco, nel contratto di governo. Ai grillini la libertà di sparare sulla Tav ("Con riguardo alla Torino-Lione ci impegniamo a sospendere i lavori esecutivi e ridiscutere integralmente il progetto") e ai leghisti la garanzia di non toccare l'Alta velocità Tortona-Genova ("Con riferimento invece alla realizzazione del Terzo Valico ci impegniamo al completamento dell'opera").

Ecco perché la schermaglia fra i due che si sta consumando da giorni sulle grandi opere ha ben poco a che vedere con il merito della questione. Piuttosto, con i rapporti fra i due azionisti del governo e le turbolenze dei rispettivi elettorati. Di Maio ha bisogno di rilanciare il profilo identitario del suo Movimento, dopo le ammaccature causate dalla guerra totale all'immigrazione…
Che prima o poi sarebbe successo, Luigi Di Maio e Matteo Salvini lo sapevano. Fin dall'inizio. E lo sapevano a tal punto da aver già individuato la chiave di volta. Nero su bianco, nel contratto di governo. Ai grillini la libertà di sparare sulla Tav ("Con riguardo alla Torino-Lione ci impegniamo a sospendere i lavori esecutivi e ridiscutere integralmente il progetto") e ai leghisti la garanzia di non toccare l'Alta velocità Tortona-Genova ("Con riferimento invece alla realizzazione del Terzo Valico ci impegniamo al completamento dell'opera").

Ecco perché la schermaglia fra i due che si sta consumando da giorni sulle grandi opere ha ben poco a che vedere con il merito della questione. Piuttosto, con i rapporti fra i due azionisti del governo e le turbolenze dei rispettivi elettorati. Di Maio ha bisogno di rilanciare il profilo identitario del suo Movimento, dopo le ammaccature causate dalla guerra totale all'immigrazione che per due mesi ha fatto sparire dai radar i temi cari ai meetup. Mentre Salvini ha la necessità di rassicurare il nocciolo duro degli imprenditori nordisti, che hanno fame di autostrade e ferrovie e diffidano dei Torquemada a cinque stelle. Due mondi apparentemente inconciliabili, ma che ben si conciliano sul percorso del potere. Dove si possono sacrificare persino principi intoccabili.

Fa dunque impressione rileggere il proclama con cui i parlamentari grillini, non più tardi di quattro mesi fa avevano seppellito il Terzo Valico che sta tanto a cuore ai leghisti: "Un'infrastruttura devastante per l'ambiente e le casse dello Stato che, a fronte di un risparmio di percorrenza di pochi minuti, costerà complessivamente 16 miliardi di euro di soldi pubblici e distruggerà il territorio. Per questo l'abbiamo inserita tra le grandi opere inutili da abolire. Ancora una volta, chi ci guadagna non sono i cittadini ma solo le lobby del cemento". E il Terzo Valico era solo una delle tredici grandi opere messe all'indice: dalla tangenziale di Lucca alle pedemontane lombarda e veneta, passando per il Mose.

Ma ora tutto è destinato a cambiare e c'è da scommettere che, seguendo lo schema tracciato nel contratto di governo, si tratterà su ogni opera. Al Nord la Lega vuole a tutti costi le pedemontane, come ha dichiarato senza mezzi termini Salvini attraverso Facebook? Ebbene al Sud il Movimento 5 stelle si scatena contro il gasdotto Tap, con parole d'ordine contro lo spreco di soldi pubblici che però non centrano il bersaglio. Per il semplice fatto che di soldi pubblici lì non ce ne sono. Anche se il problema c'è, ed è ambientale: e francamente non si capisce perché non si sia scelto un punto d'approdo in un'area marina della Puglia già compromessa, e lì ce ne sono diverse, anziché un tratto di costa ancora vergine. Con l'aggravante politica che ad autorizzare l'operazione sono state amministrazioni di sinistra, ritenute nell'immaginario collettivo più sensibili verso l'ambiente.

Il fatto è che, a dispetto delle futili guerre di posizione, l'Italia ha un deficit infrastrutturale spaventoso, soprattutto al Sud. E di sicuro la questione è troppo seria perché si possa affrontare con le battute come questa: "Non abbiamo le strade per accompagnare nostro figlio a scuola e ci preoccupiamo della Torino-Lione" (Di Maio, ieri). Perché con questa logica non si sarebbe fatta nemmeno l'autostrada del Sole. Al tempo stesso è sacrosanto che in un Paese con poco meno di 800 opere pubbliche incompiute e dove, secondo stime del governo Monti, le infrastrutture costano il 40% più del dovuto a causa della corruzione, si ponga estrema attenzione alle opere che si mettono in cantiere. Servono progetti seri, valutazioni credibili sull'utilità ai fini della crescita e del miglioramento delle condizioni di vita, e il rispetto estremo dell'ambiente. Cose che la politica non ha sempre garantito.

Il drammatico incidente di Bologna ci rammenta purtroppo ancora una volta quanto lavoro ci sia da fare per adeguare il sistema infrastrutturale italiano ai migliori standard di un Paese sviluppato. E davanti a quelle scene, certe dichiarazioni che abbiamo sentito negli ultimi giorni lasciano davvero il tempo che trovano. C'è solo da sperare che in quest'agosto di sterili e teatrali bisticci sulle grandi opere, si apra uno spiraglio sulla realtà.