“Continuerò comunque a simpatizzare per il movimento #MeToo”
daniele vicari
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di DANIELE VICARI
Il regista Daniele Vicari interviene sul caso di Asia Argento. “La vicenda riguarda tutti: uomini e donne. Si può essere vittime e carnefici, ma le battaglie politiche servono proprio a questo: sollevare noi esseri umani dalla nostra condizione, non confermare i pregiudizi”
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Quando Asia Argento ha raccontato al New Yorker la propria versione del rapporto intrattenuto a lungo con Harvey Weinstein, in una drammatica intervista immediatamente rimbalzata in Italia, ho dovuto decidere, come chiunque si sia interessato alla vicenda, quale posizione prendere. Ho dovuto rifletterci perché la vicenda è dolorosa e complessa - l'argomento è tipica materia per moralisti d'accatto - ma anche perché come cineasta sono inevitabilmente un estimatore di Weinstein, che è uno dei più importanti produttori del mondo, un produttore che ha voluto e realizzato film magnifici che hanno segnato la storia del cinema contemporaneo, quindi anche le nostre coscienze, e questo, credo, gli andrebbe riconosciuto anche fosse condannato per gli abusi che gli vengono imputati. Asia, in quei giorni, veniva descritta come un'attrice che grazie al suo rapporto con il produttore era entrata nel "sistema" hollywoodiano e l&ig…
Quando Asia Argento ha raccontato al New Yorker la propria versione del rapporto intrattenuto a lungo con Harvey Weinstein, in una drammatica intervista immediatamente rimbalzata in Italia, ho dovuto decidere, come chiunque si sia interessato alla vicenda, quale posizione prendere. Ho dovuto rifletterci perché la vicenda è dolorosa e complessa - l'argomento è tipica materia per moralisti d'accatto - ma anche perché come cineasta sono inevitabilmente un estimatore di Weinstein, che è uno dei più importanti produttori del mondo, un produttore che ha voluto e realizzato film magnifici che hanno segnato la storia del cinema contemporaneo, quindi anche le nostre coscienze, e questo, credo, gli andrebbe riconosciuto anche fosse condannato per gli abusi che gli vengono imputati. Asia, in quei giorni, veniva descritta come un'attrice che grazie al suo rapporto con il produttore era entrata nel "sistema" hollywoodiano e lì aveva quindi compiuto il suo percorso come regista; proprio per questo è stata fin da subito aspramente criticata, la sua posizione pareva a molti detrattori debole e persino opportunista, secondo la classica attitudine nazionale a colpevolizzare le vittime di soprusi, soprattutto quelli sessuali, attribuendo loro la responsabilità del proprio destino. Attitudine alla quale non riesco ad abituarmi.
Il regista Daniele Vicari
Ma la sua denuncia si sommava a quella di altre grandi artiste un po' di tutte le età, quindi, nonostante la mia ritrosia a lanciarmi in battaglie "giustizialiste", cioè basate su processi mediatici, fatte di accuse e controaccuse via social a questo o quel "colpevole", ho sentito che quella battaglia portata avanti da un importante numero di donne (sostanziata da denunce penali oltre che da pubbliche dichiarazioni spesso assai problematiche per le vittime stesse), anche se nata nel mondo dello spettacolo travalicava il nostro ambito ristretto e finiva per riguardare tutte le donne del mondo, quindi anche tutti gli uomini del mondo perché poneva e pone il problema dell'abuso di potere legato all'atavica struttura sociale patriarcale che caratterizza gran parte delle società, e che si fa sistema economico e valoriale del quale sono principali vittime le donne con i loro corpi - soprattutto le "invisibili", quelle che sgobbano tra le mura domestiche e in ambiti professionali privi spesso delle minime garanzie - ma non soltanto loro, direi anche tutti gli "esclusi", quelli che non sono all'altezza di certe logiche del potere. Non ho mai pensato nemmeno per un momento che quelle donne, belle ricche e famose siano delle santarelle dedite all'esercizio di chissà quali virtù. Di loro so solo che sono quasi tutte bravissime e pagatissime attrici, certamente più conosciute e pagate di gran parte dei loro detrattori, e non esattamente bisognose di ulteriore visibilità.
E' per questo che la notizia del giorno, cioè che Asia possa aver "abusato" un ragazzo chiaramente colpisce e, qualora fosse confermata, mi addolorerebbe, anche se per il momento sembra un perfetto colpo di scena da manuale di sceneggiatura. Qualora fosse vera la vicenda non cambierebbe di un millimetro la mia posizione sul #MeToo anzi, rafforzerebbe la convinzione che quella lotta sia giusta e sacrosanta - perché un abuso è un abuso - e debba essere portata avanti con il contributo anche di quegli uomini che non ritengono più sostenibile la attuale "struttura sociale".
So benissimo che a volte si è allo stesso tempo vittime e carnefici, è nella natura umana, ma le battaglie politiche hanno proprio questo scopo, sollevare noi esseri umani dalla nostra condizione, non confermare sempre e solo i nostri pregiudizi. Quindi continuerò a simpatizzare per quel movimento. Non conosco personalmente né Asia Argento né Jimmy Bennett ma, comunque vada a finire questa vicenda, cioè qualunque esito avrà, sono convinto che entrambi abbiano i mezzi per difendersi e far valere le loro rispettive ragioni. Penso soprattutto che Asia saprà e vorrà preservare l'importanza di quella lotta che chiamiamo #MeToo, e magari il movimento imparerà da quest'ultima vicenda ad andare più in profondità, senza cadere nella trappola dei processi mediatici che scivolano sulla pelle della società lasciandola immutata.