Il caudillo Franco esumato dal suo mausoleo: lo psicodramma che divide la Spagna
Concita De Gregorio, di CONCITA DE GREGORIOLa tomba del Valle de los caidos è un mausoleo faraonico. Il decreto del governo Sanchez che decide l’esumazione ha un valore politico: il dittatore non ha diritto alla tomba di Stato
Sono solo ossa. Sono solo ossa, ripetono in tanti, e perché dunque tutta questa ostinazione, tutto questo spreco di tempo e di denaro per esumare i resti del dittatore, da 43 anni sepolto in quella basilica, in quel posto alla fine di una valle di malamorte, lontano da tutto. C’è ben altro a cui pensare. Ai vivi, non ai morti. Alle pensioni alle case al lavoro dei vivi, che mancano: di questo il governo si deve occupare. Sono simboli, rispondono in tanti, non sono solo ossa: sono simboli. E i simboli, dal principio dei tempi, parlano a chi non sa leggere né scrivere, raccontano una storia che basta alzare gli occhi per capirla, un affresco in chiesa, un segno. Basta vedere una bandiera su un pennone, o una tomba.
La tomba del Caudillo, il generalisimo Francisco Franco, è una tomba di Stato. Di più. È un mausoleo faraonico, il suo personale capriccio di dittatore: andava personalmente, a cavallo, scortato dai suoi generali, a cercare un …
La tomba del Caudillo, il generalisimo Francisco Franco, è una tomba di Stato. Di più. È un mausoleo faraonico, il suo personale capriccio di dittatore: andava personalmente, a cavallo, scortato dai suoi generali, a cercare un …
Sono solo ossa. Sono solo ossa, ripetono in tanti, e perché dunque tutta questa ostinazione, tutto questo spreco di tempo e di denaro per esumare i resti del dittatore, da 43 anni sepolto in quella basilica, in quel posto alla fine di una valle di malamorte, lontano da tutto. C’è ben altro a cui pensare. Ai vivi, non ai morti. Alle pensioni alle case al lavoro dei vivi, che mancano: di questo il governo si deve occupare. Sono simboli, rispondono in tanti, non sono solo ossa: sono simboli. E i simboli, dal principio dei tempi, parlano a chi non sa leggere né scrivere, raccontano una storia che basta alzare gli occhi per capirla, un affresco in chiesa, un segno. Basta vedere una bandiera su un pennone, o una tomba.
La tomba del Caudillo, il generalisimo Francisco Franco, è una tomba di Stato. Di più. È un mausoleo faraonico, il suo personale capriccio di dittatore: andava personalmente, a cavallo, scortato dai suoi generali, a cercare un luogo solenne, una montagna abbastanza alta su cui issare una croce “che si vedesse da tutta la Spagna”. Lo trovò, il posto, nella Sierra di Guadarrama, a 45 chilometri da Madrid: la valle di Cuelgamuros. Ci vollero diciotto anni a costruire quello che oggi si conosce come El Valle de los caidos, la valle dei caduti. Diciotto anni e migliaia di uomini, molti di loro prigionieri politici ai lavori forzati. I caduti dovevano essere “gli eroi della Crociata”, i soldati del Bando Nacional, i falangisti di Primo de Rivera. Gli uomini di Franco, coloro ai quali – si legge nel decreto del 1 aprile 1940, che dette il via all’opera – bisognava “rendere un tributo di ammirazione per chi ha lasciato alle generazioni successive una Spagna migliore”.
Tuttavia, al contrario, in quell’immenso e sinistro luogo circondato da montagne di roccia furono sepolti nel tempo anche migliaia di soldati repubblicani: fucilati e sottratti a forza alle famiglie, sepolti insieme ai loro assassini. El Valle è la più grande fosse comune di Spagna, una delle più grandi del mondo: ci sono 33.833 cadaveri, di cui 12.410 non identificati. Una fossa comune e una ferita purulenta che non ha smesso di infettare di sé la politica dei decenni a venire, fino ad oggi. Vittime e carnefici della guerra civile sepolti insieme, e le due storie politiche che pur tra i molti mutamenti ne discendono – i socialisti, i popolari – a contendersi ancora la storia e la memoria. È del 2007, dodici anni fa, la legge che stabiliva di ‘ripensare’ il futuro del Mausoleo per evitare che continuasse ad essere luogo di culto della dittatura e di manifestazioni di tipo politico, oltre che per restituire i corpi dei deportati alle loro famiglie. Il primo ministro Rajoy, esponente del Partito Popolare, non dette alcun seguito alla legge: carenza di fondi, disse.
Al Valle ogni giorno ancora oggi qualcuno deposita fiori freschi sulle tombe di Franco e di Primo de Rivera, il fondatore della Falange fascista. Si contano di media 680 visitatori al giorno. Non c’è in alcun luogo un cartello, un punto di informazione, un servizio di guide che illustri al visitatore dove si trova. È meta di pellegrinaggio politico. La croce, 150 metri, è indicata dalle agenzie turistiche che organizzano il viaggio come “la più alta della cristianità”. I pulmann partono da Madrid ogni giorno. La tomba di Franco è al centro della Basilica. I soldati dei due opposti eserciti nelle fosse comuni.
Il decreto con cui il governo socialista di Pedro Sanchez stabilisce l’esumazione del cadavere di Franco è una decisione che ha un grandissimo valore politico nel presente, dunque. Difatti accende oggi contundenti dibattiti radio e tv, prime pagine dei giornali, discussioni per strada. Franco non ha diritto a una tomba di stato, stabilisce il testo di legge, che passa ora al voto delle Camere: dovrà essere sepolto in un luogo indicato dai suoi familiari, i quali hanno 15 giorni di tempo per farlo. Diversamente sarà il governo a indicarlo. Entro la fine dell’anno le procedure dovranno essere terminate.
La famiglia di Franco, naturalmente contraria all’esumazione, è costituita dai sette figli dell’unica erede del Caudillo: Carmencita detta Nenuca, la bambinetta. I sette nipoti e i loro molti discendenti sono da decenni al centro di rutilanti vicende sentimentali e dinastiche, hanno titoli concessi da Juan Carlos il vecchio re, sposano e divorziano con assiduità da rami collaterali di nobiltà estinte, sono protagonisti di intemperanze spettacolari alle quali non sempre hanno la ventura di sopravvivere, specie agli incidenti stradali davvero numerosi.
Tra i superstiti c’è chi si ritiene il legittimo erede al trono di Francia, trono che peraltro non risulta. Nelle prossime settimane si sentirà molto parlare di loro: del figlio omonimo del dittatore (al quale il nonno materno fece cambiare il cognome “per proseguire la stirpe”), e più ancora dei tanti seguaci. Duro sarà in aula lo scontro fra Popolari - un ramo dei quali discende politicamente da Manuel Fraga, ministro di Franco – e socialisti. Non è affatto una disputa tra vecchi arnesi: sono anzi i giovani i più accesi nelle discussioni in rete, sono i giovani a scendere in piazza. Non tutti d’accordo nel dire che quello del 17 luglio del ‘36 fu un colpo di stato:
piuttosto un Alzamiento nazional. Una sollevazione. Non una guerra civile ma una guerra, Franco non un despota ma un uomo di governo.
Infatti è sepolto in un mausoleo, e anche chi non sa niente di storia lo capisce. Questo, dicono le discussioni in rete. Che se ti dedicano un mausoleo, il più grande di Spagna, qualcosa di buono per la Patria devi pure averlo fatto. Perché una tomba è un simbolo, appunto. I simboli parlano chiaro.
La tomba del Caudillo, il generalisimo Francisco Franco, è una tomba di Stato. Di più. È un mausoleo faraonico, il suo personale capriccio di dittatore: andava personalmente, a cavallo, scortato dai suoi generali, a cercare un luogo solenne, una montagna abbastanza alta su cui issare una croce “che si vedesse da tutta la Spagna”. Lo trovò, il posto, nella Sierra di Guadarrama, a 45 chilometri da Madrid: la valle di Cuelgamuros. Ci vollero diciotto anni a costruire quello che oggi si conosce come El Valle de los caidos, la valle dei caduti. Diciotto anni e migliaia di uomini, molti di loro prigionieri politici ai lavori forzati. I caduti dovevano essere “gli eroi della Crociata”, i soldati del Bando Nacional, i falangisti di Primo de Rivera. Gli uomini di Franco, coloro ai quali – si legge nel decreto del 1 aprile 1940, che dette il via all’opera – bisognava “rendere un tributo di ammirazione per chi ha lasciato alle generazioni successive una Spagna migliore”.
Tuttavia, al contrario, in quell’immenso e sinistro luogo circondato da montagne di roccia furono sepolti nel tempo anche migliaia di soldati repubblicani: fucilati e sottratti a forza alle famiglie, sepolti insieme ai loro assassini. El Valle è la più grande fosse comune di Spagna, una delle più grandi del mondo: ci sono 33.833 cadaveri, di cui 12.410 non identificati. Una fossa comune e una ferita purulenta che non ha smesso di infettare di sé la politica dei decenni a venire, fino ad oggi. Vittime e carnefici della guerra civile sepolti insieme, e le due storie politiche che pur tra i molti mutamenti ne discendono – i socialisti, i popolari – a contendersi ancora la storia e la memoria. È del 2007, dodici anni fa, la legge che stabiliva di ‘ripensare’ il futuro del Mausoleo per evitare che continuasse ad essere luogo di culto della dittatura e di manifestazioni di tipo politico, oltre che per restituire i corpi dei deportati alle loro famiglie. Il primo ministro Rajoy, esponente del Partito Popolare, non dette alcun seguito alla legge: carenza di fondi, disse.
Al Valle ogni giorno ancora oggi qualcuno deposita fiori freschi sulle tombe di Franco e di Primo de Rivera, il fondatore della Falange fascista. Si contano di media 680 visitatori al giorno. Non c’è in alcun luogo un cartello, un punto di informazione, un servizio di guide che illustri al visitatore dove si trova. È meta di pellegrinaggio politico. La croce, 150 metri, è indicata dalle agenzie turistiche che organizzano il viaggio come “la più alta della cristianità”. I pulmann partono da Madrid ogni giorno. La tomba di Franco è al centro della Basilica. I soldati dei due opposti eserciti nelle fosse comuni.
Il decreto con cui il governo socialista di Pedro Sanchez stabilisce l’esumazione del cadavere di Franco è una decisione che ha un grandissimo valore politico nel presente, dunque. Difatti accende oggi contundenti dibattiti radio e tv, prime pagine dei giornali, discussioni per strada. Franco non ha diritto a una tomba di stato, stabilisce il testo di legge, che passa ora al voto delle Camere: dovrà essere sepolto in un luogo indicato dai suoi familiari, i quali hanno 15 giorni di tempo per farlo. Diversamente sarà il governo a indicarlo. Entro la fine dell’anno le procedure dovranno essere terminate.
La famiglia di Franco, naturalmente contraria all’esumazione, è costituita dai sette figli dell’unica erede del Caudillo: Carmencita detta Nenuca, la bambinetta. I sette nipoti e i loro molti discendenti sono da decenni al centro di rutilanti vicende sentimentali e dinastiche, hanno titoli concessi da Juan Carlos il vecchio re, sposano e divorziano con assiduità da rami collaterali di nobiltà estinte, sono protagonisti di intemperanze spettacolari alle quali non sempre hanno la ventura di sopravvivere, specie agli incidenti stradali davvero numerosi.
Tra i superstiti c’è chi si ritiene il legittimo erede al trono di Francia, trono che peraltro non risulta. Nelle prossime settimane si sentirà molto parlare di loro: del figlio omonimo del dittatore (al quale il nonno materno fece cambiare il cognome “per proseguire la stirpe”), e più ancora dei tanti seguaci. Duro sarà in aula lo scontro fra Popolari - un ramo dei quali discende politicamente da Manuel Fraga, ministro di Franco – e socialisti. Non è affatto una disputa tra vecchi arnesi: sono anzi i giovani i più accesi nelle discussioni in rete, sono i giovani a scendere in piazza. Non tutti d’accordo nel dire che quello del 17 luglio del ‘36 fu un colpo di stato:
piuttosto un Alzamiento nazional. Una sollevazione. Non una guerra civile ma una guerra, Franco non un despota ma un uomo di governo.
Infatti è sepolto in un mausoleo, e anche chi non sa niente di storia lo capisce. Questo, dicono le discussioni in rete. Che se ti dedicano un mausoleo, il più grande di Spagna, qualcosa di buono per la Patria devi pure averlo fatto. Perché una tomba è un simbolo, appunto. I simboli parlano chiaro.