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(lapresse)

Quel filo di profitto e privatizzazioni che lega Genova agli Usa

Il decadimento delle infrastrutture americane è da anni oggetto di dibattito sull'altra sponda dell'Oceano. Finora senza soluzioni
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NEW YORK - Caduta del cavalcavia dell'autostrada I-40 a Webbers Fall in Oklahoma, 26 maggio 2002: 14 morti. Crollo del Minneapolis Bridge, autostrada I-35W, primo agosto 2007: 13 morti e 145 feriti. Cedimento del ponte alla Florida International University, 15 marzo 2018, 6 morti e 19 feriti. Questo è solo un piccolo estratto dal lungo elenco di disastri che hanno colpito le infrastrutture americane; non include i numerosi e gravi incidenti ferroviari da collasso delle linee, ponti, cavalcavia o sottopassi.

Da genovese il mio primo pensiero è andato alla tragedia della mia città. Il secondo pensiero: potrebbe accadere anche qui. Anzi, in realtà è già accaduto, anche se finora nessuno dei disastri americani si può paragonare a quello del Ponte Morandi per il bilancio delle vittime (se si eccettuano i 42 morti del 17 ottobre 1989 quando cedette un viadotto di accesso al Bay Bridge tra San Francisco e Oakland; c'era stato un terre…
NEW YORK - Caduta del cavalcavia dell'autostrada I-40 a Webbers Fall in Oklahoma, 26 maggio 2002: 14 morti. Crollo del Minneapolis Bridge, autostrada I-35W, primo agosto 2007: 13 morti e 145 feriti. Cedimento del ponte alla Florida International University, 15 marzo 2018, 6 morti e 19 feriti. Questo è solo un piccolo estratto dal lungo elenco di disastri che hanno colpito le infrastrutture americane; non include i numerosi e gravi incidenti ferroviari da collasso delle linee, ponti, cavalcavia o sottopassi.

Da genovese il mio primo pensiero è andato alla tragedia della mia città. Il secondo pensiero: potrebbe accadere anche qui. Anzi, in realtà è già accaduto, anche se finora nessuno dei disastri americani si può paragonare a quello del Ponte Morandi per il bilancio delle vittime (se si eccettuano i 42 morti del 17 ottobre 1989 quando cedette un viadotto di accesso al Bay Bridge tra San Francisco e Oakland; c'era stato un terremoto, è vero, però il ponte non rispettava le norme anti-sismiche).

Il decadimento di tutte le infrastrutture nella nazione più ricca del mondo (incluse le dighe, metropolitane, aeroporti, autostrade) da anni genera ondate di denunce, compreso un saggio di Arianna Huffington intitolato "America, Terzo Mondo". Donald Trump col suo intuito se n'è impadronito nel 2016, in campagna elettorale ha spesso citato il declino infrastrutturale come una conferma che bisogna cambiare le priorità: nel suo "America First" ci stava pure un maxi-piano d'investimenti da mille miliardi per rinnovare le reti stradali, autostradali, aeroportuali. Finora non se n'è fatto nulla. Trump non ha trovato nel Congresso la minima disponibilità a finanziare un così immane aumento degli investimenti pubblici. Ha provato a ripiegare su un mix d'investimenti pubblici-privati, ma il cosiddetto "project financing" langue da tempo, gli investitori privati non trovano nei grandi lavori infrastrutturali quella redditività a breve termine che è raggiungibile altrove.

Il grave degrado delle infrastrutture americane dura da così tanto tempo che è impossibile incollargli un'etichetta politica: si sono succeduti vari presidenti e maggioranze congressuali senza invertire la tendenza. Una spiegazione sta nel generale disimpegno dagli investimenti pubblici. L'America fu all'avanguardia nella costruzione della sua rete autostradale sotto un presidente repubblicano, Dwight Eisenhower, negli anni Cinquanta. Ma trent'anni dopo un altro presidente repubblicano, Ronald Reagan, affermò l'ideologia neo-liberista secondo cui "lo Stato non è mai la soluzione, è il problema". Gli investimenti pubblici sono andati calando, anche se non diminuiva la spesa pubblica (quella militare è in costante aumento). La destra può obiettare che non fanno meglio la California e lo Stato di New York, ad alta pressione fiscale e quasi sempre governati dai democratici: questi ultimi in effetti preferiscono elargire finanziamenti alle proprie constituency del pubblico impiego, che ai veri investimenti produttivi. Oppure i neoliberisti puntano il dito verso la Cina, che ha la sua lista nera di disastri di ponti e ferrovie, pur seguendo il modello diametralmente opposto: capitalismo di Stato, alto livello d'investimenti pubblici (in quel caso però viziati dalla corruzione che consente il mancato rispetto di norme di sicurezza).

In ogni caso il "modello" americano ha smesso di essere tale da molto tempo. Nei fatti è prevalso - a prescindere dal colore politico - un paradigma che privilegia il capitalismo finanziario, il profitto a breve termine, la privatizzazione di tutto. Il colmo è la California dove i giganti dell'economia digitale possono raggiungere quotazioni di Borsa mai viste nella storia, ma i servizi pubblici sono a corto di risorse.