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(ap)

Tragedia di Genova, cosa deve espiare la sinistra

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Meglio che il Pd rifletta sui fischi ai funerali delle vittime del ponte Morandi: rispecchiano il sentimento del tempo che ha spinto il partito ai margini
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Sono giorni di dolore. E disperazione. Per le vittime, italiane e straniere, sepolte dal crollo del ponte Morandi. Per le loro famiglie e per i loro amici. Per Genova. Ma anche per "noi, che abbiamo visto Genova", (impossibile non fare eco alle parole di Paolo Conte), sono giorni di pena e di emozione. Per il Paese intero, che si è stretto intorno a Genova. Tuttavia, colpisce come, anche in questi giorni, in queste ore, in mezzo a questa tragedia, si ripetano e si riproducano le divisioni politiche interne, che attraversano - e spezzano - la società e il Paese. Le reazioni delle persone, che hanno affollato i funerali delle vittime, sabato scorso, sono sicuramente comprensibili. Eppure riflettono, oltre alle responsabilità del passato, anche le distanze politiche del presente. Gli applausi a Salvini e Di Maio. I fischi a Martina e ai "sinistri", in un momento tanto triste. Evocano il clima d'opinione di un Paese, non tanto di una citt&agrav…
Sono giorni di dolore. E disperazione. Per le vittime, italiane e straniere, sepolte dal crollo del ponte Morandi. Per le loro famiglie e per i loro amici. Per Genova. Ma anche per "noi, che abbiamo visto Genova", (impossibile non fare eco alle parole di Paolo Conte), sono giorni di pena e di emozione. Per il Paese intero, che si è stretto intorno a Genova. Tuttavia, colpisce come, anche in questi giorni, in queste ore, in mezzo a questa tragedia, si ripetano e si riproducano le divisioni politiche interne, che attraversano - e spezzano - la società e il Paese. Le reazioni delle persone, che hanno affollato i funerali delle vittime, sabato scorso, sono sicuramente comprensibili. Eppure riflettono, oltre alle responsabilità del passato, anche le distanze politiche del presente. Gli applausi a Salvini e Di Maio. I fischi a Martina e ai "sinistri", in un momento tanto triste. Evocano il clima d'opinione di un Paese, non tanto di una città, che non dimentica le miserie della politica. Neppure per un momento. Neppure in un momento come questo. Neppure per un attimo. Neppure in tempi (così) tristi.
E ciò fa riflettere. Sulla nostra difficoltà di riunirci, di camminare insieme, almeno di fronte, in mezzo: alle tragedie. Ogni volta, dunque, partiamo alla ricerca dei colpevoli. Dei responsabili. Meglio evocare e inseguire i "ri-sentimenti", prima ancora dei "sentimenti". Così la Sinistra è colpevole. Perché ha governato in passato. E perché, nel presente, è sconfitta. Costretta ai margini del campo politico. Non solo in Italia. Ma soprattutto in Italia. La Sinistra, il Centro-Sinistra, è colpevole di avere abbandonato le piazze, la società e il territorio. Soprattutto dove ha governato a lungo. Praticamente, fino a ieri. Come a Genova. Appunto. E oggi, di fronte a tragedie come questa, fra i cittadini, il dolore si mischia al risentimento. Politico. E la sfiducia investe coloro che stavano al governo. Che hanno governato. Fino a ieri. Non solo a Genova, ma in Liguria. E in Italia. Tanto più e a maggior ragione perché, fino a ieri, quella stessa gente, quegli stessi cittadini, avevano sostenuto gli amministratori e i leader di (Centro)Sinistra. Li avevano votati. Così oggi cresce la voglia di espiare e dimenticare. Ciò che siamo stati. Mentre si diffonde la tentazione di cancellare o, almeno, inibire: la memoria. Anche nei momenti più difficili. Quando, invece, sarebbe importante "ricordare". Per restare uniti. Per camminare insieme. Quando il dolore dovrebbe accendere e alimentare il senso di solidarietà. Quando ci sarebbe bisogno di costruire nuovi "ponti", per comunicare con gli altri. Lontani e diversi da noi. Anche allora, anche ora, però, prevale la ricerca del colpevole. Politico, prima ancora che tecnico e imprenditoriale. Così, si rovesciano fischi e insulti contro Martina. Il "capo" del Pd. D'altronde, anche lui ha "una faccia un po' così, un'espressione un po' così". Triste e rassegnata. Si presta a recitare la parte del colpevole retrospettivo. A dare volto a un partito e a una parte che ora appaiono davvero "fuorigioco". Finiti anch'essi "sotto le macerie", come ha osservato Mauro Calise. Meglio che la Sinistra e il Centro-Sinistra ci pensino. A quel che è successo sabato. Perché riflette il ri-sentimento del tempo. Che ha spinto il Pd e il Centro-Sinistra ai margini. Al di là delle colpe specifiche, nel caso specifico. Perché la loro colpa è di avere perduto. E di essersi perduti. Senza spiegare e far capire dove intendano andare. In che modo. 
Così appaiono "colpevoli" dei problemi del presente e del passato. Colpevoli di essere rimasti attaccati al passato. Il Pd. Un partito del passato. Passato anch'esso. Però, le colpe retrospettive del Pd e della Sinistra a Genova non possono giustificare la rimozione dello Stato - di diritto. Né la ricerca e l'inseguimento dei colpevoli, a prescindere da ogni verifica. E non possono spingere a separare. Buoni e cattivi. Sempre e comunque. A dividere i cittadini. La società. Ad amplificare il dolore seguendo l'istinto che induce a trovare, comunque, il colpevole nell'Altro. E a trasformare la tragedia immensa di questo ponte che crolla, nel crollo di ogni ponte. Di ogni comunicazione. Di ogni relazione. L'Italia, si è scritto, è una Società senza Stato. Ma oggi anche la Società appare spezzata. E rischia di farci diventare un Paese dis-sociato. Senza fiducia. Nelle istituzioni e negli altri.
Genova è una grande città. Un porto che proietta l'Italia verso il mondo. Da secoli. Genova: deve rimanere, anzi diventare, un Ponte. Il "nostro" Ponte.