Se la Chiesa denuncia il suo demone
Alberto Melloni , di ALBERTO MELLONIFrancesco dice senza giri di parole che è il clericalismo che ha incubato queste atrocità. E rende un servizio enorme all'Occidente
Il Rapporto del Grand Jury della Pennsylvania sulla pedofilia nel clero cattolico documenta un disastro etico di enormi proporzioni. Un migliaio di casi di abuso dai quali emerge come questi anni di denunce abbiano scoperchiato solo un primo strato di questa cancrena morale annidata nei vescovi e nel clero.
Nel 2005, con un eufemismo pudico, il cardinale Ratzinger parlò di "sporcizia della Chiesa"; ma gli stupratori seriali in clergyman, i vescovi capaci di ripetere il catechismo a memoria e capaci di ignorare il gemito dei loro figli sbranati erano molto di più. Erano un sistema ("il" sistema, avrebbe detto Yves Congar) che in questi anni ha travolto chiese, mentre il papato esprimeva qualche frase fatta come quella della "tolleranza zero", una vergogna tardiva irrilevante per le vittime, provvedimenti sempre più severi - anche a rischio di esporre la reputazione di un prete scomodo a calunnie irreparabili.
Il "rituale della v…
Nel 2005, con un eufemismo pudico, il cardinale Ratzinger parlò di "sporcizia della Chiesa"; ma gli stupratori seriali in clergyman, i vescovi capaci di ripetere il catechismo a memoria e capaci di ignorare il gemito dei loro figli sbranati erano molto di più. Erano un sistema ("il" sistema, avrebbe detto Yves Congar) che in questi anni ha travolto chiese, mentre il papato esprimeva qualche frase fatta come quella della "tolleranza zero", una vergogna tardiva irrilevante per le vittime, provvedimenti sempre più severi - anche a rischio di esporre la reputazione di un prete scomodo a calunnie irreparabili.
Il "rituale della v…
Il Rapporto del Grand Jury della Pennsylvania sulla pedofilia nel clero cattolico documenta un disastro etico di enormi proporzioni. Un migliaio di casi di abuso dai quali emerge come questi anni di denunce abbiano scoperchiato solo un primo strato di questa cancrena morale annidata nei vescovi e nel clero.
Nel 2005, con un eufemismo pudico, il cardinale Ratzinger parlò di "sporcizia della Chiesa"; ma gli stupratori seriali in clergyman, i vescovi capaci di ripetere il catechismo a memoria e capaci di ignorare il gemito dei loro figli sbranati erano molto di più. Erano un sistema ("il" sistema, avrebbe detto Yves Congar) che in questi anni ha travolto chiese, mentre il papato esprimeva qualche frase fatta come quella della "tolleranza zero", una vergogna tardiva irrilevante per le vittime, provvedimenti sempre più severi - anche a rischio di esporre la reputazione di un prete scomodo a calunnie irreparabili.
Il "rituale della vergogna" inserito nei viaggi papali, col pontefice che ascolta sconvolto gli abusati e le abusate, ha preso la via della risposta istituzionale. Il Papa meno "canonista" della storia ha accolto senza spavento la prima dimissione di massa di un episcopato (Cile), s'è ripreso il primo berretto cardinalizio per abuso (McCarrick). Ed ora è andato al di là della criminalizzazione di un Paese (come aveva fatto Benedetto XVI con l'Irlanda) e senza aspettare che un'altra commissione (quella che ha inchiodato Pell in Australia) fornisca dettagli che ormai tutti possono calcolare per estensione statistica.
Ora la lettura sistemica è arrivata ed è contenuta in un nuovo genere del magistero: una "lettera del Papa al Popolo di Dio", che inizia "se un membro soffre" - con una citazione di 1 Corinti 12. Una lettera che sfugge ai semplicismi osceni. È un semplicismo osceno quello del vescovo di Madison, che proprio due giorni fa aveva detto che questi delitti venivano dalla tolleranza verso una "subcultura gay" che aveva attirato nel clero persone "disordinate", eco di una tesi infelicissima enunciata nel 2010 dal cardinal Bertone proprio in Cile...
Francesco affronta finalmente il delitto sul piano ecclesiologico: e lo affida a quel soggetto teologico che è il popolo di Dio. Al popolo Francesco dice senza giri di parole che è il "clericalismo" che ha incubato queste atrocità, non un eccesso o una carenza di morale. È stata una concezione del potere e del potere religioso, da curare con "digiuno e preghiera": cioè quei rimedi che nel Vangelo Gesù raccomanda ai discepoli quando questi gli confessano di non essere riusciti a scacciare alcuni demoni incattiviti. La Chiesa che denuncia il suo demone rende un servizio enorme a un Occidente nel quale il fondamentalismo cristianista torna a solleticare altri demoni del nazionalismo, della xenofobia, dell'antisemitismo.
E dopo aver digiunato e pregato potrà, dovrà anche raccogliere le proprie forze e interrogarsi su come fare a ridare lustro al ministero, senza il quale non c'è vita cristiana. Per liberarsi dalla ideologia del seminario, da un feticismo del celibato che i preti sani non hanno mai avuto, dall'omofobia che ha spinto gay cattolici non slatentizzati a cercare sublimazioni di potere o a nascondersi dietro proclami sulla famiglia "tradizionale", per tutto questo non basta l'autorità. Serve il popolo di Dio e la sinodalità che rappresenta il suo rapporto con lo Spirito. Finito il Sinodo garrulo e innocuo sui "giovani" bisognerebbe pensarci.
Nel 2005, con un eufemismo pudico, il cardinale Ratzinger parlò di "sporcizia della Chiesa"; ma gli stupratori seriali in clergyman, i vescovi capaci di ripetere il catechismo a memoria e capaci di ignorare il gemito dei loro figli sbranati erano molto di più. Erano un sistema ("il" sistema, avrebbe detto Yves Congar) che in questi anni ha travolto chiese, mentre il papato esprimeva qualche frase fatta come quella della "tolleranza zero", una vergogna tardiva irrilevante per le vittime, provvedimenti sempre più severi - anche a rischio di esporre la reputazione di un prete scomodo a calunnie irreparabili.
Il "rituale della vergogna" inserito nei viaggi papali, col pontefice che ascolta sconvolto gli abusati e le abusate, ha preso la via della risposta istituzionale. Il Papa meno "canonista" della storia ha accolto senza spavento la prima dimissione di massa di un episcopato (Cile), s'è ripreso il primo berretto cardinalizio per abuso (McCarrick). Ed ora è andato al di là della criminalizzazione di un Paese (come aveva fatto Benedetto XVI con l'Irlanda) e senza aspettare che un'altra commissione (quella che ha inchiodato Pell in Australia) fornisca dettagli che ormai tutti possono calcolare per estensione statistica.
Ora la lettura sistemica è arrivata ed è contenuta in un nuovo genere del magistero: una "lettera del Papa al Popolo di Dio", che inizia "se un membro soffre" - con una citazione di 1 Corinti 12. Una lettera che sfugge ai semplicismi osceni. È un semplicismo osceno quello del vescovo di Madison, che proprio due giorni fa aveva detto che questi delitti venivano dalla tolleranza verso una "subcultura gay" che aveva attirato nel clero persone "disordinate", eco di una tesi infelicissima enunciata nel 2010 dal cardinal Bertone proprio in Cile...
Francesco affronta finalmente il delitto sul piano ecclesiologico: e lo affida a quel soggetto teologico che è il popolo di Dio. Al popolo Francesco dice senza giri di parole che è il "clericalismo" che ha incubato queste atrocità, non un eccesso o una carenza di morale. È stata una concezione del potere e del potere religioso, da curare con "digiuno e preghiera": cioè quei rimedi che nel Vangelo Gesù raccomanda ai discepoli quando questi gli confessano di non essere riusciti a scacciare alcuni demoni incattiviti. La Chiesa che denuncia il suo demone rende un servizio enorme a un Occidente nel quale il fondamentalismo cristianista torna a solleticare altri demoni del nazionalismo, della xenofobia, dell'antisemitismo.
E dopo aver digiunato e pregato potrà, dovrà anche raccogliere le proprie forze e interrogarsi su come fare a ridare lustro al ministero, senza il quale non c'è vita cristiana. Per liberarsi dalla ideologia del seminario, da un feticismo del celibato che i preti sani non hanno mai avuto, dall'omofobia che ha spinto gay cattolici non slatentizzati a cercare sublimazioni di potere o a nascondersi dietro proclami sulla famiglia "tradizionale", per tutto questo non basta l'autorità. Serve il popolo di Dio e la sinodalità che rappresenta il suo rapporto con lo Spirito. Finito il Sinodo garrulo e innocuo sui "giovani" bisognerebbe pensarci.