C'è una bella differenza tra essere isolati ed essere ridicolizzati. L'Italia è stata spesso isolata in Europa, anche ai tempi del governo Renzi, che di errori a Bruxelles ne ha fatti non pochi. Ma bisogna risalire ai giorni più neri dell'ultimo governo Berlusconi per ritrovare nelle altre capitali un'ostilità derisoria così diffusa e radicata nei confronti del nostro Paese. Il terzetto Salvini-Di Maio-Conte ha raggiunto questo notevole risultato in pochissimi mesi.
La tragicommedia della Diciotti è l'ultimo atto di una lunga serie. Dopo aver sequestrato alcune decine di migranti su una nave appartenente allo Stato italiano, bloccata dalle autorità italiane in un porto italiano, Matteo Salvini ha preteso lo svolgimento di un vertice straordinario a Bruxelles per risolvere "l'emergenza europea" che aveva appena creato. Il vertice si è ridotto a una riunione di funzionari di medio livello che hann…
La tragicommedia della Diciotti è l'ultimo atto di una lunga serie. Dopo aver sequestrato alcune decine di migranti su una nave appartenente allo Stato italiano, bloccata dalle autorità italiane in un porto italiano, Matteo Salvini ha preteso lo svolgimento di un vertice straordinario a Bruxelles per risolvere "l'emergenza europea" che aveva appena creato. Il vertice si è ridotto a una riunione di funzionari di medio livello che hann…
C'è una bella differenza tra essere isolati ed essere ridicolizzati. L'Italia è stata spesso isolata in Europa, anche ai tempi del governo Renzi, che di errori a Bruxelles ne ha fatti non pochi. Ma bisogna risalire ai giorni più neri dell'ultimo governo Berlusconi per ritrovare nelle altre capitali un'ostilità derisoria così diffusa e radicata nei confronti del nostro Paese. Il terzetto Salvini-Di Maio-Conte ha raggiunto questo notevole risultato in pochissimi mesi.
La tragicommedia della Diciotti è l'ultimo atto di una lunga serie. Dopo aver sequestrato alcune decine di migranti su una nave appartenente allo Stato italiano, bloccata dalle autorità italiane in un porto italiano, Matteo Salvini ha preteso lo svolgimento di un vertice straordinario a Bruxelles per risolvere "l'emergenza europea" che aveva appena creato. Il vertice si è ridotto a una riunione di funzionari di medio livello che hanno fatto giustamente presente all'Italia che non esiste nessuna "emergenza" sulla Diciotti, se non quella provocata dal ministro dell'Interno italiano, e che loro avevano argomenti più rilevanti da affrontare.
Non contento di una simile figuraccia, il terzetto di presidenti del Consiglio aveva anche minacciato l'Europa di non pagare più il contributo italiano al bilancio Ue qualora "l'emergenza Diciotti" non venisse risolta. Gli è stato gentilmente fatto osservare che il versamento della quota italiana è un obbligo giuridico a cui non ci si può sottrarre, e non una variabile politica da impugnare a piacimento. Il ministro degli Esteri Moavero è stato così costretto a una rapida marcia indietro. Non prima che a Bruxelles ci avessero spiegato che "con le minacce non si ottiene nulla in Europa".
Infatti. Il bel risultato dell'"operazione Diciotti" è che gli altri Paesi hanno anche rifiutato di votare un documento presentato dalla Commissione che cercava di fissare alcuni principi per la redistribuzione dei profughi salvati in mare. Confermando così che il millantato successo del vertice europeo di giugno era solo un'operazione di propaganda del governo italiano, prontamente smentita dai fatti. Già irritati per la presa in ostaggio della nave Aquarius e dei suoi naufraghi poi salvati dalla Spagna, i nostri partner non hanno più intenzione di cedere alle provocazioni di Salvini.
Il ministro leghista è così riuscito a ottenere lo straordinario risultato di saldare il fronte nazional-reazionario dei Paesi di Visegrad, teoricamente suoi amici, con quello democratico ed europeista del nucleo storico: Francia, Belgio, Germania, Spagna. Tutti concordi, per una volta, nel mandare a quel paese il governo italiano e le sue richieste.
La chiosa a questo disastro politico-diplomatico è stata offerta dal presidente del Consiglio. "È noto a tutti che l'Italia sta gestendo da giorni con la nave Diciotti una emergenza dai risvolti molto complessi e delicati", ha dichiarato Conte, forse riferendosi alla sua incapacità di costringere il ministro dell'Interno a rispettare le leggi dello Stato facendo sbarcare in Italia i naufraghi raccolti da una nave italiana.
E Di Maio ha rincarato la dose tornando ad agitare il finto spauracchio del bilancio. "Vogliono 20 miliardi dei cittadini italiani? Dimostrino di meritarseli e si prendano carico di un problema che non possiamo più affrontare da soli. Noi siamo pronti a tagliare i fondi che diamo all'Unione europea". Ora, il contributo annuo italiano alla Ue è di circa 12 miliardi, di cui quasi dieci ci vengono restituiti sotto forma di finanziamenti vari, quindi il "credito" italiano verso Bruxelles è poco più di due miliardi: dieci volte inferiore a quanto va dicendo Di Maio . Ma in più si tratta di cifre stanziate con il consenso del governo italiano. E dunque il nostro Paese verrebbe meno alla parola data in una sede internazionale. "Questo comporterebbe interessi per ritardi nei pagamenti. E una violazione delle obbligazioni dei Trattati che condurrebbe a possibili ulteriori pesanti sanzioni", ha spiegato il commissario al bilancio Günther Oettinger.
Se l'Italia non pagasse la sua quota Ue, si porrebbe di fatto al di fuori non solo dell'Unione europea, ma anche del consesso dei Paesi politicamente e finanziariamente credibili. Lo dimostra il fatto che perfino la Gran Bretagna, che sta uscendo dalla Ue in una situazione di grave tensione, continuerà a pagare le proprie quote fino all'ultimo centesimo anche dopo l'uscita, per non compromettere la propria immagine di Paese serio e affidabile.
Questo genere di preoccupazioni, evidentemente, non sfiora la coppia Salvini-Di Maio. Quello che importa, come sempre, che si tratti della Diciotti o del contributo al bilancio Ue, è la drammatizzazione dell'effetto annuncio, completamente svincolato da ogni principio di realtà. Che questo ci renda ridicoli e inaffidabili agli occhi degli altri europei, non interessa a questo governo il cui unico riferimento è sempre più l'ombelico smisurato dei propri potenziali elettori.
La tragicommedia della Diciotti è l'ultimo atto di una lunga serie. Dopo aver sequestrato alcune decine di migranti su una nave appartenente allo Stato italiano, bloccata dalle autorità italiane in un porto italiano, Matteo Salvini ha preteso lo svolgimento di un vertice straordinario a Bruxelles per risolvere "l'emergenza europea" che aveva appena creato. Il vertice si è ridotto a una riunione di funzionari di medio livello che hanno fatto giustamente presente all'Italia che non esiste nessuna "emergenza" sulla Diciotti, se non quella provocata dal ministro dell'Interno italiano, e che loro avevano argomenti più rilevanti da affrontare.
Non contento di una simile figuraccia, il terzetto di presidenti del Consiglio aveva anche minacciato l'Europa di non pagare più il contributo italiano al bilancio Ue qualora "l'emergenza Diciotti" non venisse risolta. Gli è stato gentilmente fatto osservare che il versamento della quota italiana è un obbligo giuridico a cui non ci si può sottrarre, e non una variabile politica da impugnare a piacimento. Il ministro degli Esteri Moavero è stato così costretto a una rapida marcia indietro. Non prima che a Bruxelles ci avessero spiegato che "con le minacce non si ottiene nulla in Europa".
Infatti. Il bel risultato dell'"operazione Diciotti" è che gli altri Paesi hanno anche rifiutato di votare un documento presentato dalla Commissione che cercava di fissare alcuni principi per la redistribuzione dei profughi salvati in mare. Confermando così che il millantato successo del vertice europeo di giugno era solo un'operazione di propaganda del governo italiano, prontamente smentita dai fatti. Già irritati per la presa in ostaggio della nave Aquarius e dei suoi naufraghi poi salvati dalla Spagna, i nostri partner non hanno più intenzione di cedere alle provocazioni di Salvini.
Il ministro leghista è così riuscito a ottenere lo straordinario risultato di saldare il fronte nazional-reazionario dei Paesi di Visegrad, teoricamente suoi amici, con quello democratico ed europeista del nucleo storico: Francia, Belgio, Germania, Spagna. Tutti concordi, per una volta, nel mandare a quel paese il governo italiano e le sue richieste.
La chiosa a questo disastro politico-diplomatico è stata offerta dal presidente del Consiglio. "È noto a tutti che l'Italia sta gestendo da giorni con la nave Diciotti una emergenza dai risvolti molto complessi e delicati", ha dichiarato Conte, forse riferendosi alla sua incapacità di costringere il ministro dell'Interno a rispettare le leggi dello Stato facendo sbarcare in Italia i naufraghi raccolti da una nave italiana.
E Di Maio ha rincarato la dose tornando ad agitare il finto spauracchio del bilancio. "Vogliono 20 miliardi dei cittadini italiani? Dimostrino di meritarseli e si prendano carico di un problema che non possiamo più affrontare da soli. Noi siamo pronti a tagliare i fondi che diamo all'Unione europea". Ora, il contributo annuo italiano alla Ue è di circa 12 miliardi, di cui quasi dieci ci vengono restituiti sotto forma di finanziamenti vari, quindi il "credito" italiano verso Bruxelles è poco più di due miliardi: dieci volte inferiore a quanto va dicendo Di Maio . Ma in più si tratta di cifre stanziate con il consenso del governo italiano. E dunque il nostro Paese verrebbe meno alla parola data in una sede internazionale. "Questo comporterebbe interessi per ritardi nei pagamenti. E una violazione delle obbligazioni dei Trattati che condurrebbe a possibili ulteriori pesanti sanzioni", ha spiegato il commissario al bilancio Günther Oettinger.
Se l'Italia non pagasse la sua quota Ue, si porrebbe di fatto al di fuori non solo dell'Unione europea, ma anche del consesso dei Paesi politicamente e finanziariamente credibili. Lo dimostra il fatto che perfino la Gran Bretagna, che sta uscendo dalla Ue in una situazione di grave tensione, continuerà a pagare le proprie quote fino all'ultimo centesimo anche dopo l'uscita, per non compromettere la propria immagine di Paese serio e affidabile.
Questo genere di preoccupazioni, evidentemente, non sfiora la coppia Salvini-Di Maio. Quello che importa, come sempre, che si tratti della Diciotti o del contributo al bilancio Ue, è la drammatizzazione dell'effetto annuncio, completamente svincolato da ogni principio di realtà. Che questo ci renda ridicoli e inaffidabili agli occhi degli altri europei, non interessa a questo governo il cui unico riferimento è sempre più l'ombelico smisurato dei propri potenziali elettori.