Sanzioni all’Iran, così Trump umilia la Ue
Andrea Bonanni , di ANDREA BONANNIIl messaggio che il presidente americano manda agli ayatollah è chiaro: dovete trattare solo con me. Le garanzie che vi hanno dato le altre potenze, Europa in testa, sono carta straccia perché le loro aziende devono sottostare alla mia volontà
In teoria, le sanzioni americane scattate ieri sono mirate contro l'Iran. In pratica, puntano a colpire e affondare ciò che resta di un mondo multipolare e, in particolare, a umiliare l'Europa. La sfida è globale. La sua portata va al di là del pur importante accordo per la denuclearizzazione di Teheran. In gioco c'è la sovranità del resto del mondo nel decidere la propria politica estera e le proprie strategie commerciali.
A maggio Trump ha ritirato gli Stati Uniti dal Jcpoa, l'accordo sul nucleare iraniano che era stato sottoscritto, oltre che da Teheran, dai cinque membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite (Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna) più la Germania e l'Unione europea. L'intesa prevede una progressiva levata delle sanzioni in cambio dell'impegno di Teheran a fermare i progetti che potrebbero consentirle di costruire un'arma atomica. Secondo il presidente americano, appoggiato solo…
A maggio Trump ha ritirato gli Stati Uniti dal Jcpoa, l'accordo sul nucleare iraniano che era stato sottoscritto, oltre che da Teheran, dai cinque membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite (Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna) più la Germania e l'Unione europea. L'intesa prevede una progressiva levata delle sanzioni in cambio dell'impegno di Teheran a fermare i progetti che potrebbero consentirle di costruire un'arma atomica. Secondo il presidente americano, appoggiato solo…
In teoria, le sanzioni americane scattate ieri sono mirate contro l'Iran. In pratica, puntano a colpire e affondare ciò che resta di un mondo multipolare e, in particolare, a umiliare l'Europa. La sfida è globale. La sua portata va al di là del pur importante accordo per la denuclearizzazione di Teheran. In gioco c'è la sovranità del resto del mondo nel decidere la propria politica estera e le proprie strategie commerciali.
A maggio Trump ha ritirato gli Stati Uniti dal Jcpoa, l'accordo sul nucleare iraniano che era stato sottoscritto, oltre che da Teheran, dai cinque membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite (Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna) più la Germania e l'Unione europea. L'intesa prevede una progressiva levata delle sanzioni in cambio dell'impegno di Teheran a fermare i progetti che potrebbero consentirle di costruire un'arma atomica. Secondo il presidente americano, appoggiato solo da Israele, non si tratta di un accordo abbastanza severo. A luglio gli altri firmatari del Jcpoa hanno confermato che l'Iran rispetta gli impegni e che dunque la liberalizzazione degli scambi può proseguire.
Ma ora Trump lancia una nuova serie di sanzioni contro Teheran. Propone di incontrare i governanti iraniani per negoziare una nuova intesa che sconfesserebbe quella sottoscritta dal resto del mondo. E soprattutto annuncia che "chi fa affari con l'Iran, non può farli con gli Usa". Ciò significa, in realtà, estendere le sanzioni a tutte le imprese di Paesi terzi che, rispettando la volontà dei loro governi, hanno stretto accordi commerciali o industriali con l'Iran. E l'Italia è uno dei Paesi più esposti, con Eni e Ferrovie che hanno firmato contratti molto importanti. Chissà se Conte se ne è ricordato quando ha incontrato Trump alla Casa Bianca.
Poiché per la quasi totalità delle imprese e delle banche europee il volume d'affari con gli Usa è enormemente superiore a quello con Teheran, è ovvio che quasi tutte stiano correndo ai ripari e rompendo i rapporti con l'Iran. Il danno, per gli iraniani, ma anche per gli europei, è enorme. E le misure varate dalla Commissione Ue per cercare di contrastare le sanzioni extraterritoriali decise da Trump non sono in grado di arginare la fuga delle nostre imprese.
Ma il danno maggiore prodotto dalle sanzioni è alla credibilità politica dell'Europa, che è stata la vera regista dell'accordo sul nucleare iraniano, oltre che di Russia e Cina. Il messaggio che Trump manda agli ayatollah è chiaro: se non volete essere schiacciati dalle sanzioni economiche, dovete trattare con me, solo con me. Le garanzie che vi erano state date dalle altre potenze, Europa, Cina, Russia, sono carta straccia perché le loro aziende devono sottostare alla mia volontà e piegarsi alle mie minacce. Il vecchio mondo multilaterale è finito. Il nuovo mondo trumpiano ha un solo padrone, un solo arbitro, e sono io.
A ben guardare, anche se forse in termini economici è inferiore, la sfida di Trump sull'Iran ha una portata politica superiore alla guerra commerciale che egli sta conducendo con il resto del mondo, dal Canada alla Cina all'Europa. Lo scontro sui dazi ha come obiettivo quello di ripristinare con la forza un equilibrio commerciale che gli Usa hanno perso sul mercato. Lo scontro sulle sanzioni iraniane punta invece a distruggere la sovranità delle altre potenze sulla propria politica estera, sulla propria strategia commerciale e, in definitiva, sulle proprie imprese.
Per essere un neo-sovranista, Trump ha una visione molto globale del potere americano. Il suo "America first" rischia di diventare "America only". Difficile che il resto del mondo, Europa in testa, possa restare a guardare.
A maggio Trump ha ritirato gli Stati Uniti dal Jcpoa, l'accordo sul nucleare iraniano che era stato sottoscritto, oltre che da Teheran, dai cinque membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite (Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna) più la Germania e l'Unione europea. L'intesa prevede una progressiva levata delle sanzioni in cambio dell'impegno di Teheran a fermare i progetti che potrebbero consentirle di costruire un'arma atomica. Secondo il presidente americano, appoggiato solo da Israele, non si tratta di un accordo abbastanza severo. A luglio gli altri firmatari del Jcpoa hanno confermato che l'Iran rispetta gli impegni e che dunque la liberalizzazione degli scambi può proseguire.
Ma ora Trump lancia una nuova serie di sanzioni contro Teheran. Propone di incontrare i governanti iraniani per negoziare una nuova intesa che sconfesserebbe quella sottoscritta dal resto del mondo. E soprattutto annuncia che "chi fa affari con l'Iran, non può farli con gli Usa". Ciò significa, in realtà, estendere le sanzioni a tutte le imprese di Paesi terzi che, rispettando la volontà dei loro governi, hanno stretto accordi commerciali o industriali con l'Iran. E l'Italia è uno dei Paesi più esposti, con Eni e Ferrovie che hanno firmato contratti molto importanti. Chissà se Conte se ne è ricordato quando ha incontrato Trump alla Casa Bianca.
Poiché per la quasi totalità delle imprese e delle banche europee il volume d'affari con gli Usa è enormemente superiore a quello con Teheran, è ovvio che quasi tutte stiano correndo ai ripari e rompendo i rapporti con l'Iran. Il danno, per gli iraniani, ma anche per gli europei, è enorme. E le misure varate dalla Commissione Ue per cercare di contrastare le sanzioni extraterritoriali decise da Trump non sono in grado di arginare la fuga delle nostre imprese.
Ma il danno maggiore prodotto dalle sanzioni è alla credibilità politica dell'Europa, che è stata la vera regista dell'accordo sul nucleare iraniano, oltre che di Russia e Cina. Il messaggio che Trump manda agli ayatollah è chiaro: se non volete essere schiacciati dalle sanzioni economiche, dovete trattare con me, solo con me. Le garanzie che vi erano state date dalle altre potenze, Europa, Cina, Russia, sono carta straccia perché le loro aziende devono sottostare alla mia volontà e piegarsi alle mie minacce. Il vecchio mondo multilaterale è finito. Il nuovo mondo trumpiano ha un solo padrone, un solo arbitro, e sono io.
A ben guardare, anche se forse in termini economici è inferiore, la sfida di Trump sull'Iran ha una portata politica superiore alla guerra commerciale che egli sta conducendo con il resto del mondo, dal Canada alla Cina all'Europa. Lo scontro sui dazi ha come obiettivo quello di ripristinare con la forza un equilibrio commerciale che gli Usa hanno perso sul mercato. Lo scontro sulle sanzioni iraniane punta invece a distruggere la sovranità delle altre potenze sulla propria politica estera, sulla propria strategia commerciale e, in definitiva, sulle proprie imprese.
Per essere un neo-sovranista, Trump ha una visione molto globale del potere americano. Il suo "America first" rischia di diventare "America only". Difficile che il resto del mondo, Europa in testa, possa restare a guardare.